Il primo virus creato con l’intelligenza artificiale: è stato provato su dei batteri, li ha uccisi

Forse la creazione di un virus non rientrava nell’idea iniziale di intelligenza artificiale generativa. Eppure nelle ultime ore la rivista scientifica Science ha pubblicato il primo studio che mostra come un’intelligenza artificiale sia riuscita a sintetizzare un virus partendo da una lunghissima serie di letture. Lo studio si chiama Generative design of bacteriophages with genome language models e ha come primo firmatario Samuel H. King, ricercatore del Department of Bioengineering, Stanford University in California. L’introduzione allo studio è molto chiara. Grazie all’intelligenza artificiale sono stati sintetizzati in laboratorio 16 genomi che hanno creato virus batteriofagi, virus cioè in grado di riprodursi attraverso i batteri. Non solo. I batteri scelti come cavie avevano sviluppato una forma di resistenza a un virus batteriofago naturale.
La ricerca è un passo avanti importante. Si parla da tempo di virus creati con l’intelligenza artificiale. Giusto nei giorni scorsi la virologa Ilaria Capua in un’intervista al Direct, il format di Fanpage.it con il direttore Francesco Cancellato, aveva avvisato sui pericoli legati alla generazione di virus con l’intelligenza artificiale: “L’intelligenza artificiale ha delle potenzialità pazzesche nel generare virus potenzialmente letali per l'uomo. Se partiamo da qualcosa che esiste in natura per andare a selezionare determinate mutazioni che ci dice l'intelligenza artificiale al fine di generare un virus aumentato, beh, è sicuramente un rischio dal punto di vista bellico. Perché alla fine è come un virus del computer che rompe tutti i firewall”.
Una premessa, prima di vedere come è stato realizzato lo studio, i virus che sono stati sintetizzati grazie all’intelligenza artificiale non sono pericolosi per l’uomo. Durante tutto lo sviluppo del genoma non sono stati forniti all’intelligenza artificiale i dati di virus che potessero attaccare l’uomo. Ma non solo: sempre nelle informazioni fornite agli algoritmi per lo sviluppo del genoma sono stati evitati anche i dati di virus che potessero essere pericolosi per piante o animali. Per adesso non siamo ancora nello scenario in cui si può chiedere all’intelligenza artificiale di progettare un patogeno in grado di far partire una nuova pandemia.
Come è stato creato il virus basato sull’intelligenza artificiale
Partiamo dal modello. Da quello che leggiamo nel paper per tutto il progetto sono stati utilizzati due modelli Evo 1 ed Evo 2. Parliamo di modelli molto specifici. Invece che essere addestrati sui testi, Evo 1 ed Evo 2 sono stati addestrati proprio sui genomi: nello specifico Evo 2 era stato presentato nel febbraio del 2025. È stato sviluppato dall’Arc Institute, un istituto di ricerca biomedica di Palo Alto, California. È nato dalla collaborazione tra ricercatori di diverse università con NVIDIA ed è stato addestrato con il DNA di 100.000 specie di esseri viventi. Un bagaglio di apprendimento che è arrivato a oltre 9,3 trilioni di token. Il modello ha un’interfaccia abbastanza intuitiva ma ovviamente bisogna avere molte competenze per poterlo utilizzare in modo efficace.
Dopo tutta questa fase di addestramento, i ricercatori hanno lavorato sul genoma di un virus. Organismi di fatto molto semplici, almeno rispetto a forme più complesse come l’Homo sapiens. Il virus da cui sono partiti è stato il Phi X-174 (ΦX174). Parliamo di un virus batteriofago, come abbiamo detto. Un virus che infetta solo i batteri, sfrutta i loro apparati per la sua riproduzione e una volta riprodotto lascia dietro di sè solo il corpo del batterio ormai morto. Nello specifico questo virus utilizzato infetta esclusivamente l’Escherichia coli. I modelli di intelligenza artificiale sono stati addestrati con i geni di Phi X-174 e con quelli di altri 15.000 virus simili.
Da qui l’IA ha generato circa 700.000 nuove versioni del virus: da queste ne sono state selezionate diverse versioni da testare in laboratorio. Dopo altri tentativi, alla fine solo 16 dei genomi di Evo sono stati in grado di dare buoni risultati: i ricercatori hanno osservato durante le culture batteriche che i virus attaccavano con efficacia i batteri. Le applicazioni sono tantissime, soprattutto sulla ricerca medica: capire come generare virus sintetici può essere molto utile per sviluppare nuove terapie.