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Il rullino trovato dopo 40 anni nelle Marche: era perso tra le rocce, i volti delle foto rigenerati con l’IA

Un vecchio rullino è tornato in vita grazie all’intelligenza artificiale, permettendo a un filmmaker marchigiano di lanciare un appello sui social per ritrovare le persone immortalate dagli scatti.
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Tutto comincia con un vecchio rullino fotografico incastrato in una spaccatura della roccia, nel cuore delle Marche. Quando lo recupera, Paolo Bacchi, regista e documentarista di Fabriano, intuisce subito che quel piccolo oggetto potrebbe custodire una storia meritevole di essere raccontata. Una volta sviluppato, però, emerge un ostacolo: il tempo ha compromesso gran parte delle immagini, rendendo irriconoscibili i volti delle persone ritratte. A quel punto entra in gioco la tecnologia. Grazie all'intelligenza artificiale, Bacchi riesce a ricostruire gli scatti con una qualità sufficiente da restituire un'identità ai protagonisti delle fotografie e avviare così una vera e propria indagine. Per ritrovarli pubblica quindi un video sui social, illustrando l'intera vicenda e mostrando le immagini recuperate. Un appello che, contro ogni aspettativa, raggiunge il suo obiettivo e porta all'identificazione delle persone immortalate decenni prima.

La ricerca social e l'aiuto dell'IA per ricostruire il passato

Nel video pubblicato su Facebook, Bacchi ha ricostruito tutta la storia. Il rullino si trovava da chissà quanto tempo sotto alcune rocce sulla "Torre di Jesi", nella gola di Frasassi, zona celebre per le sue grotte. A ritrovarlo era stato Lorenzo Rossetti, geologo e amico di Bacchi. All'inizio il filmmaker pensava addirittura che potesse appartenere a uno dei suoi amici, dato che qualche tempo prima il gruppo aveva trascorso tre giorni proprio in quella zona per girare un documentario. Il rullino era però troppo vecchio. "Quasi archeologia", commenta uno dei suoi amici.

Il rullino ritrovato da Rossetti | Facebook/Paolo Bacchi Filmmaker
Il rullino ritrovato da Rossetti | Facebook/Paolo Bacchi Filmmaker

A questo punto Bacchi si appassiona alla storia. Si fa spedire il rullino e contatta un altro amico fotografo. La pellicola però è davvero molto datata e benché di altissima qualità – l'amico esperto nota che si tratta del tipo utilizzato nei decenni scorsi dal National Geographic – è quasi impossibile trovare qualcuno che riesca ancora a svilupparla. Bacchi decide comunque di tentare il colpo e si rivolge a un negozio specializzato. Il gestore si mostra scettico, ma accetta la sfida. Dopo due settimane, la chiamata inattesa: il laboratorio contatta il regista e gli consegna le diapositive sviluppate. Le prime foto sono troppo deteriorate per mostrare qualcosa di utile, ma altre restituiscono chiaramente le immagini di esperti scalatori intenti ad arrampicare. Non mancano anche scatti di vita quotidiana, come cene al ristorante e momenti familiari. Certo, la qualità generale delle diapositive è decisamente bassa, così Bacchi decide di usare l'intelligenza artificiale per provare a restaurarle.

Affidandosi a Magnific AI, una piattaforma specializzata nell'ottimizzazione delle immagini, Bacchi inizia a testare la ricostruzione dei dettagli, integrando nel flusso di lavoro i modelli generativi più noti, come Nano Banana 2.0 di Gemini e ChatGPT 2. Il colpo va a segno. Quelle che prima erano diapositive sgranate e dominate dal verde dell'usura chimica si trasformano in immagini nitide e dai colori accesi, con quell'estetica tipica degli anni '80 e '90. "L'IA, dove non ha informazioni, inventa", chiarisce Paolo, "però può aiutare a far emergere delle somiglianze, a restituire dei volti e delle fisionomie che il tempo aveva cancellato". Alla fine del video, ecco dunque la domanda fatidica: "Qualcuno riconosce queste persone? Vorrei trovare qualcuno a cui restituire questi ricordi".

Una delle diapositive prima e dopo la ricostruzione con l'IA | Facebook/Paolo Bacchi Filmmaker
Una delle diapositive prima e dopo la ricostruzione con l'IA | Facebook/Paolo Bacchi Filmmaker

Il tam tam social e il ritrovamento: chi era l'uomo nelle foto

Il video-appello viene visto da oltre 3,5 milioni di persone, molte delle quali hanno preso parte alle ricerche. Anche diversi gruppi del Cai, il Club Alpino Italiano, si interessano subito alla storia. Dopo un paio di giorni, arriva l'ultimo colpo di scena. Bacchi viene contattato su Facebook da una certa Renata Nardinocchi di Ascoli che rivela: "Quello nelle foto era mio marito". Nardinocchi aveva infatti riconosciuto alcuni compagni di scalata del marito Tiziano Cantalamessa, un'autentica leggenda dell'alpinismo italiano. Molte delle fotografie restaurate erano state scattate nel 1986, durante un'esercitazione di elisoccorso.

"Tiziano era una guida alpina e si riconosce in una delle foto davanti all'elicottero, a sinistra, mentre guarda qualcosa che ha in mano", si legge nel messaggio inviato a Bacchi e ripreso dal Resto del Carlino. "Poi si riconosce bene Franchino Franceschi, compagno di memorabili imprese con Tiziano e riconosco, sempre in primo piano, un po' pelato con la barba, Franco Farina di Frascati, intimo amico di Tiziano, con il quale ha condiviso molte giornate alpinistiche. Grazie per questo revival. Una carezza sul cuore". Alla testimonianza di Nardinocchi, vedova dal 1999, si aggiungono poi quelle degli altri amici di Cantalamessa – "Ci conoscevamo molto bene con Tiziano, grande alpinista e persona", afferma Franceschi – e ora Bacchi sta organizzando una gita ad Ascoli per restituire personalmente il prezioso rullino e le diapositive originali ai legittimi proprietari.

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