Violentissimo brillamento di Classe X espulso dal Sole: blackout radio in Australia e Asia

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Il brillamento solare (in alto) e l'area investita dal blackout (in basso) Credit: spaceweather.com / NASA SDO/AIA
Questa notte sul Sole si è verificata una violenta eruzione solare, un brillamento di Classe X che ha provocato blackout radio nel Sud Est Asiatico, Nuova Zelanda e Australia. Cosa sta succedendo.

Il 28 marzo il Sole ha dato nuovamente prova della sua forza, sprigionando un violentissimo brillamento di Classe X, la più alta dal punto di vista dell'energia liberata. I brillamenti non sono altro che eruzioni di materiale espulso dalla fotosfera, la superficie apparente della stella (che è una sfera di gas), dove la temperatura può superare i 5.000° C. Sono fenomeni che si verificano in associazione alla riconnessione delle linee del campo magnetico e sono talmente intensi da sprigionare un'energia paragonabile all'esplosione simultanea di milioni di bombe atomiche. Non a caso, come spiegato dalla NASA, i brillamenti possono avere un impatto significativo sulla Terra e sulle missioni spaziali, determinando problemi alle comunicazioni radio, alle reti elettriche e alla navigazione satellitare, oltre provocare rischi “per i veicoli spaziali e gli astronauti” a causa delle radiazioni.

Nel caso dell'evento del 28 marzo, verificatosi esattamente alle 22:33 E.T. (le 04:33 ora italiana del 29 marzo), ha provocato “un forte blackout radio a onde corte nel sud-est asiatico, in Australia e in Nuova Zelanda”, come indicato dal portale specializzato spaceweather.com, dedicato al meteo spaziale. “I radioamatori potrebbero aver notato una perdita di segnale e altri effetti di propagazione al di sotto dei 30 MHz per un'ora dopo il picco del brillamento”, hanno aggiunto gli esperti, sottolineando che il picco si è verificato il 29 marzo alle 02:33 del tempo coordinato universale (UTC), appunto le 04:33 minuti in Italia.

Più nello specifico, il brillamento è stato di Classe X 1.2, dove X è la più intensa in assoluto della scala logaritmica composta da A, B, C, M e X. Per ogni salto di classe corrisponde un'energia sprigionata 10 volte superiore (B è 10 volte più forte di A, C 10 volte più forte di B e via discorrendo). Per quando concerne il numero, esso definisce più dettagliatamente la forza sprigionata, ma non c'è un vero e proprio limite. Basti sapere che il brillamento più forte mai registrato dagli strumenti si è verificato nel 2003, la cosiddetta “tempesta di Halloween”, con una potenza registrata pari a X 45. Il brillamento del 28 marzo è stato associato alla grande macchia solare AR3256, sita nel quadrante sud-occidentale della stella.

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Credit: NASA / Spaceweather.com

Se vi state chiedendo come mai in questo periodo si stanno verificando così tanti fenomeni peculiari associati al Sole, come i buchi coronali del 20 e del 28 marzo, le recenti tempeste geomagnetiche e le insolite aurore polari in Nuova Zelanda, la ragione è legata al fatto che la stella si sta dirigendo verso il picco massimo della sua attività magnetica, legata a un ciclo di 11 anni. Tale picco è atteso per l'estate del 2025, ma già da un paio di anni il Sole è in “agitazione”. Inoltre la frequenza di questi fenomeni è più elevata di quella prevista, come spiegato da spaceweather.com. Non a caso siamo già al settimo brillamento di Classe X nel 2023, lo stesso numero raggiunto in tutto il 2022. Gli esperti ritengono che l'attività si intensificherà ulteriormente nei prossimi due anni; la speranza è di non venir colpiti da una catastrofica tempesta solare G5 come il famigerato "Evento di Carrington" del 1859, che nel mondo moderno ipertecnologico e connesso rischierebbe di farci ripiombare nel Medioevo per settimane o addirittura mesi.

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