Covid 19
13 Gennaio 2022
12:09

Quali sono le differenze tra endemia e pandemia e perché Covid non è ancora un’influenza

Si inizia a parlare sempre più insistentemente del passaggio da pandemia di Covid a endemia: ecco cosa significano questi termini e quali sono le differenze.
A cura di Andrea Centini
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Da quando il coronavirus SARS-CoV-2 ha compiuto lo spillover, il salto di specie da un animale (non ancora identificato) all'uomo, alla fine del 2019 in Cina, si è passati in diverse fasi dell'emergenza sanitaria: epidemia, pandemia e ora si inizia a parlare concretamente di endemia. In questi giorni a citarla esplicitamente sono stati i membri del governo del Regno Unito e il premier spagnolo Sanchez, sottolineando che è giunto il momento di pensare alla transizione dalla fase pandemica a quella endemica, anche a livello europeo. L'epidemia, che si è avuta fino all'11 marzo 2020, quando l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dichiarò lo stato di pandemia, come sottolineato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) è la “manifestazione frequente e localizzata – ma limitata nel tempo – di una malattia infettiva, con una trasmissione diffusa del virus”. “L’epidemia si verifica quando un soggetto ammalato contagia più di una persona e il numero dei casi di malattia aumenta rapidamente in breve tempo. L’infezione si diffonde in una popolazione costituita da un numero sufficiente di soggetti suscettibili”, chiosa l'ISS. La pandemia può essere lo step successivo di un'epidemia, in cui un nuovo virus che si trasmette da uomo a uomo si diffonde nella maggior parte del pianeta e coinvolge larga parte della popolazione. Chiude il cerchio l'endemia, in cui il virus è talmente diffuso che diventa stabilmente presente nelle comunità umane, come nel caso dell'influenza, della polmonite e di altre malattie infettive con cui si ha a che fare periodicamente. A causa della variante Omicron "super contagiosa" il responsabile della strategia per i vaccini dell'Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) Marco Cavaleri ha dichiarato che ci stiamo muovendo verso uno scenario di endemia.

Cos’è l’endemia, la definizione dell’Istituto Superiore di Sanità

La definizione esatta di endemia dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS) è la seguente: “Una malattia si considera endemica quando l’agente responsabile è stabilmente presente e circola nella popolazione, manifestandosi con un numero di casi più o meno elevato ma uniformemente distribuito nel tempo”. Il fatto che ci stia indirizzando dalla fase pandemica dell'emergenza COVID-19 verso quella endemica, ovvero quello della convivenza vera e propria col virus, sottende la presa di coscienza che è ormai diventato praticamente impossibile da eradicare. Del resto la sua diffusione è talmente ampia e capillare – soprattutto a causa della variante Omicron (B.1.1.529), più contagiosa della Delta di oltre cinque volte – che tutti gli esperti ritengono che larga parte di noi avrà avuto a che fare col virus entro la fine dell'inverno. Si stima che in primavera un europeo su due sarà stato contagiato dal patogeno. Durante l'endemia i tassi di contagio saranno distribuiti in modo analogo a quelli dovuti ad altri patogeni respiratori, concentrandosi principalmente nella stagione fredda. Possono manifestarsi anche "picchi epidemici", analoghi a quelli che si verificano talvolta con l'influenza e altre patologie.

Cosa significa il termine pandemia

“La pandemia è la diffusione di un nuovo virus da uomo a uomo in più continenti o comunque in vaste aree del mondo. La fase pandemica è caratterizzata da una trasmissione alla maggior parte della popolazione”, specifica l'Istituto Superiore di Sanità in un documento dedicato al coronavirus SARS-CoV-2. Come indicato, l'OMS ha dichiarato lo status di pandemia per la COVID-19 l'11 marzo del 2020. Si tratta della cosiddetta “fase cinque”, in cui si passa dall'allerta pandemica a quella di pandemia vera e propria, a causa della distribuzione e incontrollata del patogeno su scala praticamente globale. Non a caso l'etimologia greca del termine pandemia (formata da pan e demos) significa proprio “tutto il popolo”. Va anche tenuto presente che il virus sta circolando ampiamente anche in alcuni animali, come dimostrano i dati sui cervi dalla coda bianca o cervi della Virginia (Odocoileus virginianus) dell'Iowa, con l'80 percento degli esemplari testati risultati positivi. Ciò rende il controllo del virus ancor più problematico, così come la sua possibile eradicazione, col rischio che possa originare anche una panzoozia.

Perchè Covid non è ancora un'endemia

Sia nella pandemia che nell'endemia la diffusione del virus può essere massiva, pur essendoci significative differenze tra le due situazioni. La più importante è sicuramente legata a una riduzione nell'aggressività del patogeno responsabile (per diversi fattori) e dunque alla nostra capacità di gestire la minaccia. La percentuale di casi gravi di COVID-19 in proporzione al numero di contagiati è calato sensibilmente rispetto all'inizio dell'emergenza, anche grazie alla diffusione dei vaccini, tuttavia in questo momento gli ospedali sono ancora travolti dai pazienti, a causa dell'enorme numero di positivi dovuto alla circolazione di varianti più trasmissibili. È ancora molto alto anche il numero di decessi, con alcune centinaia al giorno in Italia. Quando l'immunizzazione – sia grazie ai vaccini anti Covid che alle infezioni naturali – raggiungerà livelli tali da abbattere le statistiche più drammatiche, allora si potrà entrare nella vera e propria fase di convivenza col virus, passando dalla pandemia “fuori controllo e globale” all'endemia “gestibile e locale”. Nella fase di endemia, naturalmente, si determina anche un ritorno alla normalità, con l'eliminazione graduale della maggior parte delle restrizioni che hanno caratterizzato le fasi epidemica e pandemica.

Quando si potrà parlare di Covid endemica

Secondo alcuni esperti la transizione da pandemia a endemia potrebbe avvenire tra aprile e maggio di quest'anno. Essendo il coronavirus SARS-CoV-2 un patogeno respiratorio che si avvantaggia del freddo, anche nella fase di endemia ci saranno nuove ondate di casi in autunno-inverno, esattamente come avviene con l'influenza. “Siamo a conoscenza di alcuni virus respiratori che sono stati introdotti nella popolazione umana, si sono diffusi in tutto il mondo e sono passati alla circolazione endemica, di solito con picchi annuali di incidenza durante l'inverno. L'esempio più comunemente invocato in questi giorni è la pandemia influenzale del 1918, causata da un virus dell'influenza A/H1N1. Ma ci sono altri esempi più recenti di influenza: la pandemia influenzale del 1957 causata da un virus influenzale A/H2N2, la pandemia influenzale del 1968 da un virus influenzale A/H3N2 e la pandemia di ‘influenza suina' del 2009, da un'influenza A/H1N1 virus”, ha dichiarato il professor Yonatan Grad, docente di Immunologia e Malattie Infettive presso l'Università di Harvard. Poiché è previsto il medesimo schema per la COVID-19 in endemia, si ipotizza che dopo la terza dose di vaccino i successivi richiami andranno fatti una volta l'anno, proprio a ridosso della stagione fredda. Tali booster dovrebbero essere garantiti innanzitutto alla popolazione fragile e più esposta ai rischi del contagio, come affermato a Fanpage.it dal virologo Fabrizio Pregliasco.

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