Lo studio di Sarah Thiele sul rischio di collisione tra satelliti: “Meno di sei giorni in caso di eventi estremi”

Lo Spazio attorno alla Terra è tutt'altro che deserto. Nello specifico la regione dell'orbita più vicina al nostro Pianeta, nota come orbita terrestre bassa (Low Earth Orbit o LEO), è letteralmente affollata dai satelliti e oggetti spaziali. Negli ultimi anni infatti la presenza di megacostellazioni, ovvero reti di migliaia di satelliti, si è intensifica a un ritmo senza precedenti. Per avere un'idea del traffico di satelliti che circonda il nostro Pianeta, basti pensare che dal 1957, anno in cui è stato lanciato Sputnik, il primo satellite, sono stati lanciati più di 25.000 satelliti, di cui circa 16.000 sono ancora in orbita. Una buona parte di questi appartengono a Starlink, il servizio di internet satellitare di SpaceX, nonché la costellazione di satelliti più grande attualmente presente nell'orbita terrestre bassa, con oltre 7.600 satelliti attivi e ancora in fase di implementazione.
L'intensità e la velocità con cui negli ultimi anni i satelliti in orbita si stanno moltiplicando implicano però anche un maggiore rischio di collisioni tra satelliti o tra satelliti e oggetti spaziali. Secondo i dati della NASA nel 2024 si contavano oltre 45.000 oggetti artificiali in orbita attorno alla Terra. Maggiore è la presenza di satelliti in orbita maggiore sono le possibilità che aumentino i detriti in orbita e quindi il rischio di collisioni con i satelliti. Si teme infatti che questi potenziali incidenti possano danneggiare o compromettere servizi ormai indispensabili per le nostre vite.
Le previsioni del nuovo studio
Una nuova conferma che non si tratta di timori infondati arriva da un recente studio di un gruppo di studiosi condotto da Sarah Thiele, ricercatrice della Princeton University. Per il momento è stata pubblicata solo una versione preprint dello studio – è consultabile sulla piattaforma scientifica arXiv – ma manca ancora il sigillo della revisione ufficiale necessaria per la pubblicazione sulle riviste scientifiche. A ogni modo i risultati sono molto interessanti in quanto mostrano come il rapido moltiplicarsi dei satelliti in orbita abbia aumentato in modo significativo anche il rischio di collisione.
In questo studio i ricercatori hanno cercato di capire cosa succederebbe nel caso in cui venisse meno la possibilità di controllare l'orbita e monitorare i satelliti. Uno scenario di questo tipo potrebbe verificarsi ad esempio durante eventi esterni che possono compromettere i sistemi di gestione e tracciamento delle costellazioni, come tempeste solari particolarmente intense. Le radiazioni generate dalle tempeste solari – l'ultima, la più severa degli ultimi 20 anni, si è verificata a inizio anno – possono creare disturbi elettromagnetici con conseguenze anche potenzialmente gravi per il funzionamento dei satelliti.
Cosa indica il "CRASH Clock"
Pe misurare l'entità di questo rischio i ricercatori hanno elaborato una nuova unità di misura. L'hanno chiamata CRASH Clock e indica il numero di giorni entro il quale "potrebbe verificarsi una possibile collisione catastrofica in assenza di manovre satellitari o in caso di grave perdita di consapevolezza della situazione". I risultati dello studio suggeriscono che il grado di rischio sia aumentato negli ultimi anni, segnando un netta linea di demarcazione tra il prima e il dopo l'inizio dell'era della mega-costellazione, che i ricercatori fanno coincidere con il 2018. Se infatti prima di questo anno il CRASH Clock stimato era di 164 giorni, nella situazione attuale questo si è drasticamente ridotto a 5,5 giorni.
Detto così probabilmente questo dato potrebbe non dire molto, ma, pur tenendo conto che si tratta di una stima in uno scenario ipotetico, il suo significato è molto chiaro. Ci dice infatti che se nel 2018 per una qualsiasi avessimo perso il controllo sui satelliti avremmo avuto più di 164 giorni per intervenire ed evitare un'eventuale collisione catastrofica tra due satelliti o oggetti spaziali, oggi nello stesso scenario avremmo un margine di errore molto inferiore: ovvero soltanto 5,5 giorni per intervenire ed evitare conseguenze anche potenzialmente disastrose.