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Ilaria Capua: ”Non abbiamo imparato la lezione del Covid. E l’IA può generare virus pericolosi”

Intervista a tutto campo con la virologa di fama mondiale per parlare di virus, ma anche di pregiudizi, discriminazioni ed errori giudiziari. E di come l’uomo non abbia capito una cosa fondamentale: “Che la nostra salute dipende dalla salute di tutto il sistema”.
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Ilaria Capua, cosa di tanto speciale un virus? A me affascina molto l’idea che il virus è un po' un paradosso: non può vivere fuori dal suo ospite, ma è potenzialmente in grado di distruggerlo..

Beh, io ho sempre avuto una passione per il mondo piccolissimo, e quindi ho sempre avuto una passione per la microbiologia in generale. Poi la vita ti porta dove ti porta e a me ha portato a conoscere i virus, e non voglio dire a innamorarmi dei virus perché sarebbe un'esagerazione, però comunque i virus esercitano un fascino incredibile perché fanno delle cose pazzesche.

Tipo?

Allora, ti faccio un esempio: non tutti i virus sono letalissimi. Ci sono dei virus che si chiamano orfani, che stanno lì e che sono come un po' personaggi in cerca d'autore. Oggi non sappiamo che cosa provocano, ma magari fra 20 anni scopriremo che i virus orfani hanno un altro ruolo. Ricordati che un virus è un parassita, una creatura che vive su un'altra creatura.

E quindi?

Quindi non è un buon parassita se uccide l'ospite perché una volta che ha ucciso l'ospite, deve trovarne un altro.

Però ci sono dei virus letali…

Certo. Come la rabbia, per esempio: si prende tramite la morsicatura di un animale e se non intervieni con il vaccino e la terapia post contagio entro un certo periodo di tempo il virus arriva al cervello e tu sei morto. Non c'è niente da fare. Ecco, la rabbia non è un'infezione contagiosa, cioè tu che sei stai morendo di rabbia, non la trasmetti. Ma poi ci sono altri virus che sono altamente trasmissibili, come ad esempio il Covid, o come il virus dell'influenza e la loro caratteristica magica è quella di passare da individuo a individuo senza essere altamente letali.

Come fanno?

Il virus incontra l'individuo, aumenta il suo numero a livello esponenziale, perché quel che noi chiamiamo virus, in realtà è una nuvola di virus. Così facendo, aumenta la sua potenza per infettare altri individui e così abbiamo il contagio. Ma poi ci sono ancora altri virus…

Ad esempio?

Gli herpes, che hanno la caratteristica di andare in latenza. Tu hai preso la varicella?

Sì.

Allora: il virus della varicella come molti herpes, dopo che hai preso la varicella scompare e si va a mettere là tutto bello zitto, tranquillo dentro i gangli nervosi e poi quando tu sei un po' più vecchiotto di adesso e sei stressato, quello là si risveglia e diventa fuoco di Sant'Antonio. È sempre lo stesso virus. Ed è sempre stato lì. Rimangono in latenza per per decine di anni. Hai presente l’herpes labiale, quello che noi chiamiamo febbre?  Quello lì va e viene: te lo prendi quando sei bambino lui poi si nasconde e appena ti stressi lui viene fuori. Quando hai la lesione infetti altre persone e poi se ne ritorna a dormire: ma non sono delle nuove infezioni, è sempre lo stesso. Hai capito perché i virus sono interessanti, ora?

Onestamente, no.

Perché noi nel parlare di virus,  prendiamo a esempio solo quelli che sono dei cattivi ospiti, se vogliamo delle eccezioni, e ne facciamo il tutto.

Un po’ come fanno alcuni politici con gli stranieri, mi verrebbe da dire…

Diciamo che c'è un grosso pregiudizio negativo nei confronti dei virus, ma anche il pregiudizio in sé, se vogliamo, è un virus.

Per l’appunto: io mi sono studiato la tua biografia e il virus del pregiudizio ti ha accompagnato parecchie volte: Scienziata, virologa con lo stigma di essere donna, e pure veterinaria…

Che poi, posso dire una cosa?

