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Perché le cerimonie d’apertura delle Olimpiadi all’inizio sono lente: è un trucco per il tuo cervello

Le cerimonie d’apertura delle Olimpiadi hanno più o meno tutte lo stesso schema: un inizio lento e armonioso seguito da scene dinamiche, acrobatiche e pirotecniche. C’è una ragione ben precisa per cui spessissimo si segue questo mood, che possiamo aspettarci anche per la cerimonia di Milano Cortina 2026 prevista alle 20:00 di oggi.
A cura di Andrea Centini
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Cerimonia d’apertura delle Olimpiadi
Cerimonia d’apertura delle Olimpiadi

Alle 20:00 di oggi, venerdì 6 febbraio, si terrà la cerimonia d’apertura dei XXV Giochi olimpici invernali di Milano Cortina 2026. Sono trapelate poche indiscrezioni sull’atteso evento, al di là della partecipazione di alcune superstar internazionali; ciò che è certo è che, per la prima volta nella storia dei Giochi, la cerimonia sarà condivisa – anche scenograficamente – fra le varie città coinvolte: Milano (il cuore pulsante sarà lo stadio San Siro), Cortina d’Ampezzo, Livigno e la Val di Fiemme. Non sappiamo esattamente cosa vedremo in questo spettacolo, ma possiamo ipotizzare che seguirà uno schema ricorrente per le cerimonie d’apertura: un avvio lento e compassato, seguito da momenti emozionanti, esplosivi e memorabili. L’alternanza del ritmo dovrebbe mantenersi per tutto l’evento, sino alle sfilate degli atleti. C’è una ragione ben precisa per cui questi grandi eventi si svolgono in un certo modo, ed è legata al nostro cervello e al modo in cui risponde agli stimoli sensoriali. Prima di tutto, però, facciamo qualche esempio.

Atene 2004: una barchetta di carta di grandi dimensioni attraversa placidamente lo stadio allagato, anticipando l’arrivo di bianche ed eteree figure geometriche che si calano dall’alto, depositandosi dolcemente sullo specchio d’acqua mentre si manifestano le icone dell’Antica Grecia. Pechino 2008: il suono ritmico dei tamburi – una delle sequenze più memorabili nella storia delle cerimonie d’apertura delle Olimpiadi – crea una tensione palpabile prima del solenne innalzamento dei cinque cerchi, accompagnato da una dolce e melodiosa musica tradizionale. Segue l’estensione di un grande rotolo, sul quale si esibiscono danzatori con una coreografia lenta e armoniosa. Londra 2012: lo stadio è trasformato in un affascinante paesaggio bucolico britannico, con pastori e contadini indaffarati nella compassata vita di campagna; è la quiete prima dell’avvento “minaccioso” della Rivoluzione Industriale.

Quelli appena citati sono solo alcuni esempi di cerimonie d’apertura delle Olimpiadi, che hanno tutte un comune denominatore: un ritmo di avvio lento, spesso con luci basse, toni spenti e musica toccante, che accompagnano movimenti fluidi e delicati dei figuranti. È un “mood” ricorrente che anticipa scene dinamiche, colori vividi, musica enfatizzante, fuochi d’artificio e spettacolari sequenze acrobatiche. Nel corso dell’evento, che può durare alcune ore, questa alternanza tra ritmi compassati ed esplosivi può ripetersi più volte, fino alla tradizionale sfilata conclusiva degli atleti.

Perché praticamente tutte le sequenze di apertura (e chiusura) delle Olimpiadi – con alcune eccezioni – seguono questo programma che sembra già prestabilito? Non si tratta di scarsa fantasia degli organizzatori, tutt’altro, ma di un approccio scientifico al funzionamento del nostro cervello. Le sequenze lente, infatti, servono a resettare l’attenzione di chi osserva, una tecnica ben collaudata nel mondo dello spettacolo per preparare il terreno alle scene più emotive e intense, che così vengono fissate meglio nella memoria. La ragione risiede nel fatto che il nostro cervello non mantiene un livello di attenzione costante; per rendere le scene più memorabili ed emozionanti è fondamentale non sovraccaricare il sistema con un “bombardamento” continuo di sequenze pirotecniche.

Basti pensare a ciò che accade nei film o negli spettacoli teatrali: le scene d’azione che funzionano meglio sono quelle precedute da momenti di calma, in cui l’attenzione viene resettata dall’adattamento sensoriale. È un po’ quello che accade con il nostro olfatto: se siamo in cucina da un po’ e stiamo preparando qualcosa con un odore molto forte, il cervello si abitua e si adatta. Qualcuno che entra da fuori avvertirebbe quell’odore in modo molto più intenso. Il funzionamento dell’adattamento sensoriale è ben spiegato nell’articolo “Editorial: Sensory Adaptation”, pubblicato su Frontiers da scienziati australiani del Dipartimento di Fisiologia e Biomedicina della Monash University.

Il principio delle sequenze lente è, di fatto, permettere un’amplificazione sensoriale durante le scene più spettacolari, dinamiche e clou, spesso quelle che veicolano i messaggi più forti che sceneggiatori e organizzatori intendono lasciare impressi nel pubblico. Il cervello, durante le sequenze lente, si prepara a ciò che potrebbe accadere dopo e resta in allerta, pronto ad accogliere nuovi stimoli sensoriali. Se musica, luci e movimenti fossero continuamente dinamici e intensi, i neuroni coinvolti nei circuiti attentivi diminuirebbero la loro efficacia, “stabilendo” che quella situazione costante è la normalità.

Come si può sorprendere il pubblico e lasciare impresso un messaggio se lo spettacolo è un martellamento esplosivo (e continuo) che rende il cervello meno impressionabile perché la sensibilità agli stimoli diminuisce? Rompendo la prevedibilità è possibile massimizzare gli effetti emotivi e mnemonici, soprattutto se si vuole rendere davvero indimenticabile una cerimonia importante e internazionale come quella dell’Olimpiade. Non resta che attendere la cerimonia d’apertura di Milano Cortina 2026 per verificare se la tradizione sarà rispettata. Ricordiamo che i Giochi si terranno da oggi, venerdì 6 febbraio 2026, fino a domenica 22.

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