Un test può stabilire l’orologio biologico interno di una persona dai capelli: l’esperimento sulla rivista PNAS

Negli ultimi anni la ricerca medica sta dando sempre più importanza al nostro orologio biologico interno, anche noto come "ritmo circadiano". È infatti ormai ampiamente dimostrato che moltissime delle nostre funzioni fisiologiche, dal sonno al rilascio degli ormoni, seguano un ritmo di 24 ore, risentendo quindi dell'alternanza tra sonno e veglia. "Circadiano" significa infatti proprio "attorno al giorno". Man mano che le nostre conoscenze in questo ambito sono progredite abbiamo anche capito che il ritmo circadiano non è lo stesso per tutti, ma può variare non solo da persona a persona, ma anche da una fase all'altra della vita di un individuo. Ad esempio gli adolescenti tendono ad addormentarsi più tardi degli adulti proprio perché l'orologio biologico in questa fascia anagrafica funziona in modo diverso.
Conoscere il ritmo circadiano potrebbe quindi avere implicazioni importanti sulla salute di un individuo. Tuttavia, essendo influenzato da diversi fattori, dal sesso di appartenenza all'età passando per gli stili di vita, stabilire l'esatto ritmo circadiano individuale non è affatto semplice. Esistono attualmente dei metodi di laboratorio – come la misurazione della melatonina nella saliva – ma sono molto lunghi e complessi. Almeno finora. Un gruppo di ricercatori dell'Ospedale Universitario della Charité di Berlino sta lavorando a un esame di laboratorio che sarebbe in grado di stabilire il ritmo circadiano di una persona a partire dall'analisi di qualche capello.
Come funziona il nuovo test di laboratorio
Nella nota che ha accompagnato la pubblicazione del loro studio, i ricercatori hanno da subito spiegato come conoscere il ritmo circadiano possa fare la differenza nell'ambito della diagnosi e nel trattamento di diverse condizioni. Citano a questo proposito alcuni studi che hanno rivelato come alcune immunoterapie contro il cancro sembrano avere una maggiore efficacia se somministrate in un determinato momento della giornata.
Chiaramente però il ritmo circadiano può variare anche da persona e persona, quindi avere uno strumento in grado di misurarlo rappresenta un obiettivo centrale della medicina circadiana. Il metodo standard oggi disponibile è infatti molto laborioso e richiede tempi anche piuttosto lunghi in quanto "misura la melatonina, l'ormone del sonno, presente nella saliva in condizioni di scarsa illuminazione per diverse ore", ha spiegato il professor Achim Kramer, cronobiologo, tra gli autori dello studio.
Ma il team di Kramer ha verificato in uno studio su 4.000 partecipanti che si potrebbero ottenere risultati sostanzialmente simili con un esame piuttosto semplice basato sull'analisi di pochi follicoli piliferi. I ricercatori hanno infatti scoperto che da questa sezione del capello – ovvero la radice – è possibile analizzare 17 geni che risentono dell'orologio molecolare, ovvero del ritmo circadiano, e a partire da questi, attraverso l'apprendimento automatico, sono riusciti a stimare la fase dell'orologio biologico di quella persona. Dal confronto dei risultati ottenuti con questo nuovo esame e il metodo standard i ricercatori hanno visto che l'analisi dei follicoli piliferi riesce a determinare l'orologio biologico di una persona con un'efficacia molto simile a quella associata al metodo standard.
Le implicazioni future
Ovviamente il test elaborato dai ricercatori tedeschi è ancora in fase di lavorazione, ma il loro obiettivo è standardizzarlo così da renderlo uno strumento utilizzabile nella pratica clinica. Man mano che la medicina circadiana diventerà sempre più rilevante, strumenti come questo – spiegano gli autori – potranno infatti essere utili per uniformare una determinata terapia all'orologio biologico del paziente o per trattare eventuali problemi legati a irregolarità nel ritmo circadiano, come quelli inerenti il sonno.
Anche in questo caso non si tratta infatti di un ambito circoscritto, ma di un fattore di rischio rilevante per diverse condizioni: avere un sonno di scarsa qualità o durata, oltre a incidere sulla qualità di vita, può infatti aumentare il rischio di diverse malattie, da quelle metaboliche ad alcune condizioni neurodegenerative, compreso l'Alzheimer e il Parkinson.