Parkinson, comune composto nei pomodori mostra eccezionali capacità protettive in laboratorio: lo studio sul licopene

Il carotenoide licopene, un pigmento alimentare presente in pomodori, cocomeri, albicocche e altri frutti, ha dimostrato una spiccata capacità neuroprotettiva in test di laboratorio. Nello specifico, ha contrastato efficacemente i sintomi in topi affetti dalla forma murina del morbo di Parkinson (indotto), una diffusa malattia neurodegenerativa che, come indicato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), è legata alla perdita di neuroni dopaminergici. Queste cellule nervose – site in una zona del cervello chiamata substantia nigra – sono responsabili della produzione di dopamina, un neurotrasmettitore strettamente associato all'equilibrio e alla coordinazione nei movimenti. Non a caso tra i principali sintomi del Parkinson figurano proprio tremori, rigidità, instabilità e lentezza nei movimenti.
I topi malati nutriti con licopene hanno ottenuto benefici sostanziali rispetto a quelli che non hanno ricevuto licopene; ciò, chiaramente, non significa che mangiare pomodori protegga automaticamente le persone dal Parkinson, ma che l'assunzione di questo composto potrebbe avere degli effetti neuroprotettivi, da confermare in futuro attraverso studi clinici – quindi sull'essere umano – dedicati. Questo studio di osservazione su modelli animali è un primo passo per arrivare a una possibile, nuova terapia contro una delle più diffuse e debilitanti patologie neurodegenerative.
A determinare che il licopene è in grado di contrastare i sintomi del Parkinson nei topi affetti è stato un team di ricerca cinese guidato da scienziati della Facoltà di Scienze mediche di base dell'Università di Jiamusi, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Facoltà di Biologia e Agricoltura. I ricercatori, coordinati dai professori Jun Xia e Jing Tao Wang, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto appositi esperimenti con modelli murini malati di Parkinson, indotto attraverso la somministrazione di una sostanza tossica (chiamata MPTP) che determina la morte selettiva dei neuroni dopaminergici, quindi simula efficacemente la malattia neurodegenerativa. Al di là delle considerazioni etiche sul controverso studio, i ricercatori volevano osservare se i topi in queste condizioni avrebbero benefici comportamentali e fisiologici con la somministrazione del pigmento alimentare.

Gli animali sono stati divisi in due gruppi: uno trattato e uno non trattato. I ricercatori hanno osservato benefici rilevanti sia nei parametri fisiologici che nel comportamento nel gruppo di intervento, ovvero nei topi trattati col carotenoide. È stato infatti rilevato che il composto attenua la perdita di peso e l'ansia, migliorando al contempo la coordinazione e la resistenza nei test motori, oltre a ridurre l'immobilità, tutti fattori importanti nel modello murino del Parkinson. In sostanza, i topi trattati col licopene affrontano molto meglio labirinti e altri test di mobilità.
Per quanto concerne i neuroni dopaminergici, i ricercatori hanno rilevato che il carotenoide riduce i fenomeni di vacuolizzazione, picnosi e degenerazione neuronale, inoltre migliora la funzionalità cellulare. L'elemento più significativo, tuttavia, risiede nei livelli di DAT, il trasportatore della dopamina, una proteina sulla superficie dei neuroni dopaminergici che riassorbe la dopamina dalle sinapsi e la riporta al neurone, come una sorta di sistema di riciclo. Il DAT gioca un ruolo fondamentale nel mantenere l'equilibrio omeostatico di questo importantissimo neurotrasmettitore nel cervello. Nelle persone con Parkinson (e nei modelli murini della malattia) il DAT ha un tracollo, ma nei topi trattati con licopene i livelli evidenziati sono sensibilmente più elevati.
Si tratta di una scoperta importantissima, perché il licopene sembra mantenere attivo il sistema di riciclo chiave della dopamina, la cui alterazione è alla base dei sintomi del Parkinson. In sostanza, il professor Xia e colleghi hanno osservato che il pigmento alimentare forma un legame fisico col DAT e aumenta l'espressione della proteina, determinando così una preziosa funzione neuroprotettiva. Chiaramente ciò che viene osservato nei modelli murini non è detto che funzioni anche nell'essere umano (spessissimo non è così), ciò nonostante, la scoperta di questi meccanismi potrebbe sfociare nello sviluppo di terapie rivoluzionarie in grado di contrastare la malattia neurodegenerativa. Solo attraverso appositi trial clinici potrà essere rilevato come e quanto il consumo di alimenti ricchi di licopene – come i pomodori – possa offrire dei reali benefici contro il Parkinson. I dettagli della ricerca “Neuroprotective Effects of Lycopene in Parkinson’s Disease Mice: Potential Modulation of DAT/SLC6A3-Mediated Dopaminergic Pathway” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nutrients.