Medicina funzionale per vivere più a lungo. Il medico Ongaro: “Cerca le cause a monte e non i sintomi a valle”

Siamo abituati a concepire il medico come un professionista da consultare nel momento in cui avvertiamo qualche sintomo. Un dolore, un fastidio, un innalzamento della temperatura: il famoso campanello d'allarme che mette in allerta. Ci sono gli ipocondriaci che senza perdere tempo contattano il medico di base a qualsiasi segnale e chi invece oppone una certa resistenza al camice bianco. Il concetto di fondo è questo: il medico come cura di un problema. Negli ultimi anni invece, soprattutto oltreoceano, negli Stati Uniti, si sta facendo sempre più largo la medicina funzionale o antiageing, un concetto diverso anche dalla classica prevenzione che facciamo attraverso gli screening. "La medicina tradizionale è straordinaria quando si tratta di gestire le malattie. Ma ha un limite enorme: aspetta che tu ti ammali per intervenire. La medicina funzionale e anti-ageing parte da un presupposto diverso — capire perché il corpo funziona male prima che compaia una diagnosi. Non ti chiede "hai una malattia?", ti chiede “quanto bene funzionano i tuoi sistemi biologici?" – ha spiegato Fanpage.it il dottor Filippo Ongaro, medico degli astronauti e primo italiano ad essersi specializzato in queste discipline negli USA. "Guarda gli ormoni, il metabolismo, l'infiammazione, la salute mitocondriale. Cerca le cause a monte, non i sintomi a valle. Ho scoperto quest'approccio dopo aver lavorato anni come flight surgeon all'ESA (European Space Agency), dove lavoravo con astronauti che dovevano mantenersi in condizioni ottimali in ambienti estremi. E ho capito che quello che funziona per un astronauta funziona per tutti: la biologia non cambia, cambiano le condizioni".
Lo stress accelera l'invecchiamento
Vivere a lungo e in salute è un obiettivo di tutti. Ma oggi c'è un fattore a cui siamo sottoposti quotidianamente che può significativamente influenzare il nostro benessere. Lo stress. Non è un caso se fanno notizie le storie di persone, magari manager o lavoratori in ruoli apicali, che da un giorno all'altro decidono di cambiare radicalmente stile di vita, abbandonare le metropoli per scegliere luoghi e lavori meno stressanti. "Partiamo da due presupposti: l'obiettivo della medicina antiageing e funzionale non è aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni. E da un altro, ovvero che lo stress non è il nemico. È una risposta biologica che ci ha permesso di sopravvivere come specie. Il problema è che il nostro sistema nervoso non distingue tra un predatore che ci insegue e una condizione lavorativa difficile che magari dura anni— risponde allo stesso modo". E quando quella risposta diventa cronica, quando non si spegne mai, inizia a consumarti dall'interno. "Il cortisolo elevato in modo cronico accelera l'invecchiamento cellulare, compromette il sistema immunitario, altera il microbioma intestinale, aumenta il rischio cardiovascolare. Lo stress cronico non ti uccide in un giorno — ti erode lentamente. E il paradosso è questo: molte persone inseguono la longevità con integratori e diete, ma continuano a vivere in uno stato di allerta permanente. È come cercare di riempire un secchio bucato".
Come capire se il corpo è sotto pressione
Succede allora di svegliarsi al mattino e non sentirsi riposati, di mettersi a dieta e di perdere meno peso dell'obiettivo stabilito, di avere una brutta cera, un aspetto tirato e poco in salute. "È lo stress che pesa sul nostro benessere e anche sul nostro aspetto più di quanto immaginiamo, la stanchezza che non passa con il sonno. La difficoltà a perdere peso nonostante l'alimentazione corretta. La memoria che si annebbia. L'irritabilità che aumenta. La libido che cala. Questi non sono segnali di "età che avanza" — sono segnali di un sistema biologico sotto pressione prolungata. Negli anni l’ho visto in moltissime persone. Sono convinte di avere un problema ormonale, metabolico, tiroideo. E spesso alla base c'è una sola cosa: uno stress che dura da troppo tempo e che il corpo non riesce più a smaltire. Il problema non è lavorare tanto. Il problema è non recuperare mai".
