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Cambiamenti climatici

Rivoluzionario impianto di desalinizzazione sottomarino può risolvere la crisi globale dell’acqua

Entro il 2030 si stima che la domanda di acqua dolce supererà del 40 percento la disponibilità delle riserve, trasformando la crisi idrica globale in una potenziale catastrofe. Una società norvegese chiamata Flocean ha sviluppato un dissalatore sottomarino rivoluzionario che può metter fine alla crisi. Come funziona, quando diventerà operativo il primo impianto commerciale e perché è così innovativo.
A cura di Andrea Centini
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Un dissalatore sperimentale di Flocean immerso nel mare per un test. Credit: Flocean
Un dissalatore sperimentale di Flocean immerso nel mare per un test. Credit: Flocean
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La startup tecnologica norvegese Flocean ha sviluppato un rivoluzionario impianto di desalinizzazione sottomarino che potrebbe risolvere uno delle più grandi crisi catalizzate dal riscaldamento globale: il crollo delle risorse idriche. Il cambiamento climatico, infatti, sta aggravando sensibilmente la disponibilità di acqua dolce, mentre al contempo aumenta a dismisura la domanda – come indicato dalla FAO – a causa della crescita demografica e dello sviluppo economico, che necessitano di quantità sempre maggiori di acqua. La Commissione Europea sottolinea che già per il 2030, dunque fra soli quattro anni, la domanda globale di acqua supererà del 40 percento le risorse disponibili, pertanto “occorrerà adoperarsi per garantirne la disponibilità e la qualità a livello mondiale.” Ben il 70 percento della domanda proviene dal settore agricolo.

Con queste premesse potenzialmente catastrofiche per larga parte dell'umanità, poter attingere a una fonte ampiamente disponibile come l'acqua marina rappresenterebbe una vera e propria svolta. Ma gli impianti di desalinizzazione esistenti, come ad esempio quelli che si trovano in Israele o in Spagna, sono enormi complessi energivori, che hanno una serie di impatti ambientali da non sottovalutare.

La soluzione di Flocean è rivoluzionaria perché elimina la necessità di grandi infrastrutture, dimezza il consumo energetico ed elimina la necessità di trattamenti chimici tossici. Il primo impianto commerciale di questa tecnologia sottomarina entrerà in funzione a Mongstad (Norvegia) a metà di quest'anno, dimostrando a tutto il mondo che è possibile utilizzare l'acqua del mare in modo sostenibile. Non c'è da stupirsi che Flocean abbia recentemente conquistato la prestigiosa Water Resilience Challenge del World Economic Forum (WEF), una piattaforma che premia le iniziative più virtuose nel contrasto alle più grandi crisi mondiali, come appunto quella dell'acqua.

Ma come funzionano esattamente i moduli di desalinizzazione dell'azienda norvegese? Il segreto è installare i dispositivi di raccolta sul fondale marino in un range compreso tra i 400 e i 600 metri. A queste profondità, infatti, la pressione idrostatica naturale è di 40–50 bar e ciò innesca l'osmosi inversa nell'acqua marina, senza la necessità delle costosissime, energivore e ingombranti pompe ad alta pressione. In pratica, con il sistema di Flocean si sfrutta il peso dell'acqua per innescare l'osmosi inversa, quel processo che, con il passaggio dell'acqua marina attraverso una membrana semipermeabile, si riesce a ottenere acqua dolce e potabile. In pratica, viene filtrata da virus, batteri, microorganismi, microplastiche e altre impurità in modo decisamente più agevole e meno costoso. Se ciò non bastasse, a quelle profondità l'acqua è pura, priva di organismi fotosintetizzanti e di altri elementi che richiedono costosi e inquinanti trattamenti chimici. Il risultato è un'acqua dolce eccezionale e pronta all'uso.

Nell'ultimo test condotto a 500 metri di profondità il sistema si è mantenuto stabile, “ha funzionato a distanza e ha prodotto acqua che soddisfaceva o superava gli standard globali per l'acqua potabile”, come spiegato da Flocean in un comunicato stampa. Con l'apertura del primo impianto commerciale a Mongstad, l'azienda si augura che questa tecnologia possa diffondersi rapidamente e abbattere l'enorme problema della crisi idrica globale. Il 2030, del resto, è alle porte.

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