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Tre centrali idroelettriche in Piemonte verranno usate per i data center: il fiume alimenta l’IA

L’azienda Aruba ha annunciato l’acquisizione di tre centrali idroelettriche in Piemonte per produrre energia rinnovabile destinata alla rete, supportando così il crescente fabbisogno dei data center per l’IA.
Immagine di repertorio
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La corsa all'intelligenza artificiale ha bisogno di sempre più energia e i grandi protagonisti del settore si stanno attrezzando per farsi trovare pronti. Aruba, una delle principali realtà italiane nel settore dei servizi digitali, ha appena completato l'acquisizione di tre centrali idroelettriche che sorgono in Piemonte, nei comuni di Cafasse, Balangero e Lanzo Torinese, lungo il corso del fiume Stura di Lanzo.

Per decenni queste centrali hanno supportato il fabbisogno energetico di aziende e comunità locali. Ora inizia un nuovo capitolo che aiuterà ad alimentare la  gestione e lo sviluppo dell'IA. Le tre centrali sono già in funzione e producono complessivamente circa 10 GWh di energia rinnovabile all'anno, una quantità sufficiente che, come scrive Arcangelo Rociola su La Stampa, equivale ai consumi annuali di circa 4.000 famiglie. Con questa operazione Aruba porta a undici il numero delle centrali idroelettriche di proprietà e supera complessivamente i 60 GWh di produzione annua.

L'energia servirà (anche) per i data center

Quando si parla di acqua e data center, la mente corre subito a quanto sta avvenendo negli Stati Uniti, dove queste infrastrutture vengono continuamente accusate di consumare enormi riserve idriche per il funzionamento dei macchinari. Non è però questo il caso. Innanzitutto perché le leggi italiane ed europee impongono regole ambientali ben più rigide, tanto che la maggior parte dei data center che sorgeranno nei prossimi anni saranno dotati di sistemi di raffreddamento interni che sventeranno almeno il problema dello smodato fabbisogno idrico. Poi perché in questa acquisizione l'acqua viene usata per produrre energia, e non per consumarla.

Aruba gestisce già sei data center in Italia, tra Roma, Bergamo e Arezzo. È bene precisare che non si tratta degli impianti dedicati esclusivamente all'intelligenza artificiale che negli ultimi anni stanno spuntando come funghi in Piemonte e Lombardia, ma di infrastrutture che forniscono capacità di calcolo per i servizi cloud e che ospitano i server di aziende che prendono in affitto (colocation) gli spazi per supportare i loro sistemi. Anche questi impianti, però, stanno evolvendo e avranno bisogno di sempre più energia. Aruba ha infatti avviato la riconversione di alcuni spazi dell'Hyper Cloud Data Center di Roma Tiburtina per accogliere server destinati ai carichi di lavoro legati all'intelligenza artificiale.

L'energia prodotta dalle centrali della Stura non alimenterà direttamente un data center locale né raggiungerà le strutture dell'azienda attraverso collegamenti dedicati. Come avviene per qualsiasi impianto di produzione, l'elettricità sarà immessa nella rete nazionale. I data center continueranno invece a prelevare energia dalla rete, garantendo il funzionamento continuo dei server e dei sistemi di raffreddamento necessari per sostenere servizi cloud, pagamenti online, siti web e, eventualmente, proprio le applicazioni di intelligenza artificiale. Nel suo comunicato l'azienda ha spiegato come questa mossa serva a rafforzare l'autoproduzione di energia rinnovabile, che oggi copre già circa la metà del fabbisogno energetico complessivo del gruppo.

L'IA ha bisogno di centrali e stazioni elettriche

La crescita dell'intelligenza artificiale viaggia parallelamente con il fabbisogno di elettricità. Terna, l'azienda che in Italia gestisce la rete elettrica ad alta tensione, è sommersa di richieste per nuove connessioni, tutte legate ai nuovi data center per l'IA .Per questo motivo sempre più aziende tecnologiche stanno investendo direttamente nella produzione di energia.

Con i tre nuovi impianti piemontesi, la sola Aruba dispone ora di undici centrali distribuite lungo cinque fiumi – Stura di Lanzo, Brembo, Lambro, Astico e Fella – in quattro regioni italiane. Una diversificazione che riduce il rischio legato alla siccità o a eventuali cali della portata d'acqua concentrati in un'unica area geografica. Nella scelta delle centrali, l'azienda ha spiegato di aver valutato anche la continuità della risorsa idrica e la presenza di infrastrutture a monte in grado di regolare il flusso del fiume.

Si tratta di una strategia che ricalca quanto sta già accadendo negli Stati Uniti. All'inizio del 2026 Microsoft ha per esempio firmato un accordo decennale da 10 miliardi di dollari con Brookfield Renewable per assicurarsi energia destinata alle proprie infrastrutture digitali. Ora quel modello sta sempre prendendo più piede anche nel nostro Paese e il fenomeno non riguarda solo i grandi impianti che producono energia, ma anche le stazioni elettriche che quella energia la trasformano e la smistano per supportare le reti locali. Solo nell'area intorno a Milano si sta programmando la costruzione di almeno tre nuove stazioni elettriche – ma altre potrebbero essere approvate a breve – nelle zone di Pioltello, Trezzano sul Naviglio e Zibido San Giacomo/Lacchiarella. Tutte e tre queste infrastrutture andranno a supportare direttamente nuovi data center per l'IA.

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