Come affrontare lo stress
Tra le soft skill ora più richieste nel mondo del lavoro c'è la capacità di lavorare sotto pressione, il problem solving, e entrambe in qualche modo includono l'altra grande competenza del secolo. La gestione dello stress. Che ormai sappiamo essere anche una questione di salute. "Dobbiamo partire dall'assunto per cui lo stress non si domina, si gestisce. E la differenza non è semantica. Dominare lo stress significa combatterlo, resistergli, sopprimerlo. Gestirlo significa imparare a modulare la risposta del proprio sistema nervoso. Esistono pratiche che hanno un impatto biologico dimostrabile: la respirazione diaframmatica lenta abbassa il cortisolo in pochi minuti, attivando il sistema parasimpatico. L'esercizio fisico — quello giusto, non quello che ti distrugge — è il migliore regolatore dello stress che esista. Il sonno di qualità è il momento in cui il cervello si ripara e il sistema nervoso si resetta. E poi c'è una cosa che sottovalutiamo sempre: la chiarezza sulle priorità. Buona parte dello stress cronico non viene dal troppo lavoro — viene dal fare cose che non sentiamo nostre, dall'incapacità di dire no, dal vivere secondo le aspettative degli altri. Quella è una forma di stress che nessun integratore può risolvere".
Cambiare le abitudini partendo dal nostro corpo
Puntuali a inizio anno o a settembre arrivano i buoni propositi, quelli in cui ci si ripromette di cambiare stile di vita, di dedicarsi più a sé stessi e meno al lavoro, di ritagliarsi degli spazi per i propri desideri. Di migliorare in generale la qualità della vita. Ma quanto durano? Che capacità abbiamo davvero di portarli avanti? "Quando vogliamo provare a cambiare le nostre abitudini dovremmo sempre partire dal dato, non dall'intenzione. Questo è il punto su cui la maggior parte delle persone sbaglia. Si motiva, si promette di cambiare, dura tre settimane e ricade. Non perché manca la forza di volontà — la forza di volontà è una risorsa limitata, non è una virtù morale. Si ricade perché si parte dalle abitudini senza capire il proprio punto di partenza biologico. Io dico sempre: prima di cambiare quello che fai, capisci come stai". E in questo caso non si tratta solo di un'autoriflessione o di un'analisi interiore. La medicina anti-ageing si basa sui dati, sulla biologia. "Bisogna fare gli esami giusti. Guardare i marker metabolici, ormonali, infiammatori. Quando sai cosa non funziona, sai dove intervenire. E quando vedi i risultati migliorare sui dati, la motivazione si autoalimenta. Non devi più fare affidamento sulla forza di volontà — hai prove. E le prove cambiano i comportamenti in modo molto più stabile di qualsiasi proposito".
Tre consigli (più uno extra) del medico anti-ageing
Non esiste una pozione magica per una lunga vita (e a questo punto forse dovremmo cominciare pure a dubitare degli integratori), ma ci sono delle pratiche che possiamo mettere in atto per migliorare il nostro benessere. "Vorrei dare tre consigli semplici, ma non banali. Il primo: dormi come se la tua vita dipendesse dal sonno — perché è letteralmente così. Sette-nove ore, con orari regolari, in una stanza buia e fresca. Il sonno non è pigrizia, è manutenzione biologica. Il secondo: muoviti ogni giorno, in qualsiasi forma. Non serve la palestra, (anche se sarebbe utile) non serve un programma complicato (anche se questo accelera i risultati). Serve movimento quotidiano — camminare, salire le scale, fare qualcosa che ti faccia alzare dalla sedia. Il corpo umano non è progettato per stare fermo dodici ore al giorno. La sedentarietà è uno degli agenti di invecchiamento più potenti che esistano." Il terzo è la versione contemporanea dell'antica massima greca Conosci te stesso "Ovvero conosci i tuoi dati biologici. Fai gli esami. Non aspettare di stare male. La prevenzione vera non è semplicemente mangiare l'insalata — è sapere cosa succede dentro di te e agire prima che diventi un problema. Chi conosce i propri marker biologici ha in mano uno strumento che nessuna moda del benessere potrà mai sostituire. E poi se posso aggiungerne un quarto: cura le tue emozioni. Ridi, divertiti, stai con le persone che ami perché questo potrebbe essere più importanti di molti aspetti biologici".