L’ipotesi di Avi Loeb sullo strano cilindro metallico trovato su Marte da Curiosity: “No dichiarazioni dalla NASA”

Il rover Curiosity ha fotografato un misterioso cilindro metallico sulla superficie di Marte, nel cuore del cratere Gale, dove il robot della NASA sta conducendo le sue ricerche sin dall’agosto del 2012 (nel contesto della missione Mars Science Laboratory). Non si tratta affatto di una novità, dato che il frammento metallico, lungo una ventina di centimetri e apparentemente vuoto (simile a un tubo per impianti idraulici), è stato immortalato da Curiosity esattamente alle 20:58 del Tempo Coordinato Universale (UTC) – le 22:58 in Italia – dell’8 agosto 2022. Più precisamente, nel Sol 3556 dall’inizio della missione (il Sol è il giorno marziano e dura un po’ più di quello terrestre, ovvero circa 24,66 ore). Ma perché si è tornati a discutere di questo misterioso cilindro a quasi quattro anni dalla sua scoperta? La ragione risiede nel fatto che l’immagine è finita solo adesso sotto gli occhi del professor Avi Loeb, che l’ha commentata nel suo ultimo articolo pubblicato sul blog Medium.
L’astrofisico, che insegna presso il Dipartimento di Astronomia della prestigiosa Università di Harvard, ha sottolineato che lo strano oggetto era stato individuato nel database della NASA da Rami Bar Ilan. Alla sua attenzione è stato portato da due colleghi: il dottor Jan Špaček, uno scienziato che si occupa di analizzare le potenziali tracce di vita sul Pianeta Rosso, e la professoressa Carol Cleland, “che studia le anomalie da una prospettiva filosofica”, spiega il famoso ricercatore, particolarmente coinvolto nello studio dell’oggetto interstellare 3I/ATLAS. Le immagini sono state catturate dallo strumento Mastcam, composto da due fotocamere a colori ad alta risoluzione (1600×1200 pixel) che rappresentano l’occhio destro e sinistro del rover Curiosity. Sono in grado di riprendere anche video a 10 frame al secondo. L’oggetto risultava adagiato nella regolite marziana, alle pendici del Monte Sharp e nei pressi del Passo Paraitepuy, una delle zone più significative del cratere Gale dove opera il robot.

Sin dalla pubblicazione delle immagini nei vari database della NASA, compresi quelli del Jet Propulsion Laboratory (JPL) e della WUSTL, l’oggetto cilindrico è diventato di particolare interesse per le comunità di appassionati di UFO o, come vengono chiamati adesso, UAP, ovvero fenomeni aerei non identificati. Per molti era la prova della presenza di tecnologia aliena sul Pianeta Rosso, prove che sarebbero “sfuggite” al controllo dell’agenzia spaziale statunitense. Ad alimentare le suggestioni ha contribuito anche il fatto che la NASA non ha rilasciato alcuna dichiarazione riguardo a questo oggetto. Dunque, di cosa potrebbe trattarsi? Secondo il professor Avi Loeb, la spiegazione più probabile è che siamo di fronte a detriti di origine umana.
“Gli oggetti trovati dai rover che sembrano artificiali sono in genere identificati come detriti provenienti dal sistema di atterraggio della missione, come parti dello Sky Crane o dello scudo termico, che potrebbero essere stati trasportati dai venti o sparsi durante la discesa del rover nel 2012. Questo particolare cilindro anomalo potrebbe essere un pezzo di cablaggio o di materiale delle ruote di Curiosity stesso”, ha spiegato su Medium lo scienziato israeliano naturalizzato statunitense. “Il rover ha perso piccoli frammenti durante le sue operazioni e anomalie simili nelle immagini precedenti sono state ricondotte all’hardware della missione. Il rover Curiosity ha all’incirca le dimensioni di un piccolo SUV, misurando circa 3 metri di lunghezza, 2,8 metri di larghezza e 2,2 metri di altezza. Pesa quasi 899 chilogrammi ed è dotato di un braccio robotico lungo 2,1 metri e di ruote con un diametro di 50,8 centimetri”, ha aggiunto l’esperto.
In sostanza, ci troveremmo di fronte a una situazione analoga a quella di un altro frammento cilindrico fotografato il 12 febbraio 2022 dal rover Perseverance, più “giovane” di Curiosity e impegnato in un altro luogo su Marte, il cratere Jezero. In quel caso, come spiegato anche da Query, la rivista ufficiale del CICAP, si trattava della punta del trapano, più precisamente una punta da abrasione a testa piatta per perforare le rocce e analizzare il materiale interno. La punta fu abbandonata poco dopo l’arrivo del rover perché era stata montata prima del lancio e quindi avrebbe potuto subire una certa contaminazione atmosferica. Insomma, nulla di anomalo, esattamente come il tubo cilindrico fotografato pochi mesi dopo da Curiosity.
La differenza fra i due casi è che, in quello di Perseverance, la NASA ha confermato che si trattava della punta del trapano, mentre nel secondo non c’è stato alcun annuncio. “La NASA non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali su questo misterioso oggetto cilindrico”, ha chiosato Avi Loeb nel suo articolo. Chissà se, con il rinnovato interesse per questo strano oggetto, l’agenzia spaziale statunitense non decida di esprimersi. È chiaro che, dopo dieci anni di onorato servizio su terreni accidentati e complessi come quelli marziani, il rover possa aver perso qualche pezzo, come del resto già confermato da precedenti analisi.