Veleno di uno scorpione dell’Amazzonia uccide le cellule del cancro al seno in test di laboratorio

I ricercatori hanno scoperto una promettente molecola con proprietà antitumorali nel veleno di uno scorpione che vive nella Foresta Amazzonica, in Brasile. Più nello specifico, la molecola chiamata BamazScplp1 è risultata efficace in test di laboratorio contro le cellule del cancro al seno, tra i tumori aggressivi più diagnosticati – in Italia è al primo posto – e responsabile della morte di tantissime donne (oltre che di alcuni uomini). Basti sapere che, secondo la mappa interattiva dell'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), ogni anno perdono la vita per questa malattia oncologica circa 670.000 persone.
Nonostante la sopravvivenza sia molto più alta rispetto al passato, grazie a terapie mirate sempre più efficaci, le diagnosi delle malattie oncologiche continuano a crescere e la ricerca di nuovi farmaci non è mai stata così florida e promettente, anche grazie al contributo dell'intelligenza artificiale. È proprio nel contesto di questa "caccia" a nuove molecole antitumorali che è stata identificata BamazScplp1. A scovarla un team di ricerca brasiliano guidato da scienziati della Facoltà di Scienze Farmaceutiche "Ribeirão Preto" dell'Università di San Paolo (FCFRP-USP), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Istituto nazionale di ricerca amazzonica (INPA) e dell'Università statale dell'Amazzonia (UEA).
I ricercatori, coordinati dalla professoressa Eliane Candiani Arantes, farmacologa presso l'Università di San Paolo, si sono concentrati sulle molecole presenti nel veleno dello scorpione Brotheas amazonicus, comunemente conosciuto come scorpione della Foresta Amazzonica. Questi aracnidi sono lunghi al massimo una settantina di millimetri e hanno il corpo nero; sono endemici dello Stato di Amazonas e si trovano esclusivamente nelle zone attorno a Manaus, la capitale dello stato. Dopo aver identificato dei geni promettenti, Arantes e colleghi hanno utilizzato la tecnica dell'espressione eterologa per produrre le proteine utili. In parole semplici, con questa procedura biotecnologica si inseriscono geni di un organismo in un altro per fargli sintetizzare proteine che altrimenti non potrebbe; è una procedura estremamente collaudata che viene utilizzata da tempo a livello industriale, ad esempio per produrre insulina, sfruttando batteri e lieviti.
È proprio utilizzando un lievito (Komagataella pastoris) che è stata prodotta la molecola BamazScplp1, a partire dal veleno dello scorpione dell'Amazzonia. “Siamo riusciti a identificare una molecola nella specie di questo scorpione amazzonico che è simile a quella presente nel veleno di altri scorpioni e che agisce contro le cellule del cancro al seno”, ha spiegato la professoressa Arantes in un comunicato stampa dell'Agenzia FAPEPS. In passato anche altre indagini avevano rilevato proprietà antitumorali nei veleni di alcuni scorpioni, in grado di indurre la necrosi in test in vitro delle cellule malate.
Nello specifico, la molecola estratta dal veleno agisce in modo simile al paclitaxel, un comune farmaco antitumorale della classe dei taxani che blocca la divisione cellulare. Su cellule del cancro al seno in coltura, la molecola BamazScplp1 induce la morte delle cellule distruggendole. Chiaramente per arrivare a un potenziale farmaco commerciale dovrà essere condotta una lunghissima sperimentazione, fatta di indagini precliniche sempre più approfondite sino alle varie fasi dei trial clinici, qualora dovesse esserne dimostrata sicurezza ed efficacia. Grazie alla tecnica dell'espressione eterologa, gli scienziati dell'Università di San Paolo hanno già identificato altre molecole con potenziale efficacia terapeutica. I dettagli sulla nuova proteina anticancro sono stati presentati durante la FAPESP Week France tenutasi nei giorni scorsi.