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Virus della poliomielite rilevato negli USA e in UK: quali sono i rischi per l’Italia

Il poliovirus è stato rilevato nelle acque reflue di Londra e un ragazzo di New York è rimasto paralizzato a seguito del contagio. Cosa c’è da sapere.
A cura di Andrea Centini
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Alla fine di giugno l'Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA) ha annunciato di aver rilevato il virus responsabile della poliomielite (poliovirus) in campioni di acque reflue raccolti tra febbraio e maggio presso il London Beckton Sewage Treatment Works, un impianto nel quartiere londinese di Newham (East London). Il virus è stato classificato come “poliovirus di tipo 2 (VDPV2) derivato da vaccini” e risultava in evoluzione. Gli esperti hanno ritenuto possibile una trasmissione locale. Ancor più eclatante ciò che è accaduto a New York, dove un giovane non vaccinato della contea di Rockland ha contratto il virus ed è rimasto paralizzato, una delle complicazioni più severe della poliomielite. Da oltre 40 anni non si registravano casi locali di infezione da poliovirus negli Stati Uniti, mentre l'ultimo di “importazione” risaliva a circa 10 anni fa. Ulteriori segnalazioni recenti del patogeno ci sono state in Ucraina, in Israele e in altri Paesi dove il virus non è endemico, cioè dove è costantemente presente e provoca ciclici focolai, come ad esempio in Afghanistan.

Dopo l'anomala diffusione del vaiolo delle scimmie, classificato come emergenza sanitaria globale dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), è dunque lecito chiedersi se anche il poliovirus possa “risollevare la testa” e manifestarsi in altri Paesi, Italia compresa. Naturalmente la sfera di vetro non ce l'ha nessuno, ma è doveroso tener presente che le dinamiche di alcuni agenti patogeni sembrano essere cambiate con la pandemia di COVID-19. Basti pensare alle misteriose epatiti acute che hanno colpito i bambini negli ultimi mesi, che hanno reso necessari una cinquantina di trapianti di fegato e provocato la morte di 22 piccoli. Secondo un recente studio condotto da scienziati del Center for Virus Research (CVR) dell'Università di Glasgow e del Royal Hospital for Children la causa più probabile della patologia è la co-infezione di due agenti patogeni, un adenovirus e un virus adeno-associato 2 (AAV2), che è stato identificato nella quasi totalità dei campioni biologici dei piccoli infettati. Il primo è noto per poter causare epatiti, ma solo nei bambini fragili e immunocompromessi, mentre il secondo era ritenuto innocuo. Non è chiaro cosa possa aver trasformato i virus in patogeni così aggressivi verso i bambini sani, ma gli autori dello studio ritengono che la pandemia possa aver giocato un ruolo. Il lockdown, ad esempio, potrebbe aver indebolito il sistema immunitario dei piccoli (eliminando la costante esposizione ai patogeni che rinforza le difese immunitarie) e averli resi “facile preda” di virus che hanno approfittato della situazione. Le misure anti-contagio introdotte, inoltre, potrebbero aver modificato la circolazione dei patogeni, favorito delle mutazioni e in qualche modo aver aumentato la suscettibilità. Gli esperti ritengono che anche il virus del vaiolo delle scimmie possa aver approfittato della pandemia per diffondersi ben al di fuori dei Paesi endemici.

Non si può escludere che anche lo stesso possa essere accaduto col poliovirus, favorendo il caso di paralisi flaccida a New York e il focolaio registrato a novembre 2021 in Ucraina, ma è doveroso fare una precisazione. In casi rarissimi è lo stesso vaccino vivo usato per prevenire la poliomielite (antipolio) a poter scatenare le infezioni. Il vaccino orale OPV – il migliore perché previene anche il contagio – si basa su un virus attenuato che, in talune circostanze, può accumulare mutazioni nel nostro intestino e recuperare l'aggressività del poliovirus vero e proprio. Il virus riscontrato nelle acque reflue di Londra, come indicato, è un virus vaccinale che sta accumulando mutazioni. Questo patogeno da vaccino può essere trasmesso esattamente come il poliovirus originale, ovvero per via oro-fecale, come specificato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il contagio avviene “attraverso l’ingestione di acqua o cibi contaminati o tramite la saliva e le goccioline emesse con i colpi di tosse e gli starnuti da soggetti ammalati o portatori sani. Il poliovirus si moltiplica nella mucosa oro-faringea, nell’intestino e nei tessuti linfatici sottostanti e può diffondersi anche attraverso le feci, ben prima che i sintomi della malattia siano evidenti. L’uomo rappresenta l’unico serbatoio naturale del virus della poliomielite, che può colpire persone di tutte le età ma principalmente si manifesta nei bambini sotto i tre anni”, scrive l'ISS. Nella stragrande maggioranza dei casi l'infezione è asintomatica o lieve, ma nell'1 percento dei positivi il poliovirus può invadere il sistema nervoso e distruggere i neuroni, causando paralisi anche totale nelle forme di poliomielite più severe.

Per arginare il seppur limitatissimo rischio di poliomielite vaccinale, nei Paesi in cui il virus non è endemico viene fatto un vaccino di tipo diverso dall'OPV, uno per iniezione intramuscolare, che protegge dalla malattia ma non dal contagio. Fin quando non sarà messo a punto un vaccino OPV che abbatta definitivamente il rischio di poliomielite vaccinale ci sarà sempre il rischio che questo virus di questo tipo possa sbarcare in altri Paesi e diffondersi (ad esempio dopo un viaggio). Non è dato sapere se il poliovirus vaccinale o i tre tipi di poliovirus (1, 2 e 3) responsabili della poliomielite possano profittare in qualche modo degli effetti della pandemia di COVID-19, o se lo abbiano già fatto alla luce dei casi anomali sopraindicati. Ciò che è certo che la prevenzione contro le malattie infettive deve essere sempre alta – fondamentale l'igiene delle mani – e le autorità sanitarie devono continuare a monitorare scrupolosamente la situazione, ad esempio con le analisi costanti delle acque reflue. Ricordiamo che l'ultimo caso di poliomielite (locale) in Italia è stato registrato 40 anni fa, mentre l'Europa è considerata libera dal virus da 20 anni.

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