18 Marzo 2022
12:43

Perché Assassin’s Creed ha ancora bisogno della lotta tra Assassini e Templari

Assassin’s Creed ha ancora bisogno della lotta tra Assassini e Templari. A distanza di 15 anni, la saga targata Ubisoft resta ancora un must del gaming dal futuro (per il momento) intramontabile.
A cura di Giuseppe Cozzolino

Tagliamo subito la testa al toro: Assassin's Creed ha ancora bisogno della lotta tra Templari e Assassini. E i motivi sono molteplici, partendo da quelli più banali a quelli più squisitamente tecnici. Del resto, il brand targato Ubisoft è ormai un must dell'universo videoludico, tanto che ha resistito finora a tutte le critiche (anche legittime) e a tutte le tempeste che si sono abbattute contro nel corso di questa saga iniziata nel novembre 2007, quando nei passi di Altaïr Ibn-La'Ahad abbiamo rivissuto il clima della Terza Crociata in Medio Oriente, e che ci ha portato poi a rivivere epoche storiche di ogni tipo, dalle Guerre del Peloponneso alla Rivoluzione Industriale di fine Ottocento.

La lotta tra Assassini e Templari è ancora attuale

Il primo motivo per cui Assassin's Creed ha ancora bisogno della lotta tra Templari e Assassini è banale: perché senza, non sarebbe un Assassin's Creed. Nella banalità della spiegazione, infatti, si nasconde una verità di fondo: un Assassin's Creed Valhalla cosa sarebbe senza la lotta tra Assassini e Templari? Null'altro che un gioco (un grandissimo gioco, per carità) che ci porta nell'era vichinga, dove il protagonista scorrazza dalla Norvegia all'Inghilterra di villaggio in villaggio, saccheggiandoli o conquistandoli di volta in volta. Ad una fetta di pubblico, probabilmente, piacerebbe comunque (compreso il sottoscritto), ma non sarebbe più un Assassin's Creed ma qualcos'altro, magari una sorta di God of War, che in molte cose ricorda proprio Assassin's Creed Valhalla.

Non sfugge ai più attenti una differenza sostanziale tra i primi Assassin's Creed e quelli più recenti. E su questo punto, ci sono poche obiezioni. Probabilmente proprio il titolo migliore resta Assassin's Creed 2, ambientato nella Firenze del Rinascimento e che ci ha fatto rivivere i panni di Ezio Auditore. Questo titolo, e le sue espansioni successive (Brotherhood e Revelations), oggi raccolte nella cosiddetta “The Ezio Trilogy”, è probabilmente il punto più alto mai raggiunto dal titolo Ubisoft. A detta di molti “puristi”, la saga di Assassin's Creed finisce con il terzo capitolo, già duramente contestato a causa di numerosi bug (alcuni mai corretti e presenti ancora oggi perfino nelle versione Remastered). Ma questo comporta una visione limitata dell'universo di Assassin's Creed, che non va dimenticato: è il nostro, quello contemporaneo.

Nei primi tre capitoli questo elemento è stato esaltato, poi parzialmente dimenticato in quelli successivi (Black Flag, Rogue, Unity, Syndicate) e poi ricomparso negli ultimi tre (Origins, Odyssey, Valhalla). Ma questo non può essere considerato un limite, e qua entriamo nel secondo punto per il quale la lotta tra Assassini e Templari è essenziale: la lore, termine che comprende in senso largo non solo una trama di fondo, ma anche l'idea narrativa in quanto tale.

La lore r-esiste (anche se con qualche difetto)

La lore di Assassin's Creed (al netto di possibili spoiler) è nota ai più: i protagonisti, nel presente, rivivono attraverso un macchinario (l'Animus) i ricordi dei loro antenati, quasi sempre per ritrovare i cosiddetti “Frutti dell'Eden”, strumenti di un'antichissima civiltà che è vissuta sulla Terra prima dell'uomo, che garantirebbero a chi li trova un potere immenso (ci fermiamo qui per non spoilerare ulteriormente). Nei primi capitoli, questa era ben chiara: nel presente, a rivivere questi ricordi era Desmond Miles, Assassino catturato dall'Abstergo (erede moderna dei Templari). Dal quarto Assassin's Creed la vicenda si complica: la persona che nel presente rivive i ricordi viene identificata come “dipendente dell'Abstergo”, e non lo si vede mai neanche in faccia, anche se interagisce nel mondo moderno. Solo con Origins ritorna un protagonista moderno vero e proprio: Layla Hassan, protagonista anche di Odyssey e Valhalla. Ora, proviamo ad immaginare un Assassin’s Creed senza riferimento al giorno d’oggi, senza la caratteristica principale del “rivivere” i ricordi passati: si torna al punto uno, e cioè a capitoli indipendenti, fatti di storie indipendenti, degli ottimi action RPG che si esauriscono da soli, senza nulla a tenerli uniti.

