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“Le sigarette alle erbe non sono più sicure del fumo tradizionale”: studio smonta i cosiddetti prodotti naturali

I ricercatori hanno messo a confronto diverse proprietà misurabili delle sigarette tradizionali con quelle delle sigarette alle erbe, facendo emergere che queste ultime, spesso promosse come “naturali”, non sarebbero affatto più sicure dei comuni prodotti da fumo.
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Le cosiddette sigarette alle erbe, talvolta pubblicizzate come “naturali” e “più sicure” di quelle tradizionali a base di tabacco, non solo non sarebbero meno dannose per la salute, ma per specifici parametri possono risultare persino peggiori. È quando emerso da un nuovo, approfondito studio condotto in India, dove queste alternative ai prodotti da fumo tradizionali hanno una grande diffusione, spinte proprio dalla narrazione e promozione salutista. Le sigarette alle erbe sono disponibili anche in Italia, tuttavia non contenendo tabacco e nicotina non sono controllate dal Monopolio di Stato, inoltre non sono soggette alle accise e ad altre restrizioni pubblicitarie (ma sono comunque vietate ai minori). La normativa meno rigida, secondo gli autori dello studio, rappresenta un rischio da non sottovalutare, proprio alla luce del fatto che queste sigarette alternative non sarebbero affatto più sicure delle comuni bionde, considerate un vero e proprio volano per molteplici patologie, dal cancro alle malattie cardiovascolari.

A determinare che le sigarette alle erbe non risulterebbero più sicure di quelle tradizionali è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati indiani dei dipartimenti di Ingegneria Chimica, Scienze della Terra e Ingegneria Civile dell'Istituto Indiano di Tecnologia di Gandhinagar (IITGN), che hanno collaborato a stretto contatto con colleghi statunitensi del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale dell'Università dell'Illinois Urbana-Champaign. I ricercatori, coordinati dal professor Sameer Patel, docente presso il Centro Kiran C. Patel per lo sviluppo sostenibile dell'IITGN, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto una serie di esperimenti con sigarette alle erbe di diverso tipo, ad esempio con combinazioni di menta, ninfea, camomilla, basilico, chiodi di garofano, tè verde e altri aromi. Due marchi analizzati usano foglie di ebano come involucro, esattamente come nel prodotto da fumo più diffuso in India, spiegano gli autori dello studio.

Il professor Patel e colleghi hanno messo a confronto due marchi di sigarette tradizionali con quattro di sigarette alle erbe, valutando diversi parametri, come dimensioni e quantità del particolato; la presenza di metalli e altri composti chimici; e il potenziale ossidativo, ovvero la capacità delle sostanze rilasciate di innescare la formazione di radicali ossidanti che danneggiano i tessuti. Le emissioni sono state valutate attraverso un sistema automatizzato a due camere in grado di replicare la respirazione umana.

Incrociando i dati è emerso che le sigarette alle erbe non solo non risultano più sicure dal punto di vista delle proprietà misurabili, ma che per alcuni aspetti hanno mostrato profili addirittura peggiori delle bionde tradizionali. È stato osservato che le sigarette alle erbe emettono il 20 percento in più di particolato ultrafine sotto i 500 nanometri, quello in grado di penetrare più in profondità nei polmoni e innescare patologie gravi. Per quanto concerne il carbonio organico (OC) e quello elementare (EC), i livelli sono risultati uguali o superiori, mentre i metalli non mostrano trend ben definiti, ma in generale non risultano inferiori a quelli delle comuni sigarette.

Ciò che ha preoccupato di più gli esperti è stato però il potenziale ossidativo emerso dagli esperimenti, ovvero la capacità di creare danni alle cellule. Per le sigarette alle erbe è risultato essere di 24 ± 6 pmol/μg-min, mentre per quelle tradizionali di 18 ± 5 pmol/μg-min. Le sigarette avvolte nelle foglie mostravano livelli superiori di particolato rispetto a quelle avvolte nella carta, con un potenziale ossidativo del 49 percento superiore. “I nostri risultati mettono in discussione la convinzione diffusa che senza tabacco significhi senza rischi. Le emissioni delle sigarette a base di erbe sono paragonabili o superiori a quelle delle sigarette di tabacco in quasi tutti i parametri misurati. Le varianti a base di erbe avvolte in foglie si sono rivelate le più pericolose tra tutti i campioni analizzati”, ha affermato il professor Patel in un comunicato stampa.

In un caso una sigaretta alle erbe a base di basilico ha mostrato la più elevata concentrazione di piombo, nonostante venisse commercializzata come “priva di sostanze chimiche e con un contenuto 100% naturale per uno stile di vita sano”, scrivono gli autori dello studio. “Questo risultato è importante perché molti consumatori associano i prodotti senza nicotina a una riduzione dei danni”, ha sottolineato il coautore dello studio professor Vishal Verma.

Chiaramente i ricercatori non stanno consigliando di fumare le sigarette tradizionali al posto di quelle alle erbe, dato che la loro pericolosità per la saluta è acclarata e ampiamente evidenziata da molteplici studi, ma che è sbagliato pensare che le sigarette alle erbe sono un prodotto più sicuro per la salute. Specificano anche che il loro studio si concentra sui parametri misurabili delle sigarette e non sui dati epidemiologici delle malattie, pertanto serviranno ricerche più approfondite per tutte le conferme del caso. I dettagli della ricerca “The lure of ‘Healthier Smoke': Comparative physical, chemical, and oxidative potential characterization of emissions from herbal and tobacco cigarettes” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Journal of Hazardous Materials.

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