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Covid 19

Le conseguenze del Covid si ripercuotono su cervello e memoria anche a distanza di un anno

Lo rileva uno studio italiano coordinato dall’Università Statale di Milano e frutto di una collaborazione tra il Centro “Aldo Ravelli” dell’Ateneo, l’ASST Santi Paolo e Carlo e l’IRCCS Auxologico.
A cura di Valeria Aiello
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A più di tre anni dallo scoppio della pandemia, è ormai noto è il Covid si manifesta tipicamente con sintomi respiratori, ma a volte può causare complicazioni neurologiche, con compromissione delle funzioni sensoriali, motorie e cognitive. Ciò che non è ancora completamente chiarito è l’insieme delle possibili conseguenze neurologiche dopo la guarigione, ma un nuovo studio italiano, coordinato dal neurologo Alberto Priori, docente del dipartimento di Scienze della Salute dell’Università Statale di Milano e frutto di una collaborazione tra il Centro “Aldo Ravelli” dell’Ateneo, l’ASST Santi Paolo e Carlo e l’IRCCS Auxologico, ha fatto luce sugli effetti cerebrali che possono essere riscontrati anche a distanza di un anno dall’infezione.

La ricerca, che ha selezionato sette pazienti che presentavano disturbi cognitivi persistenti (vuoti di memoria, difficoltà di concentrazione e la cosiddetta “nebbia” mentale) mai lamentati prima del Covid, ha evidenziato la presenza di alterazioni del funzionamento delle aree cerebrali temporali (sede della funzione della memoria), del tronco encefalico (sede di alcuni circuiti che regolano l’attenzione e l’equilibrio) e nelle aree prefrontali (che regolano l’energia mentale, la motivazione e, in parte, il comportamento) in tre pazienti, di cui uno – che presentava un disturbo cognitivo più grave – ha mostrato anche l’accumulo di amiloide, una proteina associata alla neurodegenerazione e implicata nella malattia di Alzheimer.

In questo paziente, in particolare, la tomografia ad emissione di positroni (PET) ha rilevato un abnorme accumulo di amiloide nel cervello e particolarmente nei lobi frontali e nella corteccia cingolata (legate a funzioni cognitive complesse ed alle emozioni)” ha spiegato Luca Tagliabue, direttore della divisione di Medicina Nucleare e Radiodiagnostica dell’ASST-Santi Paolo e Carlo e co-autore dello studio.

Gli altri quattro pazienti esaminati, pur lamentando disturbi cognitivi, non hanno mostrato alterazioni nella funzionalità cerebrale, suggerendo che i postumi del Covid possano derivare da “modificazioni di tipo esclusivamente psicologico analoghe al disturbo postraumatico da stress” ha osservato la professoressa Roberta Ferrucci, docente di psicobiologia dell’Università Statale di Milano e prima autrice dello studio.

Nell’insieme, i risultati della ricerca hanno dunque indicato che a distanza di un anno dalla malattia ci possono essere in un certo numero di pazienti che mostrano ancora alterazioni cognitive, in parte dovute ad alterazioni psichiche senza un correlato metabolico sul cervello e in parte correlate ad alterazioni del metabolismo cerebrale, occasionalmente associate alla deposizione di molecole tossiche per i neuroni. “Questo studio – ha aggiunto il professor Vincenzo Silani, già docente di Neurologia dell’Università Statale di Milano e co-autore senior della ricerca – offre un ventaglio di ipotesi interpretative del danno post-Covid e pone le basi per una valutazione diversificata del paziente nel lungo termine”.

I processi neurodegenerativi – ha precisato Silani, che è anche direttore del dipartimento di Neuroscienze di Auxologico IRCCS – potrebbero anche innestarsi post-infezione in casi selezionati secondo diverse vie patogenetiche e questa, ovviamente, è la domanda principale che ci poniamo: possiamo attenderci nel futuro patologie neurodegenerative?”.

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