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Scoperta plastica anche nel grasso delle arterie ostruite: rischio di infarto, ictus e morte

Microplastiche e nanoplastiche possono essere trovate quasi ovunque nel corpo umano, anche nelle placche di grasso (ateromi) delle arterie. Le hanno scoperte scienziati italiani nel 60% di quelle analizzate. La contaminazione associata a un aumento del rischio di ictus, infarto del miocardio e morte prematura.
A cura di Andrea Centini
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Analizzando le placche di grasso (ateromi) prelevate dalle arterie di pazienti con aterosclerosi, un gruppo di ricerca italiano ha fatto una scoperta sconcertante: al loro interno sono state infatti trovate microplastiche e nanoplastiche. A rendere questa scoperta ancor più preoccupante, il fatto che le persone con le arterie contaminate da plastica avevano un rischio sensibilmente superiore di morire per infarto del miocardio, ictus e tutte le cause. Benché si sia trattato di uno studio osservazionale, che dunque non evidenzia un rapporto di causa-effetto tra plastica ed eventi cardiovascolari / mortalità, si tratta dell'ennesimo campanello dall'allarme sull'impatto e la diffusione di questi composti onnipresenti sul pianeta.

Diversi studi recenti hanno rilevato frammenti di plastica praticamente ovunque nel corpo umano: placenta; polmoni; sangue; cuore e altri organi. Una ricerca ha persino rilevato che sono in grado di entrare nel cervello in sole due ore. Sapere che possono accumularsi anche nelle placche aterosclerotiche e, potenzialmente, catalizzare il rischio di gravi patologie cardiache e morte prematura evidenzia la gravità dell'inquinamento da plastica, già considerato una vera e propria emergenza globale. Parliamo del resto delle malattie più mortali in assoluto, perlomeno nei Paesi occidentali e industrializzati.

A scoprire microplastiche e nanoplastiche nelle placche di grasso delle arterie e determinare l'associazione con un rischio di morte più elevato è stato un team di ricerca italiano guidato da scienziati dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di numerosi istituti. Fra gli altri il Dipartimento di Cardiologia dell'Ospedale Cardarelli di Napoli; il Dipartimento di Chirurgia Vascolare dell'Ospedale del Mare Azienda Sanitaria Locale Napoli 1; il Dipartimento di Scienze Biomediche Avanzate dell'Università Federico II di Napoli; l'IRCCS Neuromed di Pozzilli; la Sapienza Università di Roma; la Scuola di Medicina dell'Università di Harvard e altri ancora.

I ricercatori, coordinati dal professor Raffaele Marfella, docente presso il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche Avanzate dell'ateneo campano, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato gli ateromi di oltre 300 pazienti sottoposti a un intervento chirurgico chiamato endoarteriectomia carotidea, eseguito dopo la diagnosi di una malattia asintomatica dell'arteria carotidea. In parole semplici, i medici hanno riscontrato una stenosi (restringimento) delle carotidi a causa dell'accumulo delle placche di grasso, che sono state rimosse a scopo preventivo per ridurre il rischio di infarto del miocardio, ictus e altre gravi patologie cardiovascolari.

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I campioni prelevati dai pazienti sono stati sottoposti a una serie di approfonditi esami di laboratorio, tra i quali pirolisi-gascromatografia-spettrometria di massa, analisi degli isotopi stabili e microscopia elettronica. Come indicato, all'interno delle placche di grasso – e anche nelle cellule immunitarie chiamate macrofagi – sono stati rilevati frammenti di plastica con bordi frastagliati di varie dimensioni, microplastiche e nanoplastiche. Le prime abbracciano tutti i detriti plastici con un diametro compreso tra 0,1 micrometri e 5 millimetri, le seconde quelli al di sotto 0,1 micrometri. Più nello specifico, Marfella e colleghi hanno rilevato polietilene negli ateromi di 150 pazienti (circa il 60 percento) e polivinilcloruro in altri 31. Il polietilene (PE) è una resina termoplastica economica utilizzata in molteplici oggetti di uso comune (dai cavi alle buste di plastica) ed è stato riscontrato con un livello medio di 21,7±24,5 microgrammi per ogni milligrammo di placca di grasso. Il polivinilcloruro o PVC è un altro polimero ampiamente impiegato, ad esempio in edilizia, idraulica, industria tessile e moltissimo altro ancora. Quest'ultimo è stato rilevato con un livello medio di 5,2±2,4 microgrammi per milligrammo di ateroma.

I ricercatori hanno seguito i pazienti per un periodo di follow-up medio di 33,7±6,9 mesi, durante il quale si sono verificati eventi cardiovascolari e decessi. Mettendo a confronto i casi dei pazienti con e senza placche di grasso contaminate da plastica, è emerso che i primi avevano un rischio sensibilmente superiore (ben 4,53 volte) di avere un infarto del miocardio, ictus e morte prematura. Diversi studi preclinici avevano trovato associazioni tra microplastiche / nanoplastiche e patologie cardiovascolari, ora sembra che tale rischio sia presente anche nell'uomo, sebbene i risultati debbano essere confermati da indagini più approfondite dello studio prospettico, multicentrico e osservazionale condotto da Marfella e colleghi.

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“Se confermati, i nostri dati avranno un impatto drammatico sulla salute cardiovascolare perché siamo indifesi contro l’inquinamento da plastica”, ha dichiarato il professor Marfella. “L’unica difesa che abbiamo a disposizione oggi è la prevenzione riducendo la produzione di plastica”, ha chiosato lo scienziato. Basti sapere che, secondo recenti studi, ogni settimana inaliamo fino a 5 grammi di plastica e ne ingeriamo 250 grammi all'anno, quanto un abbondante piatto di pasta. I dettagli della ricerca “Microplastics and Nanoplastics in Atheromas and Cardiovascular Events” sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica The New England Journal of Medicine

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