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Microplastiche trovate per la prima volta nei polmoni di persone vive

Le analisi di 13 campioni di tessuto polmonare di persone in vita hanno rilevato 39 frammenti di microplastiche in 11 di essi. È la prima volta.
A cura di Andrea Centini
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Per la prima volta le microplastiche sono state scoperte all'interno del tessuto polmonare di persone in vita. Fino ad oggi, infatti, erano state rilevate nei polmoni di pazienti deceduti e in altri organi, compresa la placenta. Solo pochi giorni addietro uno studio dell'Università Vrije di Amsterdam pubblicato su Environment International aveva identificato la presenza di questi composti in circa l'80 percento dei campioni di sangue analizzati, tutti ottenuti da persone adulte e sane. Ciò significa che le microplastiche – tutti i frammenti con una lunghezza inferiore ai 5 millimetri – sarebbero presenti nel sangue di 2 persone su 3. Sono dati drammatici che confermano quanto il nostro pianeta sia letteralmente invaso da questo inquinante, scoperto anche nelle zone più remote e inaccessibili della Terra, dalla Fossa delle Marianne – l'abisso più profondo – alle vette più alte e "incontaminate". Sono entrate persino nella catena alimentare dell'Antartide. Ad oggi ancora non si conoscono gli effetti sulla salute umana della plastica ingerita e inalata, tuttavia gli esperti sono sempre più preoccupati da questi risultati.

A rilevare le microplastiche nei polmoni di persone vive per la prima volta è stato un team di ricerca britannico guidato da scienziati della Facoltà di Medicina Hull York dell'Università di Hull, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Scienze Biologiche e Marine e del Dipartimento di Chirurgia Cardiotoracica dell'Ospedale di Castle Hill. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Laura Sadofsky, docente di Medicina Respiratoria presso l'ateneo di Hull, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato campioni di tessuto polmonare umano di 13 pazienti, che hanno acconsentito alla donazione prima di sottoporsi ad interventi chirurgici per diverse condizioni. Come metodo di analisi gli scienziati hanno sfruttato la spettroscopia μFTIR, con una limitazione dimensionale di 3 micrometri.

Complessivamente sono stati rilevati 39 frammenti di microplastiche in 11 dei 13 campioni di tessuto polmonare analizzato, “con una media di 1,42 ± 1,50 MP/g di tessuto”, spiegano la professoressa Sadofsky e i colleghi nell'abstract dello studio. In tutto sono state identificate dodici tipologie distinte di polimeri, tra i quali i più abbondanti erano il polipropilene PP (23 percento), il polietilene tereftalato PET (18 percento) e la resina (15 percento). Sono composti utilizzati comunemente per fare imballaggi, bottiglie, sigillanti e altri prodotti di uso quotidiano. Gli scienziati sono rimasti stupiti dal fatto che le quantità più significative di microplastiche sono state rilevate nella parte inferiore nei polmoni, molto più in profondità di quanto si attendessero. Anche le dimensioni erano maggiori di quelle attese, dato che ritenevano un possibile filtraggio dalle aree superiori del tessuto.

Un altro dato rilevante risiede nel fatto che gli unici tessuti polmonari privi di microplastiche erano di donne. Ciò potrebbe dipendere dal fatto che gli uomini hanno polmoni più grandi e vie aeree di maggiori dimensioni, che permettono il passaggio più agevole dei frammenti di plastica. Tuttavia, alla luce del piccolo numero di partecipanti allo studio, questo dato dovrà essere confermato da indagini più approfondite. I dettagli della ricerca “Detection of microplastics in human lung tissue using μFTIR spectroscopy” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science of The Total Environment.

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