Si sveglia alle Olimpiadi e si accorge che il collo è rotto: il medico spiega perché può succedere

Rompersi "l'osso del collo" è un'espressione ormai entrata nel linguaggio comune per evocare un pericolo estremo, sempre associato a conseguenze immediate e drammatiche. In realtà, una frattura cervicale può passare inosservata anche per diverse ore dopo il trauma. È quanto accaduto allo snowboarder australiano Cam Bolton, 35 anni, impegnato a Livigno negli allenamenti in vista della sua gara alle Olimpiadi di Milano Cortina. Dopo una caduta, l'atleta è andato a dormire senza sospettare nulla. Solo al mattino dopo, con il dolore diventato più intenso, Bolton è stato trasportato in elicottero a Milano per sottoporsi a ulteriori controlli medici che hanno rivelato la frattura di due vertebre del collo. Ricoverato in ospedale, Bolton si è mostrato di buon umore nonostante la gravità dell'infortunio, mentre la prognosi resta ancora da definire.
Per capire come sia possibile riportare una lesione di questo tipo senza accorgersene subito, Fanpage.it ha interpellato il dottor Andrea Luca, ortopedico dell'Unità Operativa di Chirurgia Vertebrale dell'IRCCS Ospedale Galeazzi – Sant'Ambrogio.
Dottore, è davvero possibile rompersi il collo e non accorgersene?
In verità è una situazione più frequente di quanto si pensi. Le fratture cervicali non riconosciute si riscontrano soprattutto nei traumi ad alta energia, dove il corpo subisce un impatto violento con trasferimento elevato di forza cinetica ai tessuti, come succede negli incidenti stradali o in occasione di cadute violente. In questi casi il paziente può essere incosciente oppure avvertire un dolore che però viene ritenuto tollerabile, senza far sospettare, almeno all'inizio, una lesione ben più grave.
Ci sono particolari tipologie di fratture che possono essere riconosciute in ritardo?
Le fratture più insidiose sono quelle cosiddette disco-legamentose, che coinvolgono sia il corpo vertebrale sia il disco intervertebrale. Sono particolarmente pericolose perché spesso non risultano evidenti nemmeno alle radiografie standard e richiedono esami più approfonditi, come la risonanza magnetica, che però non sempre viene eseguita di routine. Il rischio è che queste lesioni, nei giorni successivi al trauma, possano peggiorare e scomporsi, provocando anche la comparsa di sintomi neurologici. Tra le possibili complicanze rientrano deformità della colonna, come la cifosi, ma soprattutto deficit neurologici.

Quali segnali dovrebbero far sospettare una lesione cervicale anche senza dolore intenso?
Il dolore resta il principale campanello d'allarme, soprattutto quando il paziente è cosciente e in grado di riferire i sintomi. Tuttavia devono far sospettare una lesione anche disturbi neurologici come formicolii, perdita di sensibilità, dolore irradiato o alterazioni della forza agli arti superiori o inferiori. Nei pronto soccorso esistono protocolli precisi per valutare questi traumi. Le radiografie devono includere anche il tratto cervicale inferiore e quello toracico superiore, zone che possono risultare difficili da visualizzare perché sovrapposte alle strutture delle spalle. Proprio per questo, nei casi sospetti si ricorre sempre più spesso alla TAC, un esame rapido e molto accurato, mentre la risonanza magnetica viene utilizzata quando è necessario indagare meglio i tessuti molli e le strutture nervose.
Che rischio ha corso lo snowboarder australiano nel sottoporsi con un simile ritardo alle cure mediche?
Per stabilirlo con certezza bisognerebbe conoscere la dinamica dell'incidente e il tipo preciso di frattura. In generale, però, una lesione cervicale non va mai sottovalutata perché comporta sempre dei rischi. È possibile che Bolton abbia sottovalutato la situazione perché il dolore non era particolarmente intenso, magari anche per effetto dell’adrenalina legata all’attività sportiva. La gravità reale dipende comunque dalla tipologia di frattura e dalla sua stabilità, elementi che determinano anche la necessità di un eventuale intervento chirurgico o di semplice osservazione clinica.