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Intelligenza artificiale (IA)

In un Paese europeo i giudici potranno usare l’intelligenza artificiale in tribunale

La Courts and Tribunals Judiciary de Regno Unito ha pubblicato una prima guida in cui disciplina l’uso dell’intelligenza artificiale nei processi. Per adesso viene raccomandato ai giudici di utilizzare questo strumento solo per compiti marginali come la preparazione di presentazioni o la compilazione di mail.
A cura di Valerio Berra
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Il 31 gennaio del 2020 la Brexit è diventata effettiva. Da quel momento il Regno Unito ha cominciato a seguire strade diverse da quelle dell’Unione Europea, anche sull’intelligenza artificiale. Mentre l’Ue ha ratificato l’AI Act, il primo regolamento sull’intelligenza artificiale, nel Regno Unito la Courts and Tribunals Judiciary ha pubblicato una guida per disciplinare l’uso dell’intelligenza artificiale nei processi.

La guida è abbastanza ridotta. Si tratta di sei pagine che però di fatto non vietano di usare questa famiglia di algoritmi nella gestione di un caso giudiziario. Nel documento gli esempi in cui si parla di intelligenza artificiale sono pochi e tendenzialmente molto cauti. Certo, da quello che si legge si può vedere un’apertura. Ma solo per compiti marginali.

I casi in cui si può usare l’intelligenza artificiale

Secondo la Courts and Tribunals Judiciary l’intelligenza artificiale in tribunale si può usare per tre tipi di compiti:

  • Riassumere grandi quantità di testo
  • Scrivere presentazioni o suggerire gli elementi da trattare in una presentazione
  • Scrivere mail o note con le cose da fare

I casi in cui l'intelligenza artificiale viene sconsigliata

Gli ambiti invece in cui è meglio non usare i chatbot legati a software di intelligenza artificiale sono:

  • Le ricerche sui materiali legali da usare in un processo
  • Analisi dei materiali giuridici: non possono essere utilizzate per analizzare le carte di un processo e fornire dei riscontri giuridici.

Come stanno andando gli avvocati robot

Ci sono già stati dei tentativi di utilizzare l’intelligenza artificiale nei tribunali. In genere non sono andati benissimo. A New York l’avvocato Steven Schwartz ha provato a usare ChatGPT per costruire la difesa di un suo cliente, Roberto Mata. La causa era contro la compagnia aerea Avianca. Roberto Mata l’aveva citata in giudizio perché era stato ferito al ginocchio da una carrellino trasportato durante uno dei servizi di bordo.

Per questo caso l’avvocato Steven Schwartz aveva deciso di servirsi delle ricerche di ChatGPT. Come abbiamo riportato altre volte su Fanpage.it c’è però un problema con ChatGPT. La tendenza di questo chatbot è quella di fornire sempre una risposta che sia in linea con le aspettative dell’utente.

Le sue risposte quindi spesso sono ordinate, sintatticamente corrette e legate da un filo logico. Non sempre però sono veritiere. Nella ricerca di Schwartz, ChatGPT ha citato nella sua documentazione una serie di casi simili a quelli di Roberto Mata. Casi che però non sono mai stati registrati da nessun tribunale.

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