Prego

Per chi fa il virologo, è molto più divertente essere un virologo veterinario perché ogni specie ha i suoi virus diversi, gli animali sono un vaso di Pandora. L'uomo, l'auto battezzato homo sapiens, non è che una di queste specie. Ti faccio un esempio: c’è un virus, un herpes che si chiama il virus di Aujeszky che nei maiali dà fastidio, ma non tantissimo.  ma se fa lo spillover a un'altra specie animale, come cane o gatto, lo sai qual è il sintomo?

Ho paura a chiederlo…

Che si grattano fino a scorticarsi. Cioè il virus provoca a livello delle terminazioni nervose periferiche un'irritazione di prurito che questi si portano via la pelle.

Mamma mia..

No, davvero, una morte bruttissima, quella della malattia di Aujeszky è terribile, però è per dire che lo stesso virus in due animali diversi,, sono due universi completamente diversi.

Tra l'altro leggevo che anche gli amministratori delegati di Pfizer e AstraZeneca sono veterinari.. 

Guarda caso.

Ma tra tutti i pregiudizi ce ne sono altri, qual è quello che ti ha dato più fastidio di tutti, quello che più ti ha ferita? Risposta secca.

Quello delle donne di successo.

Cioè?

Non vanno bene. Non puoi essere una donna di successo scientifico, ecco. E questo – devo dire purtroppo – accade soprattutto in Italia. E io sono stata fortunata, perché ho avuto delle intuizioni che si sono rivelate essere veramente rivoluzionarie. Forse una delle cose che non non si sa è che quando io nel 2006 feci la mia battaglia per la trasparenza dei virus, cioè delle informazioni dei dati genetici dei virus fra mondo veterinario e mondo umano, ecco, in quello occasione là, ho ideato una un'infrastruttura nel quale nella quale 15 anni dopo c'è stata messa la prima sequenza di Covid. E oggi, là dentro, ci sono più di 15 milioni di sequenze di Covid, e non solo.

Wow

Diciamo che ho avuto queste intuizioni che soprattutto a livello internazionale hanno avuto una risonanza e questo non ti viene perdonato. Se sei donna e se sei veterinario oppure peggio.

Ci hai fatto appena adesso un libro, che si chiama “Non mollate” e lo definisci come un manuale di sopravvivenza per l'affermazione del talento femminile. Perché hai sentito questo bisogno nel 2026? 

Perché ho compiuto 60 anni. E per me sono stati un bel giro di boa.

Come mai?

Perché non avevo intenzione di tornare in Italia. Quando sono partita ho venduto casa, chiuso tutto e buttato la chiave. E invece sono tornata. per fortuna.

Perché per fortuna?

Perché io stavo in Florida e ho cominciato ad avvertire prima di altri l’ avvento dell’amministrazione Trump 2.0. Diciamo che lì si sentiva quel che sarebbe arrivato. Per questo sono tornata in Italia.

Cosa non ti piaceva di quel clima?

Il negazionismo. In Florida non c'è cambiamento climatico, per chi la governa. Tanto per dire. Io sono arrivata in Florida nel 2016 in coda all’era Obama: quindi sanità pubblica, quindi ambiente. Poi è arrivato Trump, ed è venuto a vivere in Florida, influnenzando molto quella che era la linea dell'università nella quale lavoravo. Ecco perchè me ne sono andata.

Domanda secca: che opinione hai delle quote rosa?