Per concludere l’argomento lore: in molti lamentano che questa continuità narrativa dopo AC III sia venuta meno. Non è così, perché se prendiamo ad esempio il solo AC Valhalla, l’ultimo capitolo, i riferimenti passati sono numerosi. Ed alcuni aspetti “chiariscono” anche vicende precedenti (non faccio spoiler: ma ad un certo punto di AC Valhalla il protagonista Eivor si trova con una Mela dell’Eden in un punto ben preciso e presente in AC III, ed arriva quasi a “vedere”, o meglio percepire, un evento che vede protagonista Connor Kenway). Poca roba dirà qualcuno: ma qui si entra nei gusti personali, e soprattutto ci porta ad arrivare al terzo (e ultimo punto).

Pecunia non olet (e aiuta lo sviluppo di nuove episodi)

Assassin’s Creed è un successo planetario. E su questo, poche obiezioni. Il terzo motivo per cui la lotta tra Assassini e Templari è assolutamente necessaria, è quella economica. Intendiamoci: ogni azienda è libera di sfruttare il proprio brand come meglio crede. Ubisoft con Assassin’s Creed lo ha fatto: giochi per console, per mobile, libri, fumetti, persino un film al cinema. Questo ha fatto sì che la lore si dilatasse e, a tratti, diventasse anche ingestibile: senza una sola mente a coordinare la storia, ci sono sottotrame che se ne sono andate un po’ per i fatti loro, e ai più attenti questo è palese. Una su tutte: i Frutti dell’Eden. Pochi, pochissimi, e per lo più le cosiddette Mele nei primi capitoli. Molti altri in quelli successivi, arrivando ad AC Valhalla dove sono numerosi (e per lo più armi). Che fine abbiano fatto nei tempi moderni è un mistero (e qui, il buco nella lore è per ora evidente: nei primi capitoli, l’obiettivo era rivivere i ricordi per trovare le Mele dell’Eden. Oggi questi manufatti sembrano quasi in secondo piano).

Eppure, il successo di Assassin’s Creed è tale che dimostra come, anche al netto di questi buchi, l’eterna lotta tra Assassini e Templari è fondamentale. AC Valhalla ha polverizzato ogni record di vendita: oltre un miliardo di dollari incassati, come ha spiegato il CEO di Ubisoft, Yves Guillemot, e cifra che mai nessuno aveva mai raggiunto. E che è destinata ad aumentare, visto che con il lancio dell’espansione Alba del Ragnarok (che non è compresa nel season pass) porterà altri introiti a fiume. Non si può basare il successo di una saga solo in miglioramenti grafici dovuti al passare del tempo (dal 2007 al 2022 si è passati già soltanto da una PS3 alla PS5, così come ci sono state evoluzioni massicce per Xbox, e via dicendo). Senza Assassin’s Creed, Valhalla sarebbe (e lo ribadiamo) un bel gioco di vichinghi, ma che avrebbe fatto molto meno. Non è il brand che attrae il giocatore (almeno non sempre): ma è la saga. Quella di Assassin’s Creed è più viva che mai, e lo dimostrano anche i numeri economici, che fanno da ago della bilancia per i progetti futuri. Non a caso ci sono già i primi leaks in rete: Assassin’s Creed: Rift per il 2023, con Basim protagonista nella Baghdad del IX secolo; Assassin’s Creed: Infinity per il 2024, del quale però non sappiamo ancora praticamente nulla.

Se non coesistessero questi tre punti che ho elencato (brand, lore, ricavi), non ci sarebbe più bisogno della lotta tra Assassini e Templari, e avremmo solo tanti giochi ambientati in epoche diverse e per nulla collegati tra loro. Fin quando però ci sarà una lama celata indossata da un antico romano fino ad un rivoluzionario bolscevico, fin quando ci sarà un frutto dell’Eden ed un Isu che tenta di scampare alla Grande Catastrofe, fin quando il fatturato legato al brand continuerà a salire in maniera vertiginosa, questa lotta proseguirà ancora per diversi anni. Trascinando generazioni di videogiocatori ora su una strada sterrata di Damasco verso Gerusalemme durante le Crociate, ora su un tetto di Firenze per assistere ai discorsi di Lorenzo Il Magnifico, o ancora nei fiordi della Norvegia alla ricerca di un Tempio Isu, nel Golfo dei Caraibi ad assaltare navi di Templari, finanche al Senato di Roma durante l’omicidio di Cesare o persino alla caccia di Jack Lo Squartatore nella Londra di fine Ottocento. Assassin’s Creed, di fatto, è già Infinity.

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