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Olimpiadi 2026, gli atleti si concentrano a fanno strani gesti prima delle gare: cos’è la tecnica Chair Flying

Molti partecipanti alle Olimpiadi di Milano Cortina stanno utilizzando strategie di visualizzazione mentale per concentrarsi e ripassare mentalmente tutti i movimenti che dovranno eseguire in gara. Tra queste, la “Chair Flying” è una tecnica presa in prestito dal mondo dell’aeronautica per massimizzare le prestazioni e ridurre al minimo il margine di errore.
A cura di Niccolò De Rosa
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Nei primi giorni delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina, la regia televisiva ha più volte indugiato sui volti di atleti che negli istanti precedenti alla gara si concentrano con gli occhi chiusi, muovendo le mani nel vuoto e scandendo silenziose sequenze con le labbra. A prima vista possono sembrare gesti scaramantici, piccoli rituali personali per scacciare la tensione. In realtà, dietro quei movimenti ci sono vere e proprie tecniche di visualizzazione mentale, utilizzate per concentrarsi e prepararsi al meglio prima dell'esecuzione sportiva.

Uno degli esempi più recenti è quello di Lindsey Vonn, la sciatrice pluripremiata che nella giornata di ieri ha deciso di scendere in pista nonostante un legamento crociato rotto. Poco prima di affrontare quella che sarebbe stata la sua ultima, sfortunata, discesa olimpica, la campionessa statunitense è stata ripresa mentre ripercorreva mentalmente ogni passaggio del tracciato. Vonn aveva deciso di gareggiare nonostante il legamento crociato sinistro rotto, consapevole dei rischi ma determinata a chiudere la carriera olimpica in pista. Per questo l'oro olimpico a Vancouver 2010 voleva figurarsi nella mente ogni curva, ogni movimento dal momento dello start fino all'arrivo. Anche l'azzurra Sofia Goggia, fresca vincitrice del bronzo nella medesima gara di discesa libera che è stata teatro della rovinosa caduta di Vonn, ha passato gli istanti precedenti alla partenza ripassando a memoria l'intero percorso.

Mental imagery, l'allenamento che non si vede

Le tecniche di visualizzazione sono particolarmente diffuse negli sport che prevedono percorsi complessi o sequenze di movimenti da memorizzare. Sci alpino, pattinaggio artistico, ginnastica, ma anche discipline apparentemente lontane come il basket. Leggende dell'NBA come LeBron James e Michael Jordan hanno più volte raccontato di riuscire a "giocare" intere partite nella propria mente, anticipando schemi, tiri e contromosse degli avversari. Un esercizio invisibile, ma incredibilmente efficace per non farsi mai cogliere impreparati durante una gara o una partita

In ambito sportivo, questo approccio viene chiamato mental imagery, un termine-ombrello che si applica a tutte quelle tecniche che coinvolgono l'immaginazione dettagliata di movimenti, esercizi o situazioni di gara con l'obiettivo di migliorare le proprie prestazione. Grazie a questo metodo, l'atleta costruisce immagini mentali chiare e realistiche di sé stesso in azione, senza eseguire fisicamente il gesto tecnico. Nelle sessioni di "visualizzazione" più strutturate, anche sensi come udito, tatto e persino olfatto vengono coinvolti per rendere l'esperienza il più possibile immersiva in modo da rafforzare la concentrazione, la sicurezza e il controllo emotivo.

Il Chair Flying dei piloti e degli astronauti

All'interno delle tecniche di visualizzazione, una delle più note è la cosiddetta "Chair Flying". Nato in ambito aeronautico, questo metodo viene utilizzato da piloti e astronauti per ripassare mentalmente le complesse sequenze operative che dovranno affrontare durante il volo. In questo gioco di immedesimazione, la sedia della stanza diventa il sedile della cabina di pilotaggio, circondato da tutte le leve, i pulsanti e gli strumenti da attivare secondo una rigorosa successione di comandi.

Grazie al movimento delle mani e la verbalizzazione dei passaggi, ogni azione viene così interiorizzata con precisione, diventando quasi un automatismo. Le pattuglie acrobatiche come i Blue Angels della Marina statunitense praticano questa tecnica prima di ogni volo, sincronizzando gesti e tempi per ridurre al minimo il margine di errore. Lo stesso principio, adattato allo sport, consente agli atleti di "provare" la gara prima di viverla davvero.

I benefici confermati dalla scienza

Simili strategie di preparazione non sono un semplice placebo mentale, utile solo a dare un vantaggio psicologico a chi le pratica. Negli ultimi anni, numerosi studi scientifici ne hanno analizzato l'efficacia, confermandone i benefici concreti.

Già nel 2020, uno studio su bambini e ragazzi tra gli 8 e i 13 anni aveva rilevato come gli atleti agonisti presentassero capacità di immaginazione mentale superiori rispetto ai coetanei non sportivi, confermando il ruolo centrale di queste competenze nello sviluppo motorio.

Una ricerca del 2025, condotta su 500 atleti di discipline diverse, ha invece mostrato come livelli più elevati in termini di successo sportivo siano associati a maggiori capacità di immaginazione e visualizzazione. La ricerca comprendeva anche una parte sperimentale durante la quale nove sciatori alpini sono stati sottoposti a un training di mental imagery per circa sei mesi. Al termine di questo periodo, tutti gli atleti avevano dimostrato miglioramenti significativi sia nelle abilità di visualizzazione sia negli indicatori relativi alla performance. La visualizzazione mentale, insomma, non sostituisce l'allenamento fisico, ma può potenziarlo, riducendo l'incertezza e liberando risorse cognitive e permette di affrontare la gara con maggiore lucidità.

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