Mike Fincke sul primo rientro anticipato dalla ISS: “Non riuscivo più a parlare, i medici non sanno perché”

Il caso del primo rientro anticipato dalla Stazione Spaziale Internazionale (ISS) legato alle condizioni di salute di Mike Fincke è ancora senza una risposta. A rivelarlo è lo stesso Fincke, che per la prima volta ha raccontato cosa è successo il 7 gennaio 2026, quando un improvviso malore ha costretto la NASA a far rientrare in anticipo gli astronauti della Crew-11. In un’intervista all’Associated Press, l’astronauta ha descritto un episodio rapido e inatteso: non riusciva più a parlare, senza avvertire dolore, mentre si trovava a cena con il resto dell’equipaggio.
“È successo tutto all’improvviso, in pochi secondi” ha spiegato. Gli altri astronauti si sono subito resi conto che qualcosa non andava e hanno attivato i protocolli di emergenza, mettendosi in contatto con i medici a terra.
“I miei compagni di equipaggio si sono accorti subito che ero in difficoltà” ha raccontato Fincke. “Nel giro di pochi secondi, si sono dati tutti da fare”. Seguendo le indicazioni ricevute, hanno eseguito anche un’ecografia a bordo per monitorare le sue condizioni, utilizzando lo strumento portatile presente sulla ISS. L’episodio è durato circa 20 minuti, dopodiché la situazione è tornata alla normalità.
Il malore a bordo della ISS ancora senza spiegazione medica
Fincke ha spiegato che, nonostante i numerosi controlli effettuati dopo il rientro, i medici non sono ancora riusciti a individuare la causa del malore. Ha aggiunto che sono state escluse alcune ipotesi, come infarto o problemi di soffocamento, ma restano aperte altre possibilità.
Tra queste, anche gli effetti della permanenza prolungata in microgravità. Al momento dell’episodio, Fincke si trovava da circa 5 mesi e mezzo sulla Stazione Spaziale Internazionale, superando i 500 i giorni complessivi trascorsi in orbita nel corso della sua carriera.
La NASA sta analizzando anche i dati clinici di altri astronauti per verificare se si siano verificati casi analoghi. L’obiettivo è capire se si tratti di un evento isolato o di un fenomeno più ampio legato alla vita nello spazio.
Fincke ha sottolineato di non aver avuto altri episodi simili, ma il caso resta aperto. Anche per questo, l’Agenzia spaziale mantiene riservati molti dettagli: garantire la privacy medica degli astronauti è considerato fondamentale, soprattutto in vista delle future missioni di lunga durata nello spazio.