22 Settembre 2022
12:27

L’Iran sta chiudendo internet per soffocare le proteste, bloccati anche WhatsApp e Instagram

La manifestazioni sono cominciate il 16 settembre, quando una ragazza di 22 anni è morta dopo essere stata arrestata dalla polizia morale per non aver indossato il velo in modo corretto.
A cura di Valerio Berra

Chiusi i provider locali, chiuso l’accesso alle piattaforme di Meta, bloccati i siti istituzionali per evitare attacchi informatici. Anche il web è stato travolto dalle proteste di strada cominciate dopo la morte di Mahsa Amini, la ragazza di 22 anni uccisa dopo essere stata arrestata a Teheran dalla polizia morale perché non indossava il velo in modo corretto. Mahsa Amini è stata uccisa il 16 settembre e le manifestazioni di piazza sono arrivate al sesto giorno. Gli scontri con le forze dell’ordine hanno provocato fino a questo momento nove morti, tra cui anche un agente di polizia e due uomini di una milizia legata al governo.

Per provare ad arginare le manifestazioni ora il governo ha deciso di bloccare i social. Come confermato da NetBlocks, l’Iran ha limitato l’accesso a Instagram e WhatsApp e ha cominciato una campagna di interruzioni a singhiozzo in tutte le aree del Paese. La chiusura di internet ha coinvolto anche la capitale. L’interruzione non è totale, secondo alcune testimonianze riportate da Al Jazeera su WhatsApp sarebbe possibile mandare ancora dei messaggi di testo. Inviare immagini o altri file invece sarebbe impossibile.

Il precedente nel 2019: internet chiuso per le manifestazioni sul carburante

Non è la prima volta che il governo di Teheran decide di chiudere internet per soffocare una protesta. La stessa cosa era già successa nel novembre 2019, quando i rincari sul costo del carburante avevano provocato una serie di manifestazioni di piazza che si erano trasformate in proteste contro la guida suprema Ali Khamenei. L’ondata di manifestazioni coinvolse diverse città, portando in piazza migliaia di persone. Allora le autorità decisero di bloccare completamente internet in tutto il Paese per sei giorni, così da impedire ai cittadini di organizzarsi.

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