Musk sta continuando a lavorare a una tecnologia per ridare la vista ai ciechi

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Immagine di repertorio
Elon Musk torna a parlare di Neuralink, l’azienda che sviluppa chip da impiantare nel cervello per comunicare con i dispositivi tecnologici. Con due annunci su X, l’imprenditore ha fatto il punto su due i progetti: Telepathy, che punta a consentire il controllo di computer e smartphone attraverso il pensiero, e Blindsight, una tecnologia ancora in fase di sviluppo che ambisce a restituire la vista anche alle persone completamente cieche.

Elon Musk vuole passare alla storia come l'uomo che traghetterà la specie umana verso un nuovo stadio evolutivo. I suoi sforzi per portarci su Marte (anzi, no, ora si vuole colonizzare la Luna) e integrare la società con l'intelligenza artificiale puntano tutti in questa direzione. È però nella fusione tra materia organica e tecnologia che il fondatore di Tesla e SpaceX intende lasciare l'impronta più profonda. Questa mattina, infatti, Musk è tornato a parlare sul suo social X di Neuralink, l'azienda che sviluppa interfacce cervello-computer (BCI), annunciando nuovi aggiornamenti su prodotti che, almeno nelle intenzioni, promettono di rivoluzionare il rapporto tra corpo umano e macchine. Si chiamano Telepathy e Blindsight e hanno obiettivi differenti, ma condividono la stessa impostazione: utilizzare impianti cerebrali per tradurre i segnali neuronali in informazioni e azioni. Se il primo punta a consentire il controllo di computer e schermi attraverso il solo pensiero, il secondo ambisce a restituire la vista a chi l'ha perduta completamente.

Telepathy, controllare computer e smartphone con il pensiero

Telepathy è il progetto che, al momento, sembra allo stato più avanzato. Si basa su un impianto cerebrale progettato per registrare e trasmettere i segnali neuronali, traducendoli in comandi utilizzabili da computer, smartphone e altri dispositivi. Coerentemente con il suo nome, questa tecnologia punta quindi a far dialogare "telepaticamente" persone e dispostivi esterni. Una facoltà che, al di là dei potenziali utilizzi nei più svariati campi, potrebbe permettere a persone con gravi disabilità motorie di interagire con la tecnologia senza parlare o ricorrere a movimenti del corpo.

Il dispositivo comprende un modulo impiantato nel cervello, una batteria ricaricabile dall'esterno e più di mille elettrodi distribuiti su 64 fili ultrasottili. Il loro inserimento richiede un robot chirurgico progettato appositamente per posizionare i filamenti con estrema precisione. In prospettiva, Musk immagina una velocità di comunicazione superiore a quella del linguaggio parlato e della digitazione, ma ovviamente sarà necessario molto tempo per raggiungere un simile traguardo.

Al momento, Neuralink sta portando avanti una sperimentazione che coinvolge 21 pazienti volontari. In un recente video ricondiviso da Musk, un gruppo di ingegneri dell'azienda ha fatto visita a uno dei partecipanti, affetto da gravi disabilità, e ha trascorso con lui 72 ore per osservare come utilizza le applicazioni e i dispositivi collegati al chip impiantato nel suo cervello. In gergo questa operazione intensiva si chiama hackathon (dalla fusione dei termini inglesi hack e marathon). L'intento era raccogliere indicazioni direttamente dalla sua esperienza quotidiana, individuando possibili miglioramenti alla tecnologia e alle sue funzionalità, soprattutto per facilitare la comunicazione con le macchine e, di conseguenza, anche con le altre persone.

Blindsight, come Neuralink vuole restituire la vista ai ciechi

La sfida più ambiziosa riguarda Blindsight, il dispositivo che Neuralink sta sviluppando per ripristinare la percezione visiva. Musk sembra puntarci molto e infatti ne ha parlato anche se, in realtà, per ora non ci sono grandi novità. "Il nostro secondo prodotto si chiama Blindsight e, come suggerisce il nome, permetterà anche a coloro che sono completamente ciechi o non hanno mai visto di vedere", ha scritto Musk su X pochi minuti dopo il primo post su Telepathy.

A differenza delle tecnologie che intervengono sulla retina o sul nervo ottico, il progetto Blindsight punta a bypassare completamente queste strutture, stimolando direttamente la corteccia visiva, nella parte posteriore del cervello. Il sistema dovrebbe utilizzare una videocamera esterna, integrata in occhiali, per acquisire le immagini dell'ambiente circostante. Le informazioni verrebbero poi elaborate e trasmesse senza fili a un impianto cerebrale, dotato di microelettrodi capaci di generare stimoli elettrici. Questi producono fosfeni, ovvero percezioni di punti luminosi che il cervello dovrebbe progressivamente ricomporre in immagini. La visione iniziale sarebbe quindi lontana da quella naturale, con una risoluzione limitata. Musk però non si pone limiti e in passato ha più volte dichiarato che, una volta migliorata, questa tecnologia potrà permetterci di vedere anche lo spettro infrarosso e i raggi ultravioletti "come La Forge in Star Trek".

La strada per uno scenario tanto futuristico appare però ancora molto lunga. Lo stesso Musk ha concluso il suo post spiegando che Neuralink "sta solo aspettando l'approvazione regolatoria". Nel settembre 2024 la Food and Drug Administration (FDA) statunitense ha assegnato a Blindsight la Breakthrough Device Designation, un riconoscimento che consente di accelerare il percorso di valutazione, ma non equivale a un'autorizzazione alla commercializzazione né all'avvio dei test clinici.  Al momento, infatti, non risultano studi clinici sull'impianto registrati sul ClinicalTrials.gov, il portale che raccoglie gli studi di ricerca clinica condotti su esseri umani in tutto il mondo. Restano quindi ancora tutti da verificare aspetti cruciali come la sicurezza, l'efficacia degli interventi e, soprattutto, la qualità della percezione visiva ottenuta dopo l'integrazione dei componenti tech.

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