video suggerito
video suggerito

Marcello Ascani: “Ho iniziato con i disegni su YouTube, ora voglio arrivare a 100 milioni di euro”

Marcello Ascani ripercorre con Fanpage.it l’evoluzione del suo percorso professionale: dagli esordi come giovane artista sul web alla costruzione di Flatmates, fino alla recente operazione che ha portato alla cessione delle sue quote. Tutto è cominciato su YouTube, quando ha pubblicato il primo video con i suoi disegni.
Intervista a Marcello Ascani
Youtuber e imprenditore
Immagine

Da ragazzo sognava di fare il pittore. Oggi guida aziende, investe nella creator economy e pianifica la crescita di un gruppo che punta a raggiungere 100 milioni di euro di fatturato entro il 2028. Il percorso di Marcello Ascani, classe 1997, racconta bene l'evoluzione di un creativo diventato imprenditore. Dai primi video pubblicati su YouTube durante il liceo artistico, quando realizzava disegni e animazioni, fino ai contenuti dedicati a finanza personale, startup e storie di management, Ascani ha trasformato il proprio canale in una piattaforma capace di generare opportunità ben oltre il mondo dei creator. Negli ultimi giorni è tornato al centro dell'attenzione per la vendita delle sue quote di Flatmates, l'agenzia fondata nel 2021 insieme a Michele Pagani, valutata oltre 10 milioni di euro. Ora Flatmates fa parte di Cosmico – di cui Ascani ha acquistato a sua volta delle quote –  un gruppo il cui filo conduttore è definire il futuro del lavoro. All'interno del gruppo ci sono varie realtà: oltre a Flatmates e Cosmico stessa con il Talent Service, ci sono Play New, che si occupa di innovazione legata all'IA, e Creative Harbor, che organizza viaggi.

A Fanpage.it, Ascani ha raccontato come è nato il suo percorso imprenditoriale, gli errori che lo hanno formato e la sfida che l'intelligenza artificiale sta ponendo al futuro del lavoro e della creatività digitale. "Ho iniziato con i disegni perché il mio obiettivo iniziale era fare il pittore. All'epoca avevo 15 anni: nel 2011 ho aperto il canale e nel 2013 ho pubblicato i primi video, durante il mio secondo anno di liceo artistico", si presenta Ascani. "Mi ero iscritto a quella scuola pensando che mi avrebbe lanciato come artista, ma mi sono reso conto presto che non era così. Ho capito che dovevo incanalare le mie energie da qualche parte, e quel posto è stato YouTube".

Come hai capito che fare il creator sarebbe stata la tua strada?
Man mano che facevo i video ho scoperto che mi piaceva proprio l'attività del video-making in sé. Al tempo quello dello youtuber non era considerato nemmeno un lavoro, ma io ne intravedevo già il potenziale. Guardavo i primi creator americani che finivano in TV e quelli italiani che andavano in radio. Sapevo che se vieni visto da tantissime persone che apprezzano quello che fai, è difficile che questo non ti porti da nessuna parte. Ero molto fiducioso. Ed è per questo che, gradualmente, ho abbandonato i disegni e le animazioni per passare ai video di viaggio. Volevo fare qualcosa di diverso e di più stimolante.

Come ti sei avvicinato al mondo dei mercati e dell'impresa? Quali competenze hai dovuto costruire da zero?
Quando ero più piccolo non sapevo nemmeno cosa fosse un imprenditore. L'ho scoperto piano piano, viaggiando, facendo video e intervistando persone in giro per il mondo. In realtà, senza rendermene conto, avevo sempre avuto un approccio imprenditoriale con la mia attività. Leggevo i dati, analizzavo i trend, cercavo di capire cosa funzionava e cosa no per offrire alle persone ciò che cercano. Mi veniva naturale perché, anche se ho fatto il liceo artistico ho sempre avuto un'indole molto analitica, più orientata verso le materie STEM. È una cosa di famiglia, mio padre è laureato in Matematica e mio fratello in Informatica. Questo però mi ha aiutato anche nello step successivo. Ci sono tantissime analogie tra la gestione di un canale YouTube e un'attività di business.

Quando hai capito che il content creator non sarebbe stato il tuo unico ruolo, ma che volevi sviluppare una visione più imprenditoriale della tua attività?
La vera illuminazione è arrivata leggendo la biografia di Walt Disney. L'avevo scelta per la mia passione per l'animazione, ma quel testo è a tutti gli effetti un libro d'impresa che ti fa nascere l'amore per l'imprenditoria. Lì ho capito che, piuttosto che lavorare per la Disney, che era il mio sogno alle superiori, avrei voluto creare un mio piccolo studio di animazione. Poi ho deviato dal percorso creando un'agenzia (Flatmates, ndr) insieme a Michele Pagani, ma i ragionamenti sono partiti proprio da quel momento. Così sono passato alle interviste con gli imprenditori. Il passaggio però è stato graduale: anche prima i miei video di viaggio non erano classiche guide turistiche, ma conversazioni con italiani che avevano aperto attività all'estero.

