Reiki in ospedale, gli Esorcisti attaccano la pratica giapponese: perché parlano di “peccato di superstizione”

Il Reiki, l’approccio energetico giapponese adottato in alcuni ospedali italiani come supporto alle cure mediche tradizionali, è finito al centro di una dura presa di posizione da parte dell’Associazione Internazionale degli Esorcisti. In una nota pubblicata sul proprio sito, l’Associazione ne contesta l’impiego, sostenendo che “chi pratica il Reiki cade nel peccato della superstizione e si espone all’azione straordinaria del maligno”. Nel testo, gli esorcisti fanno esplicito riferimento al progetto avviato nel reparto di Oncologia degli Ospedali Riuniti Marche Nord di Pesaro, dove è stata recentemente inaugurata una “Stanza del benessere”, uno spazio in cui il Reiki e altre discipline naturali vengono adottate come approccio complementare. libero e gratuito alle terapie tradizionali.
In Italia, progetti analoghi sono stati introdotti anche in altri ospedali pubblici, come in Piemonte, presso l’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, e in Lombardia, all’Ospedale Carlo Poma di Mantova. “Sempre per i reparti di oncologia e cure palliative, allo scopo di sostenere i pazienti in situazioni di grande prova. Ciò detto, non possiamo però ignorare i rischi che questa tecnica presenta”.
Cos’è il Reiki, la pratica che arriva dal Giappone
Il Reiki è un approccio energetico originario del Giappone riscoperto da Mikao Usui agli inizi del Novecento. Si basa sull’idea che tutto nell’universo sia costituito da energia, compreso il corpo umano, si fonda su una visione olistica della persona e della salute basata sull’integrazione di mente, corpo e spirito.
Il termine Reiki deriva dall’unione delle parole giapponesi Rei, che significa “universale” e Ki, che indica l’”energia vitale” che scorre in ogni essere vivente. Nel Reiki, le alterazioni del Ki possono favorire l’insorgenza di malattie.
L’obiettivo della pratica è cercare di bilanciare l’energia. L’applicazione consiste in tre livelli: al primo, i praticanti riequilibrano le proprie energie; al secondo i praticanti possono inviare energia Reiki ad altre persone, mentre al terzo livello, riservato ai maestri Reiki, la persona può formare nuovi praticanti.
La durata di una seduta di Reiki è di circa 30-60 minuti e durante l’applicazione la persona rimane in posizione distesa, senza neccessità di dover togliere i vestiti. Il praticante esegue una serie di posizioni delle mani, che secondo i principi del Reiki, consentirebbero di canalizzare l’energia universale ricevuta e favorire il riequilibrio dell’energia vitale.
Quali sono gli effetti del Reiki
Secondo chi lo pratica, il Reiki favorirebbe il rilassamento, aiuterebbe a ridurre lo stress e contribuirebbe a migliorare il benessere psicofisico della persona. Le evidenze scientifiche disponibili tuttavia non dimostrano che sia efficace nel prevenire, trattare o curare le malattie.
Alcuni studi hanno però osservato impatti positivi sulla qualità di vita, indicando l’approccio come sicuro e privo di particolari effetti collaterali. Per questo motivo, in alcune strutture sanitarie viene proposto come intervento complementare durante i percorsi di cura, in particolare per pazienti oncologici o in cure palliative, con l’obiettivo di alleviare il disagio emotivo e sostenere la persona durante le terapie.
Perché gli Esorcisti lo considerano un “pericolo insidioso”
L’Associazione Internazionale degli Esorcisti distingue il Reiki dalle tecniche di rilassamento o dalle pratiche prive di una dimensione spirituale, sostenendo che alla base della disciplina vi sia una concezione incompatibile con la fede cristiana. “Un documento della Commissione per la Dottrina della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti del 25 marzo 2009, si afferma che questa “fiduciosa” trasmissione di forza vitale non può essere ammessa perché è incompatibile con la dottrina cristiana”.
Nello sviluppare il ragionamento, gli Esorcisti esortano i cattolici ad astenersi dal Reiki per il “pericolo insidioso” rappresentato dalla pratica. “Il Reiki altro non è che una tecnica di channeling (o spiritismo) e ricorre alla presunta guarigione per mezzo di tecniche per le quali verrebbe trasmessa l’energia dal Reiki Channelizer (colui che canalizza l’energia Reiki) al Receiver (colui che riceve il trattamento)”.
Praticare il Reiki, affermano “con il massimo rispetto verso quanti, pazienti e familiari, vivono situazioni di grande sofferenza e si affidano speranzosi a questa tecnica”, è un comportamento che costituisce un “peccato di superstizione” ed espone la persona ai rischi spirituali legati all'azione del maligno.