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2 Novembre 2022
17:00

Le droghe ricreative, compresa la cannabis, aumentano il rischio di aritmie cardiache

Lo rivelano i risultati di un nuovo studio dell’American Heart Association, che ha osservato una probabilità aumentata del 35% di sviluppare fibrillazione atriale nei consumatori di cannabis.
A cura di Valeria Aiello
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Secondo un nuovo studio osservazionale dell’American Heart Association, l’uso di cannabis, metanfetamine, cocaina e oppiacei è associato a un significativo aumento del rischio di fibrillazione atriale, un disturbo del ritmo cardiaco potenzialmente mortale. La ricerca, che ha analizzato i dati clinici di oltre 23 milioni di persone che dal 2005 al 2015  si sono recate nei pronto soccorso o hanno richiesto un ricovero nelle strutture ospedaliere della California, suggerisce che tali sostanze hanno inoltre il potenziale per indurre complicazioni cardiovascolari a lungo termine.

I consumatori di marijuana, in particolare, hanno una probabilità aumentata del 35% di sviluppare fibrillazione atriale. “Nonostante, rispetto ad altre sostanze, la cannabis mostri un’associazione più debole con la fibrillazione atriale incidente, il suo consumo fornisce un’associazione di entità simile o maggiore a fattori di rischio come dislipidemia, diabete mellito e malattie renali croniche” hanno riferito gli autori dello studio.

La fibrillazione atriale è un alterazione del ritmo del pompaggio del cuore, derivante da disturbi elettrici nelle camere superiori, gli atri. Nei casi più gravi, possono formarsi coaguli che, finendo nel flusso sanguigno, possono causare ictus mortali. Il rischio più alto di fibrillazione atriale è stato riscontrato nei consumatori di metanfetamine, che hanno mostrato una probabilità aumentata del 86% rispetto ai non consumatori. La cocaina è risultata associata a un aumento del 61% del rischio di fibrillazione atriale mentre l’uso di oppiacei del 74%.

A differenza dell’uso di cocaina o metanfetamina, entrambi noti per portare a morte cardiaca improvvisa a causa di profonde interruzioni nella segnalazione elettrica ordinata e nel pompaggio all’interno dei ventricoli, ad oggi non è stato dimostrato alcun meccanismo per cui l’uso di marijuana provochi aritmie cardiache. Secondo gli studiosi, l’inalazione di particolati è tuttavia da considerare come probabile fattore di rischio, in considerazione anche dei risultati di precedenti studi che hanno riscontrato come i particolati inspirati attraverso il fumo di tabacco determinino un aumento dei processi infiammatori che, a loro volta, sono un fattore scatenante noto per la fibrillazione atriale.

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