Urine scure, feci grigie e pelle gialla: sintomi e segni dell’Epatite A, l’infezione virale del fegato

Nel momento in cui stiamo scrivendo, la mattina presto di martedì 24 marzo 2026, risulta un aumento del numero di casi di Epatite A a Napoli – con circa 70 persone ricoverare presso l'ospedale Cotugno – così come in provincia di Latina, dove in tutto la ASL ha segnalato 24 casi e 6 ricoveri. Le persone colpite dall'infezione del fegato, causata dal virus dell’epatite A (HAV) a RNA, sarebbero tutte in condizioni stabili, dopo essersi recate ai Pronto Soccorso o al nosocomio con i sintomi caratteristici di questa malattia infettiva, che può innescare epidemie come quella attualmente in corso. Come spiegato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), la forma acuta dell'infezione ha un periodo di incubazione compreso tra i 15 e i 50 giorni; ciò significa che, dopo l'esposizione al patogeno, la comparsa della sintomatologia clinica si determina entro questo intervallo di tempo. “I primi disturbi (sintomi) sono rappresentati da malessere e debolezza, febbricola, nausea, vomito e dolore addominale”, sottolinea l'ISS, aggiungendo che in genere “a distanza di qualche giorno la pelle e gli occhi assumono una colorazione giallastra (ittero)”, con la possibile comparsa di urine più scure del normale in questa fase.
La Mayo Clinic, una delle più importanti organizzazioni sanitarie degli Stati Uniti, approfondisce la panoramica dei sintomi aggiungendo altri dettagli. Per quanto concerne il dolore o fastidio addominale, ad esempio, evidenzia che esso è concentrato soprattutto nella parte superiore destra dell'addome, “sotto le costole inferiori, in corrispondenza del fegato”. Sempre in tema di dolore, elenca anche l'artralgia, ovvero quello articolare. Fra i disturbi intestinali si segnalano inoltre la diarrea e feci di colore argilla o grigio. Questo segno dell'epatite A è legato al fatto che, a causa della diffusa infiammazione epatica indotta dalla presenza del virus, il fegato non funziona bene e la bilirubina – un pigmento presente nella bile e responsabile del caratteristico colore marrone delle feci – non raggiunge l'intestino. L'infiammazione può sia ridurre o impedire la produzione del pigmento sia ostacolarne il passaggio nei dotti biliari, determinando l'evacuazione di feci pallide. Tra gli altri sintomi dell'Epatite A segnalati dalla Mayo Clinic figurano anche la perdita di appetito e il prurito intenso.
Ma questa infezione non è sempre sintomatica, soprattutto quando interessa una determinata fascia di età. Gli autorevoli Manuali MSD per operatori sanitari, ad esempio, evidenziano che nei bambini con età inferiore ai 6 anni ben il 70 percento delle infezioni causate dal virus dell'Epatite A – un picornavirus appartenente al genere degli Hepatovirus – risulta asintomatico. Inoltre evidenzia che nei bambini sintomatici l'ittero (la colorazione giallastra della pelle e della sclera degli occhi) è una condizione rara. D'altro canto, nella maggior parte dei bambini più grandi e negli adulti l'infezione determina ittero in oltre il 70 percento dei casi. L'ISS spiega che in genere la malattia dura un paio di settimane, mentre i Manuali MSD segnalano che le manifestazioni cliniche vanno a risolversi dopo circa 2 mesi. In alcuni pazienti, tuttavia, possono perdurare anche fino a 6 mesi. C'è anche chi sviluppa una prolungata colestasi, proprio la condizione che impedisce alla bile di passare dal fegato all'intestino (questo composto, fra le altre cose, aiuta a digerire i grassi). “L'epatite colestatica è caratterizzata da marcato ittero con prurito, febbre continua, perdita di peso, diarrea e malessere”, sottolineano gli specialisti dei manuali di medicina.
È importante ricordare che in genere si guarisce completamente dall'Epatite A e la malattia non cronicizza. Solo in casi rari la forma acuta può dar vita a un'epatite fulminante letale. La mortalità, secondo i dati indicati dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), è attorno allo 0,1 – 0,3 percento, “ma può arrivare fino all’1,8 percento negli adulti sopra ai 50 anni”. Tra le persone particolarmente a rischio figurano quelle affette da malattie epatiche croniche, come ad esempio cirrosi e tumori. Per quanto concerne il contagio, come spiegato a Fanpage.it dal professor Iva Gentile, esso può avvenire per via oro-fecale e consumando cibi (come i molluschi crudi) entrati in contatto con il virus. Si ritiene che la recente epidemia possa essere associata al maltempo degli ultimi mesi, tra mareggiate e altri fenomeni che hanno portato le acque reflue degli scarichi fognari a contaminare alcuni allevamenti di molluschi. Molte infezioni, del resto, hanno riguardato persone che hanno segnalato di aver consumato frutti di mare e pesce crudi. La raccomandazione degli esperti è sempre quella di cuocere bene i prodotti ittici. I medici consigliano anche di curare con attenzione l'igiene personale, dato che gli ultimi casi sarebbero associati al contatto stretto con persone infette. È possibile proteggersi con il vaccino.