“Ogni satellite che rientra libera 30 kg di ossido di alluminio”: il costo nascosto del modello Starlink

L'orbita terrestre bassa (Low Earth Orbit o LEO) è ormai letteralmente affollata dai satelliti. Ce ne sono decine di migliaia attualmente attivi e il loro numero è destinato ad aumentare sempre di più. Una buona parte appartiene a Starlink, il servizio di Internet satellitare di SpaceX, nonché la costellazione di satelliti più grande attualmente presente nell'orbita terrestre bassa, con oltre 7.800 satelliti attivi e ancora in fase di implementazione.
Oltre a essere motivo di preoccupazione per l'eventuale rischio di collisione in caso di perdita di controllo sulla loro orbita, la rapidità con cui si stanno moltiplicando le mega-costellazioni satellitari preoccupa anche per altri motivi. Un recente articolo di Spaceweather.com, uno storico sito specializzato nel monitoraggio dell'attività solare e del meteo spaziale, ha messo in guardia sul costo in termini di inquinamento della corsa ai satelliti, puntando il dito soprattutto contro il modello di business di Elon Musk.
Quanto inquinano i satelliti
Secondo quanto riporta il sito di informazione scientifica, l'azienda di Elon Musk sostituirebbe continuamente i satelliti obsoleti con quelli nuovi facendoli rientrare sulla Terra. La frequenza con cui questo accadrebbe è impressionante. Secondo Spaceweather.com all'incirca ogni 16 ore. Ma questo ha un costo in termini di inquinamento molto elevato, dato che durante il rientro "ogni Starlink libera circa 30 kg di ossido di alluminio nell'atmosfera superiore". Se si pensa che solo dall'inizio del 2026 sono rientrati 171 satelliti Starlink, questo significa che sono state emesse 5 tonnellate di ossido di alluminio nella stratosfera e nella mesosfera.
Anche se gli effetti dell'ossido di alluminio sono ancora oggetto di studio, "i ricercatori sanno già che gli ossidi di alluminio – spiega Spaceweather.com – possono distruggere l'ozono" attraverso diverse reazioni chimiche, e altri effetti collaterali potrebbero emergere nel corso del tempo.
Le previsioni degli studi
Di questo passo i satelliti di Elon Musk potrebbe aumentare la quantità di metalli emessi naturalmente nell'atmosfera dai meteoroidi (ovvero le stelle cadenti) di una percentuale compresa tra il 26% e il 39%. Uno studio recente ha rilevato "che questi ossidi sono aumentati di 8 volte tra il 2016 e il 2022 e continueranno ad accumularsi man mano che il numero di satelliti in orbita terrestre bassa sale alle stelle".
Anche se questo dato – spiega l'articolo – potrebbe non sembrare così allarmante, lo diventa molto di più se si considerano i ritmi con cui Starlinkha in programma di potenziare la propria costellazione per estendere il servizio a più paesi e persone. Solo nell'ultimo anno l'azienda ha inviato altri 2.300 satelliti e il progetto è di potenziare ancora di più la megacostellazione: "Una caratteristica fondamentale della rete Starlink – si legge sul sito – è la capacità di integrare nuove funzionalità grazie al lancio di ulteriori satelliti nella costellazione e l'implementazione di design all'avanguardia".
Ciò potrebbe produrre un chiaro effetto domino inducendo anche i competitor di Musk ad aumentare la propria presenza in orbita. Secondo quanto riporta l'American Geophysical Union (AGU), l'Unione Geofisici Americani, quando le costellazioni satellitari pianificate saranno completamente dispiegate ogni anno i satelliti libereranno 360 tonnellate di ossido di alluminio, un un aumento del 646% rispetto ai livelli atmosferici naturali.