Allora:, in un mondo ideale sarebbe 50-50 dappertutto, ma così non è. Attenzione, non solo in Italia. Tra le professoresse ordinarie in Italia e in Svezia, c'è uno scarto di soli tre punti. È un problema sistemico, diffuso in tutto il mondo. Che criminalizza la maternità che se fai un figlio solo ti chiedono perché hai fatto un figlio solo, se fai tre figli, ma perché hai fatto tre figli e stai a casa tutto il tempo, se ti prendi tutta la maternità, ma perché ti prendi tutta la maternità? Se non ti prendi tutta la maternità,, ma allora sei una madre incapace. Cioè basta, ok? Basta. Anche meno. Sì, mo lasciateci fare, anche perché ricordo che le donne perpetuano la specie umana anche per gli uomini. Quindi, per favore: le donne bisognerebbe pagarle per partorire, visto che siamo pure in un inverno demografico, no? Quindi è un libro che ovviamente ha delle componenti molto femminili, ma in realtà è un libro che vuole parlare a tutte le minoranze, a tutti quelli che sono marginalizzati in un sistema che è dominato dal potere maschile.

Il tuo essere è scienziata di successo, ha fatto di te in qualche modo un simbolo. E hai avuto anche l’onore di andare in Parlamento, nel 2013. Ma una volta che sei arrivata in Parlamento, sei stata una delle più grandi vittime di quello che definiamo come il corto circuito mediatico giudiziario. Hai appreso dei giornali, correggimi se sbaglio, che tu non eri la scienziata che aveva isolato il ceppo dell'influenza ’aviaria e l'aveva messo a disposizione di tutti gli scienziati del mondo in una banca dati pubblica, ma eri quella che l’aveva intenzionalmente diffuso. A distanza di anni sei stata prosciolta da queste accuse, ma quella contro di te è stata una campagna mediatica e giudiziaria molto pesante. Quando oggi rivivi e ripensa a quell'esperienza, che cosa pensi? 

Quella situazione ha devastato la mia carriera perché in campo scientifico la reputazione e la credibilità sono la cosa più importante. Ecco: di punto in bianco mi hanno strappato la reputazione di dosso. Diciamo che è stato un evento al quale non ero preparata perché voglio dire bastava guardare la mia carriera, bastava conoscere due cose di quello che avevo fatto nella vita e magari sapere due cose pure dei virus perché nell’avviso di conclusione indagini hanno confuso un virus con un altro. Tu accusi una persona di un reato punibile con l'ergastolo? Beh, almeno indovina i virus,

Non solo, ma eri pure parlamentare..

Si, il caso è emerso nel 2014 quando io ero in Parlamento, ma i fatti risalivano al 2005-2006. Quindi  le intercettazioni che risalivano a quasi 10 anni prima erano state tenute in un cassetto e tirate fuori quando sono diventata parlamentare. E poi una cosa la vorrei dire.

Prego, di nuovo

Se tu stai ascoltando una che pensi che sta creando delle pandemie, beh, tu la devi arrestare. Che fai? Mi lasci stare? Libera di creare pandemie? Cioè, adesso sembra lo dica per far ridere, però questo c'è scritto negli atti.

Ma tu pensi che dietro ci sia stato come motivo il fatto che fossi in politica e eri diventato un personaggio pubblico politico in qualche modo questo ha riacceso i fari su quell'indagine o ha spinto qualcuno? 

Ma no, perché l'indagine è stata riaperta. Evidentemente sono finite le carte in mano ai giornalisti. Cioè,  non lo so. Non ce l'ho una risposta. Sono diventata troppo visibile? Cioè diventare parlamentare sembra una cosa che “ammazza, un sacco di successo”. Allora: io sono diventata parlamentare perché m'ha chiamata Mario Monti e in quel momento lui mi disse: "Abbiamo bisogno di più scienziati in Parlamento: a Singapore c'è 40% di scienziati in Parlamento”.

E lei ha detto sì…

Ho pensato che avevamo tanti problemi nel campo delle malattie emergenti e avrei potuto dare una mano…

Avrà maledetto Monit e il giorno in cui gliel’hai chiesto…

Mario Monti per me è rimane ancora una persona seria e molto credibile, io pensavo di trovarmi nella posizione di poter poter portare avanti delle tematiche, per esempio sulla preparazione alle pandemie e quindi gli dissi di sì senza prendere lo stipendio da parlamentare, perché io ho mantenuto lo stipendio dell'istituto. Ero vicepresidente della commissione cultura e portavo avanti le mie istanze, ero molto concentrata su quello che potevo fare e non sul ruolo pubblico del parlamentare perché io sapevo che finito quel mandato lì non avrei mai continuato. Mai potevo immaginare che mi succedesse questo incidente di percorso.

