Perché le aziende di IA stanno acquistando e distruggendo i libri, anche rari e antichi: l’assist del Fair use negli USA

La storia che state per leggere è talmente inquietante da non sembrare reale, eppure è l'ennesimo, chiaro segnale che ci stiamo avvicinando sempre più al futuro distopico raccontato in serie TV e blockbuster hollywoodiani. Ovviamente non può che coinvolgere l'intelligenza artificiale (IA), attorno alla quale, evidentemente, ruota il destino di una larga fetta dell'umanità. Ma veniamo al punto. Come raccontato da 404 Media e dal The Telegraph, quotidiano britannico, da qualche tempo i librai – anche quelli che si occupano di libri antichi, rari e preziosi – stanno ricevendo ordini con elenchi di centinaia di volumi da acquistare in massa. A inviarli sono società intermediarie per i colossi della Silicon Valley che hanno bisogno di dati da dare in pasto ai propri modelli di apprendimento automatico. I libri scritti prima del 2022 – quindi privi di “contaminazione” dall'IA – sono considerati fondamentali per addestrare i modelli. E non solo libri, ma anche mappe, manuali, documenti, saggi e qualunque altro testo frutto esclusivamente dell'ingegno e dell'intelletto umano.
Fin qui non ci sarebbe nulla di strano, dato che essendo materiale legalmente in vendita, può essere acquistato da chiunque, comprese le Big Tech. Il problema è ciò che accade dopo a questi libri, anche fuori catalogo e magari in copia unica. In parole molto semplici, per essere scansionati e utilizzati per foraggiare le IA, vengono privati della rilegatura, smembrati e tagliati da macchine idrauliche che accelerano il processo di acquisizione dati. Ma non finisce qui. Se già questo è sufficiente a rendere l'operazione del tutto inaccettabile, il passo successivo è inquietante. I libri non vengono riportati allo stato originale, o perlomeno “rattoppati”, ma letteralmente distrutti. Esatto, come i roghi di libri legati a periodi bui e oscuri della nostra storia. Come riportato da The Thelegraph, ci sono servizi che permettono alle aziende IA di acquistare libri usati in massa, da 1.000 a 1 milione di volumi. E poi ci sono i casi dei librai antiquari, che ricevono elenchi con richieste di centinaia di tomi, quando in genere i clienti acquistano una o comunque pochissime copie di ciò che interessa loro. Il quotidiano britannico cita la storia di un libraio olandese di Haarlem che ha ricevuto una mail con la richiesta di centinaia di libri elencati in un foglio di calcolo. Credeva fosse una truffa, e invece era tutto vero.
Ma perché i colossi dell'IA hanno bisogno di questi testi? E soprattutto perché li distruggono dopo averli scansionati? La risposta alla prima domanda è semplice: alcuni ci hanno già provato coi libri pirata in PDF che si trovano online ma è andata male, dato che dopo essere stati “scoperti” sono fioccate richieste di risarcimenti miliardari da parte di autori ed editori, per il mancato pagamento di licenze e simili. Ma acquistando enormi quantità di libri fisici, le società ne diventano proprietarie e sulla base della dottrina del primo acquisto possono farne ciò che vogliono, compresa la scansione e la distruzione. Ma perché distruggerli? Qui, come spiegato da The Thelegraph e 404 Media, entra in gioco una controversa legge americana legata al copyright. In parole semplici, la copia digitale derivata dalla scansione viene considerata “Fair use” se passa come un atto trasformativo, ma non come copia ridistribuita. Il Fair use è un principio del diritto d’autore statunitense che, in determinate circostanze, consente di utilizzare il materiale protetto senza chiedere il permesso a chi detiene i diritti. Se io scansiono un libro per darlo in pasto all'IA e poi lo distruggo, secondo le aziende di IA compio l'atto di trasformazione necessario per il Fair use e rafforzo la mia difesa legale (un giudice lo ha già riconosciuto in una causa). In sostanza, si sfrutta una sorta di "cavillo" in cui la trasformazione avviene rendendo la copia un aggregato di dati da sfruttare per alimentare modello di IA. Con la distruzione del libro, di fatto, ci si può appellare al Fair use senza dover pagare gli autori né chiedere licenze. Chiaramente, quando sono in ballo opere antiche, rare e fuori catalogo, la distruzione determina una perdita enorme per l'umanità e la cultura.
Le società di IA hanno necessità di grandi quantità di libri scritti prima dell'avvento dell'IA perché non sono contaminate da quest'ultima, quindi sono opere di ingegno e intelletto umano pure. Paradossalmente, i testi sul web non sono più ritenuti preziosi per alimentare i modelli proprio perché ormai la stragrande maggioranza di essi è totalmente generato dall'IA, quindi, tendenzialmente, spazzatura inidonea all'addestramento. E acquistare libri usati, smembrarli per scansionarli e distruggerli è molto meno costoso che trovare accordi per le licenze con editori e autori. Come sempre, è tutta una questione di soldi, interessi e avidità.