La nuova pista dentro gli Epstein Files: quegli strani legami con le cripto

Quando le criptovalute erano ancora un settore poco esplorato ma in rapida crescita, Jeffrey Epstein c'era. Secondo i documenti diffusi a fine gennaio 2026 Epstein ha investito circa 3 milioni di dollari in Coinbase nel 2014. Non solo, i documenti del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti rivelano che Epstein ha avuto contatti anche con Blockstream, una società tecnologica specializzata nello sviluppo di infrastrutture per Bitcoin, e che partecipò indirettamente a un seed round tramite fondi collegati al MIT Media Lab, dove aveva finanziato ricerche su Bitcoin e altre tecnologie open-source basate su blockchain.
Il suo ruolo nel mondo cripto rivela un mosaico complesso: investitore, donatore accademico e mediatore in reti di influenza, capace di interagire con l’élite tecnologica globale. Ma cerchiamo di capire, analizzando i documenti diffusi, quale ruolo ha avuto davvero Epstein nel mondo delle criptovalute.

Epstein e l’investimento in Coinbase
Nel 2014, Epstein ha investito in Coinbase tramite la sua società offshore, IGO LLC, con sede nelle Isole Vergini. All'epoca la piattaforma di scambio di criptovalute – fondata nel 2012 – stava muovendo i primi passi e veniva valutata intorno ai 400 milioni di dollari. Secondo il Washington Post, l’investimento faceva parte di un round complessivo da circa 75 milioni di dollari, che coinvolgeva anche importanti venture capital della Silicon Valley, tra cui DFJ e Andreessen Horowitz, noti per sostenere startup tecnologiche emergenti.
Come riportato dal Guardian, l’investimento di Epstein in Coinbase nel 2014 fu facilitato da Brock Pierce, ex attore bambino e co‑fondatore di Tether, il più grande emittente di stablecoin a livello globale.
Secondo i documenti, Fred Ehrsam, co‑fondatore di Coinbase e responsabile della raccolta fondi della società, collaborò con Pierce per gestire l’investimento di Epstein. I documenti indicano inoltre che nel 2018 Epstein vendette circa metà delle sue azioni a Blockchain Capital, la società di Pierce, incassando circa 15 milioni di dollari.
È importante sottolineare che la quota di Epstein rappresentava meno dell’1% della società, e non gli ha garantito alcun potere decisionale né un ruolo nel consiglio di amministrazione.
I fondi di Epstein per la ricerca blockchain
Una parte interessante dei file riguarda il rapporto di Epstein con il Massachusetts Institute of Technology (MIT) e il direttore all'epoca del Media Lab, Joi Ito. Per oltre vent’anni Epstein è stato donatore dell’istituto. Ha inoltre facilitato donazioni da parte di altri filantropi, per un totale stimato di circa 7 milioni di dollari.
In particolare, le comunicazioni interne mostrano che fondi collegati a Epstein sono stati utilizzati per finanziare il Digital Currency Initiative, un progetto del MIT Media Lab dedicato alla ricerca su Bitcoin e altre tecnologie open-source basate su blockchain. Questo programma, nato in un periodo in cui la comunità Bitcoin stava lottando con finanziamenti incerti, è diventato negli anni un punto di riferimento per alcuni sviluppatori chiave del software Bitcoin Core.

Dal MIT a Blockstream: i legami finanziari di Epstein
Joi Ito del MIT è stato anche l'intermediario per un secondo investimento di Epstein nel settore cripto. All'interno dei file del DOJ ci sono messaggi che collegano Epstein a Blockstream, una società tecnologica focalizzata su infrastrutture Bitcoin. Secondo i documenti Epstein prese parte a un round iniziale di finanziamento (seed round) tramite un fondo collegato a Ito.
Le mail mostrano anche che i co‑fondatori di Blockstream, Adam Back e Austin Hill, erano stati invitati da Epstein per un incontro a St. Thomas, vicino a Little Saint James, l’isola privata di sua proprietà.
Su Twitter, Back ha chiarito che la società non ha mai avuto alcun legame finanziario diretto o duraturo con Epstein o con il suo patrimonio, sottolineando che la partecipazione era stata gestita tramite il fondo di Ito e poi ceduta.

Le reazioni nel settore cripto
I legami tra Epstein e il mondo cripto hanno suscitato reazioni contrastanti. Da un lato, professionisti del settore, come lo sviluppatore di software Bitcoin Luke Dashjr, hanno chiesto le dimissioni di dirigenti come Adam Back di Blockstream, sostenendo che la semplice presenza di Epstein nei registri sollevi dubbi etici.
D'altro canto molti operatori ribadiscono che le partecipazioni di Epstein non si traducono in controllo operativo delle reti né in influenza sulle decisioni tecniche dei progetti di criptovalute. In particolare, non esistono prove che Epstein abbia avuto accesso ai codici sorgente o alle chiavi crittografiche di Bitcoin, né che abbia determinato scelte tecniche nella governance.