Test HIV e dati sensibili condivisi con i pubblicitari: Grindr patteggia per 26 milioni di sterline

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Grindr chiude con un patteggiamento da 26 milioni di sterline la class action britannica che la vedeva accusata di aver condiviso dati sensibili degli utenti, inclusi gli esiti dei test HIV. L’accordo risarcirà circa 12.000 persone, ponendo fine a due anni di scontro legale.

Grindr pagherà 26 milioni di sterline (circa 30 milioni di euro) per chiudere una causa collettiva promossa nel Regno Unito da migliaia di persone. L'azienda che gestisce una delle più note applicazioni d'incontri per gli utenti del mondo LGBTQIA+ era accusata di aver condiviso con società pubblicitarie i dati personali dei clienti. Tali informazioni riguardavano non solo i nomi, gli indirizzi mail e i dati di localizzazione degli utenti, ma anche alcune notizie sensibili circa la salute, come i risultati dei test sierologici all'HIV.

L’accordo mette fine a una battaglia legale che si protraeva da ormai due anni. Secondo quanto riporta il Guardian, lo studio legale britannico Austen Hays aveva presentato il ricorso all’Alta Corte di Inghilterra e Galles nell’aprile 2024, contestando presunte violazioni delle norme britanniche sulla privacy relative al periodo precedente all’inizio del 2020. L'azione legale aveva coinvolto circa 12.000 persone.

Perché Grindr è stata portata in tribunale

Grindr è una società fondata a Los Angeles nel 2009 dall'imprenditore Joel Simkhai. Nel biennio 2016-2018, la piattaforma viene acquistata dalla cinese Beijing Kunlun Tech, ma l'operazione viene annullata a causa delle preoccupazioni espresse dalle autorità statunitensi proprio sulla sicurezza dei dati degli utenti. Oggi Grindr è una società per azioni pubblica le cui quote di maggioranza sono detenute da George Raymond Zage III e James Fu Bin Lu, che insieme possiedono più del 60% dell'impresa.

La causa fa però riferimento alla gestione dei dati adottata dalla piattaforma prima del 2020. A muovere l'azione legale degli utenti era stata soprattutto la possibilità che attori esterni potessero utilizzare informazioni tanto delicate per scopi meramente commerciali. Ad accorgersi del problema di privacy era stato l'istituto norvegese SINTEF, un'organizzazione no-profit che nel 2018 stava studiando i sistemi di sicurezza di alcune app per smartphone per conto di un'emittente svedese. I ricercatori si erano così accorti che le informazioni personali degli utenti non rimanevano al sicuro nei  server di Grindr, ma venivano condivise anche con altre società di analisi dati. Un bel problema per un'applicazione che si propone di garantire l'anonimato alla propria community anche a costo di favorire un utilizzo improprio dei servizi di dating. Su Fanpage.it Elisabetta Rosso ne ha parlato nella puntata di Abisso dedicata agli appuntamenti che sfociano in aggressioni e ricatti. Vi lasciamo qui il link al contenuto in abbinamento.

Una volta partita la causa legale, Grindr si è sempre difesa affermando che le pratiche contestate risalivano a un periodo precedente alla riorganizzazione del 2020. Anche oggi che l'accordo è stato ufficializzato, l'azienda ha precisato che questo non rappresenta comunque né un'ammissione né una constatazione di responsabilità. Una strategia comunicativa molto simile a quella adottata da Meta nel maxi-patteggiamento da oltre 17 miliardi di dollari per il processo sulla dipendenza da social nei minori. Grindr ha però riconosciuto il "disagio" e la perdita di fiducia manifestati dagli utenti dell'app. Così facendo, la società punta a limitare i danni economici e d'immagine che sarebbero potuti derivare da una condanna definitiva dopo anni di processi.

Quanto riceveranno gli utenti di Grindr

L'intesa prevede che Grindr versi 13 milioni di sterline entro la fine del 2026 e altri 13 milioni entro la fine di marzo 2027. Se l'intera somma venisse distribuita in parti uguali tra i 12.000 partecipanti alla causa, il risarcimento medio sarebbe spannometricamente di circa 2.167 sterline a persona, poco più di 2.500 euro. A ciò si dovrebbero comunque detrarre tutte le spese legali. Nessuno diventerà ricco grazie a questa cifra. Forse però il caso segnerà uno spartiacque per spingere le app di dating a tutelare maggiormente la privacy dei propri utenti.

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