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15 Marzo 2022
11:11

Nei cieli degli Stati Uniti gli aerei disperdono ioduro d’argento per far nevicare di più

Con questa pratica, nota come inseminazione delle nuvole o cloud seeding, si punta a incrementare le precipitazioni nelle zone colpite dalla siccità. Non mancano però le polemiche sulla sicurezza e i dubbi sulla reale efficacia.
A cura di Valeria Aiello
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Un velivolo equipaggiato con razzi per l’inseminazione delle nuvole / Wikipedia
Un velivolo equipaggiato con razzi per l’inseminazione delle nuvole / Wikipedia

Una tecnica, nota fin dagli Anni 40 per alterare la struttura delle nuvole e incrementare le precipitazioni, sta avendo un forte rilancio negli Stati Uniti, dove la siccità sta aumentando in modo significativo. La pratica, chiamata inseminazione delle nuvole (o cloud seeding in inglese), sfrutta la dispersione nelle nubi di sostanze chimiche come lo ioduro d’argento, un composto che ha una struttura tale da indurre una reazione di congelamento del vapore acqueo. In altre parole, per aumentare la quantità di precipitazioni nevose in determinate zone, e avere dunque una riserva d’acqua aggiuntiva in primavera e in estate, le nuvole in transito su alcune regioni degli USA vengono stimolate seminando al loro interno composti chimici mediante l’impiego di aerei che trasportano razzi carichi di ioduro d’argento.

Solo nell’ultimo inverno, nello stato americano del Wyoming, dove il cloud seeding è finanziato nell’ambito di un programma federale, sono state effettuate 28 missioni di volo, non senza polemiche sulla sicurezza e l’impatto ambientale dello ioduro d’argento, la cui esposizione prolungata può causare inabilità temporanea ma non un danno cronico. Negli anni, diversi studi hanno però dimostrato la bassa tossicità dell’argento e dei composti da esso derivati, probabilmente in relazione alla quantità dispersa nelle nubi, inferiore di 100 volte rispetto alle emissioni industriali in molte parti del mondo. L’accumulo nel suolo e nella vegetazione, d’altra parte, non è stato sufficientemente studiato, così come non è chiaro se tale pratica sposti semplicemente la distribuzione spaziale delle precipitazioni anziché provocarne effettivamente di più in generale.

Attualmente, riporta la CNN, il cloud seeding è utilizzato in circa 50 Paesi, ma molti climatologi rimangono scettici sull’efficacia della tecnica nonché sul tempo e gli sforzi impiegati nel tentativo di manipolare il clima. Daniel Swain, uno scienziato del clima presso l’Università della California di Los Angeles, ha inoltre evidenziato la difficoltà nel progettare esperimenti scientifici per testare l’efficienza della tecnica. “Come facciamo a sapere quante precipitazioni sarebbero cadute se le nubi non fossero state inseminate? – ha affermato Swain – . Distinguere le precipitazioni dovute all'inseminazione artificiale è un qualcosa su cui non è possibile fare esperimenti veramente controllati”.

Secondo Swain, gli esperimenti cloud seeding in genere trattano un insieme ristretto di parametri, tenendo conto delle condizioni meteorologiche tra cui la copertura nuvolosa, l’ora del giorno e la posizione. Inoltre, i rapidi cambiamenti climatici aggiungono un altro livello all’elenco delle variabili, poiché con il progressivo riscaldamento globale, i modelli meteorologici e le nuvole evolvono costantemente, spesso in modi incontrollati.

In un esperimento condotto nel 2017 sopra il bacino di Payette, nell’Idaho, dove un aereo ha seminato ioduro d’argento in tre eventi di cloud seeding, gli scienziati hanno identificato “modelli di dispersione inequivocabili” in banchi di nuvole che normalmente non produrrebbero precipitazioni ma che, una volta trattati, hanno formato cristalli di ghiaccio rispecchiando lo schema di volo. Gli studiosi hanno dunque misurato, con radar e modelli matematici, la quantità di precipitazioni generate, nonostante permangano diverse incertezze sulla reale possibilità che la tecnica sia una soluzione concreta alla siccità, come affermato anche dagli stessi ricercatori coinvolti nella ricerca, tra cui Sarah Tessendorf, scienziata del National Center for Atmospheric Research di Boulder, in Colorado. La pratica, ha affermato l’esperta, potrebbe “aiutare nel corso degli anni ad aumentare i livelli di stoccaggio nei serbatoi ma la quantità di precipitazioni prodotte dalla semina delle nuvole – fino al 10% – non è affatto sufficiente a risolvere il problema”.

Nel complesso, una parte della comunità scientifica sottolinea inoltre il fatto che metodi che richiedono il dispiegamento di aerei alimentati a combustibili fossili per disperdere ioduro d’argento nelle nuvole siano controintuitivi rispetto all’obiettivo climatico di ridurre le emissioni da combustibili fossili. Secondo Tessendorf, ad ogni modo, si tratterebbe di un piccolo prezzo da pagare per migliorare la tecnologia: “Il numero di aerei e la durata di questi voli per fare il cloud seeding, così come i programmi che lo stanno facendo attualmente, impallidiscono rispetto al numero di voli commerciali e aerei che abbiamo nei cieli di tutto il mondo in questo momento – sostiene la ricercatrice – . Quindi per me è una goccia nel secchio di combustibili fossili extra che vengono bruciati, ma ciò non significa che non ci sia spazio per miglioramenti al fine di avere un processo più pulito”.

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