Il bimbo con un iPhone che ha fatto togliere una pubblicità, Lavenia: “È un’associazione pericolosa”
Il caso sembra già chiuso. A Milano, in una via tra il quartiere Isola e la Stazione Centrale è spuntato un enorme cartellone pubblicitario di Apple. La campagna si chiama Tutto Ok è iPhone. È la nuova campagna di affissioni di Apple, una traduzione del claim “Relax, it’s iPhone”. La campagna è formata da diverse immagini che mostrano la resistenza del telefono. Il protagonista è sempre un iPhone 17 Pro, messo in condizioni di stress. C’è l’iPhone su un tavolo, fatto cadere da un gatto. C’è una donna che scatta una foto sotto la pioggia e poi c’è l’immagine di un bambino, la stessa ripresa nell’affissione di via Melchiorre Gioia a Milano. È un bambino piccolo, avrà circa due anni. In mano stringe un iPhone sporco, forse di pappa. Non sta guardando lo schermo. L’intento è quello di mostrare la resistenza di iPhone, capace di sopravvivere anche se viene stretto nelle mani di un poppante che lo usa per mischiare le sue portate. La reazione, almeno in Italia, è stata molto diversa.
La foto è stata notata da una passante, segnalata al Garante per i Diritti dell’Infanzia ed è diventata oggetto di una lunga serie di post. Il tema è stato sentito soprattutto in Italia. Negli Stati Uniti abbiamo rilevato giusto qualche commento contrario, uno in particolare firmato dalla testata cattolica National Catholic Register. Tanto che 9To5Mac, un sito specializzato che si occupa di notizie e rumors dal mondo Apple, ha pubblicato un articolo proprio sul caso italiano. Alla fine è intervenuta l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, il cartellone è stato tolto e sostituito con un più neutro iPhone che affonda nella sabbia.
“Questa pubblicità sembra andare in tutt’altra direzione, normalizzando quello che purtroppo ci capita di vedere con preoccupante frequenza: bambini anche molto piccoli affidati al baby-sitting elettronico, punto di avvio di una possibile dipendenza con gravi conseguenze sul loro sviluppo psicologico e cognitivo”.
Giuseppe Lavenia: “Al centro della fotografia c’è la salute dell’iPhone, non del bambino”
Fanpage.it ha parlato di questo caso con Giuseppe Lavenia, psicologo esperto di benessere digitale: “Quella fotografia costruisce un’associazione precisa e pericolosa. Mostra un bambino che non ha ancora tre anni con uno smartphone che può costare più di mille euro tra le mani e gli mette accanto la frase “Tutto ok”. La campagna vorrebbe rassicurarci sulla resistenza del telefono, ma finisce per rassicurare gli adulti sulla presenza dello smartphone nella vita di un bambino piccolissimo. Ed è molto più grave”. Il punto secondo Lavenia è che in questo caso il bambino si trasforma in un test per collaudare il dispositivo: “Quelle mani, a quell’età, dovrebbero conoscere il cibo, la terra, i giochi e il volto dei genitori. Qui diventano il collaudo commerciale di un prodotto. Il bambino viene usato per rendere tenera, simpatica e innocua una scena che innocua non è. L’adulto non viene invitato a chiedersi che cosa possa fare uno smartphone allo sviluppo di un bambino; viene rassicurato sul fatto che il bambino non riuscirà a rovinare lo smartphone. Al centro della fotografia c’è la salute dell’iPhone”.
Il rapporto tra smartphone e bambini: “Occasioni perse per imparare ad aspettare”
I bambini hanno in mano gli iPhone anche fuori dalle pubblicità di Apple. Li vediamo nei ristoranti, quando i genitori appoggiano lo smartphone ai bicchieri per intrattenere il bambino con il video di una canzone. Lo vediamo in metro o sui treni, dove lo smartphone viene dato in mano per giocare o per scorrere qualche video. Eppure per Lavenia questa associazione, soprattutto nei primi anni resta sempre un problema: “Quello che va evitato è consegnarlo al bambino perché smetta di piangere, mangi senza protestare o lasci in pace i genitori. In quel momento l’adulto ottiene silenzio, ma il bambino perde un’occasione per imparare ad aspettare, tollerare la noia, attraversare una piccola frustrazione e ritrovare la calma attraverso la relazione. Se ogni disagio viene spento con uno schermo, quella capacità fatica a formarsi”.
Negli ultimi anni le Big Tech hanno mandato pile di comunicati per annunciare nuove funzioni, limiti e studi. Le scelte variano in base alla piattaforma: limite nelle ore di tempo, ricezione di messaggi privati, filtri automatici, verifica di età e genitori. Per Lavenia tutto questo non serve a molto se il prodotto rimane lo stesso: “Sono strumenti utili, ma non cambiano il funzionamento della piattaforma. Il flusso continua a essere personalizzato, potenzialmente infinito e costruito per trattenere l’utente. Il promemoria dopo un’ora è quasi un’ammissione: l’azienda sa che il ragazzo può perdere la misura del tempo, ma lascia a lui il compito di resistere al sistema che lei stessa ha progettato”.