Strage di Crans-Montana, come si curano i feriti che sono stati ustionati

Il quadro degli eventi attorno a Crans-Montana, in Svizzera, ormai è ricco di dettagli. Ci sono le immagini di come è scoppiato l’incendio, le prime ricostruzioni delle autorità e le parole dei feriti. Dalle testimonianze emerse nelle ultime ore sembra che tutto sia partito dai petardi usati per decorare le bottiglie nel locale. Secondo gli ultimi aggiornamenti i morti sono alemno 40. Gli oltre 110 feriti sono in cura invece per le ferite riportate dopo l’incendio che ha travolto il locale, forse a causa dell'effetto flashover.
I traumi sono di varia natura. Molte sono ustioni, alcune leggere ma altre sono molto estese. Per altre ancora ci sarà bisogno di tempo prima di arrivare alla guarigione. Alcuni feriti sono arrivati anche negli ospedali italiani. Al momento tre ragazzi sono stati ricoverati all’Ospedale Niguarda di Milano, dove c’è un polo dedicato ai Grandi Ustionati. Qui è arrivato anche un ragazzo di 16 anni, tra i feriti più gravi.
Cosa hanno detto i medici dell’ospedale Niguarda
Come riportato dal Giorno, l’ospedale milanese ha allestito 16 posti letto per nel polo Grandi Ustioni per accogliere i pazienti che arrivano da Crans-Montana. La scelta viene fatta in base a vari parametri. Tra questi non c’è solo la prossimità delle famiglie ma anche le condizioni dei pazienti: se sono troppo compromesse il trasferimento dalla località svizzera a Milano potrebbe risultare problematico. I primi tre pazienti sono arrivati in elicottero.
Filippo Galbiati, direttore Medicina d'urgenza e Pronto soccorso del Niguarda, ha spiegato come vengono gestite le prime fasi: “Parliamo di pazienti critici che hanno bisogno di una valutazione immediata dell'estensione dell'ustione. Li medichiamo in pronto soccorso subito, ma poi va valutato bene ed esclusa la presenza di traumi interni”.
Il primo passo quindi è quello di valutare l’estensione e la gravità delle ustioni. Una volta sistemato questo passaggio diventa fondamentale la parte chirurgica. Franz Wilhelm Baruffaldi Preis, direttore del Centro Ustioni del Niguarda, ha spiegato parlando di uno dei pazienti più gravi: “Per noi è importantissimo operarli precocemente. Contiamo di rioperarlo fra pochi giorni, perché per noi è importante togliere tutto il tessuto necrotico, per evitare che ci sia una sovrapposizione di infezioni”.
Come vengono curate le ustioni
Le ustioni non sono tutte uguali. Come riporta la versione per pazienti del Manuele MSD le ustioni si dividono in tre gruppi. Le differenze riguardano i tessuti che sono coinvolti nell’ustione:
- Ustioni di Primo Grado | Sono quelle superficiali, riguardano l’epidermide
- Ustioni di Secondo Grado | Sono quelle a spessore parziale, si estendo al derma
- Ustioni di Terzo Grado | Sono quelle più profonde, dette anche a tutto spessore. Interessano tutti e tre gli strati della pelle: epidermide, derma e strato adiposo.
La scelta della cura delle ustioni dipende ovviamente dalla portata. Per quelle superficiali possono essere sufficienti anche pomate antibiotiche o garze sterili. Per quelle più profonde a volte si rende necessario intervenire sulla ferita con degli innesti cutanei. Questa pratica viene portata avanti quando i medici decidono che la cute ustionata non è più in grado di guarire in modo autonomo. Ci sono tre strade da seguire per gli innesti cutanei, a seconda del corpo da cui i medici decidono di prendere la pelle:
- Autotrapianto | Vengono presi lembi di pelle dal corpo del paziente. Ovviamente vengono scelte aree non ustionate. Il Manuale MSD spiega che il trapianto di pelle può avvenire semplicemente togliendo e rimettendo il lembo di pelle oppure estendendo chirurgicamente il lembo originale in modo da coprire un’area più estesa.
- Allotrapianto | Qui invece siamo davanti a un trapianto di pelle dal corpo di un donatore compatibile deceduto.
- Xenotrapianto | In questo caso viene usata la pelle di un animale.
Sempre il portale di MSD spiega però che le ultime due tipologie di trapianto sono solo temporanee: “Gli allotrapianti e gli xenotrapianti offrono una protezione temporanea alla pelle che sta guarendo, ma vengono rigettati dal sistema immunitario del paziente dopo 10-21 giorni e devono essere rimossi. Dopo la rimozione degli allotrapianti e degli xenotrapianti, se la ferita è a tutto spessore ed è troppo estesa per guarire spontaneamente, sarà necessario un autotrapianto”.