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Cambiamenti climatici

Piante alpine braccate dal caldo: molte migrano più in alto, ma la montagna prima o poi finirà

Le piante alpine sono fortemente minacciate dai cambiamenti climatici, che ne hanno alterato distribuzione geografica e popolazioni. Gli effetti più drammatici sulle specie rare, che rischiano di estinguersi.
A cura di Andrea Centini
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Uno studio italiano ha dimostrato che le popolazioni di piante alpine stanno migrando a quote sempre più elevate o si stanno riducendo sensibilmente a causa delle temperature anomale, catalizzate dai cambiamenti climatici. L'ambiente in cui vivono, infatti, sta diventando sempre più caldo e inospitale, costringendole a variare la propria distribuzione geografica o a ridursi numericamente. All'orizzonte c'è il rischio di estinzione per le specie più rare.

Tra le principali minacce del riscaldamento globale vi è proprio la significativa riduzione della biodiversità, a causa del fatto che le specie, siano esse vegetali che animali, non riescono ad adattarsi alle velocissime modifiche ambientali innescate dalle emissioni di anidride carbonica (CO2) e altri gas a effetto serra dovute alle attività umane. In parole semplici, il pianeta si sta scaldando troppo velocemente a causa nostra e gli altri esseri viventi non riescono a stare al passo, come accadrebbe con i cambiamenti climatici di origine naturale, che avvengono in tempi sensibilmente più dilatati. Tra le prime vittime vi sono proprio gli animali e le piante che vivono in alta quota, come le specie alpine.

A determinare che le popolazioni di piante alpine si stanno spostando a quote più elevate – o si stanno riducendo – a causa dei cambiamenti climatici è stato un team di ricerca italiano composto da quattro scienziati del Dipartimento di Agronomia, Alimentazione, Risorse Naturali, Animali e Ambiente dell'Università di Padovaniversità di Padova e della Fondazione Museo Civico di Rovereto: Costanza Geppert, Alessio Bertolli, Filippo Prosser e Lorenzo Marini. I ricercatori sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato statisticamente una mole significativa di dati (oltre 1 milione di record) registrati negli ultimi 30 anni su specie botaniche delle Alpi europee. Grazie a questa ricca raccolta di informazioni è stato possibile determinare con buona precisione le dinamiche di distribuzione di 1.479 specie, suddivise tra piante autoctone comuni, piante aliene e piante rare inserite nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), il principale organo internazionale deputato alla tutela della biodiversità. Le ricerche si sono concentrate sulle Alpi Nordorientali, in particolar modo sulle piante presenti nella provincia di Trento.

Dall'analisi statistica sono emersi dati molto significativi. Le specie aliene, cioè quelle che non fanno parte degli ecosistemi originari ma sono state introdotte dall'esterno, hanno ad esempio una maggiore tendenza a migrare verso quote più alte per sfuggire alle temperature sempre più alte. Un comportamento osservato anche in diverse specie animali, che si stanno spostando sempre più in alto (ma prima o poi la montagna finirà e la condanna per le specie non in grado di adattarsi sarà l'estinzione). Il sorgo selvatico (Sorghum halepense), contemplato fra le specie aliene, ad esempio si è spostato verso l'alto di ben 4 metri all'anno, rispetto ai 3 metri l'anno del forasacco eretto (Bromus erectus), una specie molto diffusa in Italia a diverse fasce di altitudine. Nonostante il salto di quota, tuttavia, questa pianta ha perso ogni anno 5 metri di distribuzione nel suo “margine caldo” (quello inferiore); ciò significa che lo spostamento verso l'alto non è uniforme e la sua distribuzione totale sta diminuendo. Le specie rare sono quelle maggiormente minacciate dai cambiamenti climatici e alcune, come la Pulsatilla montana, hanno perduto ben 50 metri di distribuzione nell'arco del trentennio preso in esame dagli scienziati, a causa della scarsa adattabilità nel "risalire" e l'intensa erosione del margine basso.

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“Dalla nostra analisi sono emersi risultati allarmanti: le piante rare sono in diminuzione”, ha dichiarato la dottoressa Geppert, prima autrice dello studio. Come spiegato dal professor Mancini, la perdita delle piante rare è stata osservata nelle zone in cui è forte sia l'impatto ambientale che quello antropico, cioè dovuto alla presenza di attività umane, mentre le specie aliene riescono a cavarsela meglio in virtù di una maggiore adattabilità. “Le piante aliene in condizioni di disturbo – per fertilizzazione, rimozione della vegetazione residente per la costruzione di una casa, una strada o un parcheggio – sono molto veloci a crescere e sfruttare le risorse presenti, sottraendole alle altre specie autoctone. Dal nostro studio è emerso che proprio nelle aree più antropizzate e disturbate le piante aliene sono particolarmente abili a competere con le altre specie”, ha aggiunto l'esperto.

Il pericolo a causa di concimazione, pascoli, abbandono e altri fattori è quello di perdere “specie davvero uniche e preziose per la biodiversità delle nostre Alpi”, come spiegato dai botanici Prosser e Bertolli. Gli effetti dei cambiamenti climatici sulle piante non sono visibili solo negli ambienti montani, come appunto le Alpi, ma anche in Antartide. Recentemente uno studio internazionale guidato da scienziati italiani dell'Università degli Studi dell’Insubria ha dimostrato che le piante si stanno diffondendo con un tasso di crescita fino a 10 volte superiore rispetto al passato, a causa dello scioglimento del ghiaccio che sta permettendo fioriture e verde in zone sempre più ampie. È l'altra faccia della medaglia del riscaldamento globale, ma parimenti drammatica. I dettagli della nuova ricerca “Red-listed plants are contracting their elevational range faster than common plants in the European Alps” sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS.

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