Com’è andata a finire?

Sono partita per gli Stati Uniti il 16 di giugno del 2016, sono stata prosciolta il 5 di luglio. Prosciolta perché il fatto non sussiste.

Sono passati dieci anni, ormai. Ti senti guarita grazie al proscioglimento o questa storia ha lasciato dei danni permanenti? 

Ha lasciato dei danni permanenti. Anche solo per il fatto che ho dovuto spostare la famiglia, con mia figlia di 10 anni che diceva "Ma mamma come mai adesso vendiamo casa e andiamo in Florida". Poi per carità sono stata pure fortunata: grazie alla mia visibilità scientifica mi hanno offerto un lavoro con uno stipendio irrifiutabile negli Stati Uniti e mi sono dimessa da parlamentare. Arrivederci e grazie. Ma io queste sono ferite che non guariscono, che lasciano delle cicatrici deturpanti.

Dico una cosa cattiva: diciamo che non ti aiutato la reputazione non troppo immacolata che ha il mondo dell’industria farmaceutica…

Io non ho mai lavorato per Big Pharma, ho sempre lavorato per la sanità pubblica italiana e ho lavorato con i virus emergenti, dove i vaccini spesso non ci sono. Quello che posso dire è che le aziende farmaceutiche sono profit e devono rientrare dell'investimento, perché la ricerca costa e hanno gli azionisti che devono vedere i ritorni. Detto tutto ciò, però, le aziende farmaceutiche salvano le vite delle persone. Voglio fare un esempio, il vaccino per il papillomavirus, ok? Il papillomavirus umano che è un virus che provoca il cancro alla cervice. Questo vaccino è stato sviluppato ed è un vaccino che funziona benissimo, ok? Benissimo, è molto caro, ma è molto caro perché pure un vaccino difficile da fare. Ecco: l'Italia passa gratuitamente il vaccino. I giovani, i bambini da 10 anni, cioè in età prepubere, devono cominciare a fare la prima dose, la seconda dose, la terza dose. Il vaccino costa, diciamo, svariati centinaia di euro a persona. In Italia ci troviamo in una situazione dove Al nord la copertura vaccinale è 70%, 75% un po' più alta, al sud 40-45%. Lo stato te lo paga, ma soprattutto in Scozia e in Australia, dove hanno fatto il follow up, cioè sono andati a vedere le ragazze che hanno fatto tutti tre i vaccini, che incidenza c'hanno di cancro alla cervicale? Lo sai che incidenza c'hanno? No. Zero. Quindi, la domanda è questa: il cancro della cervice crea gli orfani, perché le donne, se non lo prendi in tempo, muoiono.  Tu quanti anni hai?

Quarantasei.

Sei vaccinato per il vaiolo? 

No.

E sai perché?

Perché hanno vaccinato me e i miei genitori sono stati vaccinati, quindi a furia di vaccinare il vaiolo è stato eradicato, non c'è più il vaiolo in circolazione e tu non ti sei vaccinato, quindi vedi che il vaccino c'ha un costo che è il costo di produzione, ma c'ha dei benefici a lunghissimo termine. Guarda a quel che sta succedendo in America.

Quale tra le tante?

Diciamo che hanno qualche problemino coi vaccini e col loro nuovo ministro della sanità. Vi sembra una persona credibile, uno che dice "Io non credo nei microbi perché tiravo di coca sul water del cessi pubblici. Cioè, allora, adesso qui non stiamo stiamo parlando di pro vaccini o contro i vaccini, stiamo parlando di una persona che dice e continua a dire cose che sono veramente imbarazzanti.