Ecco, le interviste agli imprenditori. C'è un insegnamento raccolto da questi incontri che poi hai riciclato nella tua attività?
Ce ne sono tantissimi, ma il più importante riguarda il capire cosa deve fare effettivamente un imprenditore. Un professionista, di solito, fa una cosa specifica: se sei un bravo videomaker, il tuo focus è fare bene i video. Essere imprenditore, invece, consiste nel lavorare su tutto quello che c'è intorno. Il tuo lavoro smette di essere la realizzazione dei video e diventa dedicarsi a tutto ciò che può dare un valore aggiunto per l'azienda, che sia trovare il dipendente perfetto, risolvere un problema cruciale o chiudere un cliente che fa svoltare l'anno. Significa anche fare cose completamente diverse di anno in anno, sporcandosi le mani un giorno e facendo strategia di alto livello il giorno dopo.

La costruzione di un successo passa inevitabilmente anche attraverso degli errori. C'è stato uno sbaglio che ti ha aiutato a formarti particolarmente?
Ne ho fatti tanti. L'errore numero uno è stato non riuscire a capire subito quali fossero le vere priorità. Questo si collega alla citazione di un imprenditore che stimo molto, il co-founder di Bending Spoons Luca Ferrari: "Le persone sono la cosa più importante, subito dopo il business". Trovare le persone giuste, convincerle a sposare il tuo progetto, incentivarle e farle crescere è forse la cosa più difficile in assoluto. Si tratta di una regola valida per qualsiasi settore, che tu venda piatti o che gestisca un'agenzia. Se penso ai miei errori, il più grande è stato proprio non capire subito che la mia attività a maggior valore aggiunto era la gestione del team. Non ci ho pensato per molto tempo. Cominciare a farlo con tre anni di anticipo mi avrebbe dato un vantaggio enorme nel percorso in cui mi trovo oggi.

Quando si parla di futuro del lavoro, l'intelligenza artificiale è centrale. A tuo parere, in che modo cambierà il vostro lavoro?
L'IA sta rendendo molto più facile e accessibile la produzione di codice e di contenuti. Oggi un'azienda può riprodursi in casa, in poco tempo e a costi ridotti, un software che prima pagava migliaia di euro all'anno. Paradossalmente, i business considerati storicamente più "noiosi" e meno scalabili, come le agenzie, oggi si trovano in una posizione di enorme vantaggio proprio per merito dell'intelligenza artificiale. Un'agenzia è un gruppo di persone multicompetenza che sa orchestrare progetti e gestire relazioni. Se ieri per fare un determinato lavoro servivano dieci persone, oggi grazie all'AI può bastare una sola persona supportata dagli strumenti giusti. Le agenzie possono finalmente scalare molto più velocemente.

È un cambiamento che vi riguarda in prima persona?
In Cosmico stiamo affrontando questo cambiamento con la massima serietà tramite la nostra divisione Play New, che si occupa di AI transformation sia internamente sia per altre aziende. Ridisegniamo i processi, creiamo "super agenti" basati su intelligenza artificiale e formiamo le persone a gestirli, tracciando le loro competenze sul campo. C'è un'opportunità enorme in questo momento, specialmente per le società di consulenza e le agenzie.

Come vedi il futuro dell'imprenditoria digitale? Quali sono i contenuti su cui vale la pena puntare?
Se cinque anni fa bastava che un imprenditore si mettesse davanti a una telecamera a raccontare la propria giornata per avere successo, oggi non è più così. C'è tantissima competizione e il mercato è saturo di professionisti che fanno personal branding. Credo che oggi il focus non debba essere la piattaforma di moda, ma la qualità intrinseca del contenuto, che sia scritto, video o audio. Bisogna chiedersi costantemente: "quello che sto raccontando è utile? È interessante? Emoziona? Porta valore reale a chi ascolta?". Poi, una volta standardizzato il valore del contenuto, lo si distribuisce dove si pensa d'intercettare il proprio pubblico di riferimento: può essere LinkedIn per il B2B, Instagram, YouTube, o magari Substack se si vuole puntare su una newsletter proprietaria. Tutto cambia troppo velocemente e l'unica strategia vincente è ragionare a breve-medio termine, rimanendo costantemente aggiornati e pronti a evolversi.

Quali sono i tuoi obiettivi, personali e professionali, dopo la vendita delle quote di Flatmates?
In questi anni ho sempre convissuto con due anime e continuerò a farlo. Come creator l'obiettivo è internazionalizzare il canale per farlo crescere all'estero, dato che in Italia ho raggiunto ottimi numeri. Il canale YouTube resta il motore di tutto: non sarei mai diventato l'imprenditore che sono senza la visibilità e la credibilità che mi dà il mio posizionamento da creator. Dal punto di vista imprenditoriale, invece, resto CEO di Flatmates e rimango socio di Cosmico, di cui ora possiedo una quota rilevante. Il mio interesse è far crescere Cosmico come ecosistema globale. L'obiettivo del gruppo è raggiungere i 100 milioni di fatturato nel 2028. Per farlo, oltre a far crescere i business verticali come Flatmates, continueremo a raccogliere capitali per acquisire altre realtà e integrarle. È una bellissima sfida, sia in Italia sia all'estero, che assorbirà gran parte del mio tempo nei prossimi anni.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views