Noi ci siamo sentiti il 30 gennaio del 2020, per parlare di Covid. Non c'erano ancora stati i casi dei cinesi dello Spallanzani e tu mi dici questa frase "Questo coronavirus finirà per fare il giro del mondo, già oggi potrebbero esserci molti più infetti di quel che si crede". Era il periodo in cui altri dicevano apriamo tutto, facciamo un piccolo lockdown a Lodi e a Nembro ed Alzano e risolviamo tutto, insomma, abbiamo visto com'è finita poi e mi ricordo che in quel periodo c'erano presidenti di regione che avviavano sperimentazioni di cura sulla base di catene di Sant'Antonio su WhatsApp e che poi ha generato i peggiori complotti sul tema della salute e dei vaccini. Tu che ricordi hai di quel di quella fase, dei primi mesi e poi dei mesi a venire quando si parla di vaccini del Covid, del periodo del Covid?

A chi sa due cose sui coronavirus e su come funzionano le pandemie,  era chiaro che il virus avrebbe fatto il giro del mondo. Peraltro, questa è stata la seconda pandemia di questo secolo.

In che senso, scusa?

C’è statal'influenza suina nel 2009, un virus arrivato dagli animali che ha infettato l'uomo e che dopo 5 giorni dalla sua emergenza dal Messico era in Nuova Zelanda.

Perché non è stata presa come una pandemia o comunque vissuta come tale? 

Perché per fortuna le persone anziane, che sono quelle più fragili, avevano gli anticorpi a un virus parente di questo. Tant'è che l'influenza suina si sono ammalati soprattutto i giovani e sono morti solo alcuni giovani. Le pandemie non hanno tutte la stessa faccia, ma quando arriva un virus dal serbatoio animale nei confronti dei quali l’Homo sapiens è vergine, sappiamo già che se questo virus ha un minimo di capacità di diffondersi, con i mezzi che abbiamo oggi, si diffonderà a macchia d'olio.

Come il Covid, del resto…

Io a dire la verità sono stata sempre molto tranquilla sul Covid, perché non ho mai avuto la preoccupazione che questo virus diventasse molto aggressivo.

Oddio, sono morte milioni di persone. In che senso un virus non molto aggressivo?

Nel senso che ci sono dei virus che provocano il 70% di mortalità, come ebola. Quello è un virus aggressivo. O come quello influenzale della cosiddetta Spagnola del 1918, che ha fatto tra 50 e 100 milioni di morti. I morti di Covid certificati sono 7 milioni, qualcuno dice 14 milioni, ma se pensi a qual è stata la velocità di diffusione, non c’è paragone.

Se nel 2020 fosse arrivata la spagnola avrebbe decimato il pianeta, mi stai dicendo…

La spagnola in realtà è parente di un altro virus, quindi noi abbiamo un un fondo di immunità: probabilmente non sarebbe stato così aggressivo come allora. Ricordo anche che allora non c'erano né i vaccini né gli antibiotici. Però lasciami dire un’altra cosa sul Covid.

Prego..

Ognuno ha i suoi punti di osservazione, ma il Covid non è un virus con i denti affilati. Certo, se si diffonde a quella velocità in una popolazione vergine, è chiaro che con dei con dei meccanismi di amplificazione come le metropolitane, come le stazioni, come gli aeroporti, l'infezione esplode. Cioè, i virus fanno i virus: a me mi dispiace, però loro non hanno un cervello, sono come delle fotocopiatrici impazzite e se possono si moltiplicano, si moltiplicano, si moltiplicano perché questo è il loro scopo nella vita. Dal loro punto di vista non pensano: “Cavoli se ci moltiplichiamo, blocchiamo l'economia mondiale”.

Senti, a proposito di infiammazione andiamo dall'altra parte perché allora in quegli anni, nella redazione dei giornali c'era la lista dei virologi, degli infettivologi e degli immunologi da intervistare. Le personalità scientifiche sono entrate nei talk show e in politica,  ovunque. E da un lato hanno evidentemente reso conoscenza più accessibile. Dall'altro, il rischio è sempre lo stesso, no? Banalizzare le cose complesse e in molti casi, comunque, assurgere al ruolo di virostar,, diventare degli showman invece che degli scienziati.

Sono stata showgirl io? Non lo so, te lo chiedo.

No, direi di no. 

Non mi do grossi meriti per questo, eh. Ero negli Stati Uniti quindi un po' era per colpa del fuso orario che non combaciava con gli orari del talk show. Poi però va detto anche che io sono stata un anno e mezzo chiusa nel mio ufficio a fare il mio lavoro, cioè insegnare online. E poi, te lo dico, con l’Italia davvero non volevo aver più nulla a che fare.

Però hai partecipato a dei talk show, hai scritto sui giornali, pure su Fanpage…

Ho capito che in Italia stava stava crescendo una confusione incredibile e per questo mi sono rimessa il camice per gli italiani, perché sono molto riconoscente all'Italia, ho studiato in Italia, ho costruito in Italia, ho costruito un gruppo di ricerca che adesso è il laboratorio di riferimento europeo sul virus dell'influenza aviaria. Una cosa mi ricordo che io sono stata la prima a dire "Guardate che qua bisognerà organizzarsi col telelavoro" e m'hanno detto che ero pazza. Ho detto "Guardate che anche le scuole andranno chiuse…”. Io avevo lavorato in passato alla predisposizione dei piani pandemici con l'OMS, a questi gruppi di lavoro che si pongono il problema di cosa succede se arriva una pandemia.

I lockdown…

Che non ci potessimo più spostare era chiaro. Sono le persone o gli insetti di solito che portano i virus, quindi a me era molto chiaro. Io quel film l'avevo già visto. Anzi ti consiglio di vedere un film che si chiama Contagion, che è uscito nel 2011 che racconta di una pandemia con un virus affilato, coi denti affilati che è un paramixovirus portato dai pipistrelli e lì si vede le fake news, si vede quello che propone l'estratto di Fresia come cura. Cioè, noi sapevamo già che sarebbero successe certe cose per chi aveva le antenne su quel file lì.

Ti faccio un'altra domanda molto secca sull'attualità, cosa ne pensi della situazione attuale in cui c'è una commissione Covid che sta indagando sulla gestione della pandemia…

Ti confesso che quando ho deciso di tornare in Italia ho scelto di non tornare a lavorare nella pubblica amministrazione visti i precedenti e devo dire che a me non m'ha cercata nessuno né per la predisposizione del piano pandemico né per altre cose: quindi io se ti devo dire la verità il piano pandemico italiano non l'ho guardato. Quello che ti posso dire è che se arriva un virus coi denti affilati che mi auguro veramente che non arrivi, altro che lockdown: se invece di un forte mal di testa, una tosse, una febbre che ti dura una settimana, tu c'hai il 30% di mortalità, che fai? Non lo fai il lockdown? Cioè, perché si fa il lockdown? Perché questo secondo me le persone non l'hanno capito. Il lockdown si fa per ridurre il contagio. Perché se tu riduci il contagio non ingorghi gli ospedali e non ingorghi i servizi cimiteriali.  Se non si fa il lockdown in presenza di un virus aggressivo, tu c'hai nonno morto in casa, o la sorella morta in casa, tu la puoi tenere un giorno, due giorni, dopodiché qualcuno deve venire a fare qualcosa con quel cadavere, perché sennò c'è la la sommossa sociale, ci sono le fosse comuni come in Brasile.

Tra grande psicosi che si era generata qua qualche mese fa ormai è quando OMS ha rilanciato questa cosa della malattia X. L'idea di fondo che ci sia un patogeno al momento sconosciuto che diventi una minaccia per la salute globale e contro il quale è necessario attrezzarsi in anticipo, non sapendo che malattia è. Ci spieghi bene che cos'è, perché dobbiamo preoccuparci per una malattia che non esiste ancora?

La  malattia X già c'è negli animali, verosimilmente. E noi li conosciamo. Certo, non è che sappiamo tutti i virus di tutti gli animali selvatici. Noi sappiamo più o meno che cosa circola. Diciamo che quando si parla di malattia X si parla di una infezione verosimilmente virale che potrebbe essere respiratoria, molto più diciamo rapida a trasmettersi. Oppure, fecale se prende l'intestino oppure sessuale, come l’Hiv che arriva dalle scimmie. È stata una pandemia? Sì. È stato un virus X? Sì. La prossima malattia X potrebbe essere un nuovo HIV, Potrebbe essere un nuovo Covid, potrebbe essere una nuova infezione influenzale.  Noi sappiamo chi sono i virus responsabili che possono fare questo salto di specie, ma noi non sappiamo qual è quella tempesta perfetta che fa sì che un bambino si prende quel ceppo di Mpox che porta a casa e poi si diffonde un po' in famiglia e poi il padre fa sesso con uomini e questo diventa una via di contagio. Di sicuro non stiamo imparando la lezione del Covid a livello di collaborazione globale per cercare di affrontare cose di questo tipo: l'uscita degli Stati Uniti dall'OMS va in quella direzione.

Esiste secondo te, la possibilità che questi virus e che queste, diciamo malattie X possono essere usate anche in una logica  bellica, diventare armi?

L’intelligenza artificiale ha delle potenzialità pazzesche nel generare virus potenzialmente letali per l'uomo. Se partiamo da qualcosa che esiste in natura per andare a selezionare determinate mutazioni che ci dice l'intelligenza artificiale al fine di generare un virus aumentato, beh, è sicuramente un rischio dal punto bellico. Perché alla fine è come un virus del computer che rompe tutti i firewall. Questo è molto preoccupante.

Chiudo con un'ultima domanda. Nella cultura pop c'è una citazione sui virus che è diventata mainstream, che è quella del film Matrix. A un certo punto c'è il cattivo del film che nei fatti è un'intelligenza artificiale, Agent Smith che parla di noi all'eroe del film, Neo, e dice "Mi è capitato mentre cercavo di classificare la vostra specie e improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi. Tutti i mammiferi di questo pianeta d'istinto sviluppano un naturale equilibrio con l'ambiente e circostanza, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate fino a che ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l'unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un'altra zona ricca. C'è un altro organismo su questo pianeta che ha adottato lo stesso comportamento e sai qual è? Il virus. Gli esseri umani sono un'infezione estesa, un cancro per questo pianeta”. Tu sei d'accordo con la gente Smith o che noi siamo un virus che non può vivere fuori dal mondo che lo ospita, ma che nonostante questo diffondendosi lo distrugge?

Diciamo che dobbiamo darci una regolata. Io ho cominciato a ragionare su questo nuovo paradigma che è quello della salute circolare.

Me lo spieghi?

Noi Homo Sapiens auto battezzati viviamo in un sistema chiuso. Il nostro pianeta è un sistema chiuso, non c'è una valvola di sfiato come la pentola a pressione, non c'è un tappo della vasca sotto. Quindi dobbiamo dobbiamo imparare a convivere con questo sistema senza essere i distruttori, gli invasori, quelli che si possono permettere di deforestare senza pensare che se tu deforesti oltre a perdere ossigeno crei degli squilibri ai sistemi che poi nella lunga il conto lo paghi. Hai presente il pangolino.

L’animale da cui si dice ci sia il salto di specie del Covid-19?

ll pangolino è l'animale è po' stupido, ma soprattutto è uno degli animali più bracconati al mondo. Nel 2019 hanno sequestrato 10 tonnellate di squame di pangolino. La squama è grande come una patatina fritta, cioè, secondo te quanti pangolini hanno steso? Allora, questa violenza che l'uomo esercita su le le risorse naturali, in questo caso per la medicina tradizionale cinese, facilita questo spillover dei virus dall’animale all’uomo., Noi dobbiamo imparare a essere più rispettosi del nostro pianeta e certe cose che non dobbiamo fare non le dobbiamo fare perché ci scoppia la bomba in mano. Dobbiamo proprio cambiare modo di esistere, mi viene da dire, perché la salute poi nostra dipende dalla salute di tutto il sistema.

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