L’associazione svizzera che consente il suicidio assistito anche senza malattia: il caso Pegasos

Di Pegasos, l'associazione svizzera nota per permettere il suicidio assistito anche in assenza di una malattia incurabile, si è parlato già in passato, ma il recente caso di Wendy Duffy ha riaperto il dibattito sulla sua legittimità, etica e legale. Come altri precedenti assistiti di Pegasos, Wendy, 56enne britannica, ha fatto richiesta per il suicidio assistito pur non avendo gravi problemi di salute fisica. La donna ha infatti raccontato di aver maturato questa scelta perché incapace di convivere con il dolore per la morte del figlio, avvenuta quattro anni fa.
La donna, che in passato aveva già tentato il suicidio, ha spiegato al Daily Mail che nonostante i diversi percorsi terapeutici tentati dopo la morte del figlio non ha mai cambiato idea sulla sua decisione. Per questo motivo si è rivolta a Pegasos, che ha accettato la sua richiesta di suicidio assistito. L'assistenza però non è gratuita. Wendy ha dovuto pagare una somma di circa 10.000 sterline. Secondo quanto si legge sul sito ufficiale dell'associazione, il costo dell'assistenza al suicidio si aggira infatti sui 10.000 franchi (poco più di 10.800 euro).
Cosa dice la legge svizzera sul suicidio assistito
In Svizzera il suicidio assistito non è punito dalla legge. Quindi anche l'assistenza è legittima in termini legali, a patto che non sia dettata da "motivi egoistici". L'articolo 115 del codice penale svizzero stabilisce infatti che "Chiunque per motivi egoistici istiga alcuno al suicidio o gli presta aiuto è punito, se il suicidio è stato consumato o tentato, con una pena detentiva sino a cinque anni o con una pena pecuniaria". Tuttavia questo non significa che chiunque può accedere al suicidio assistito.
Secondo le linee guida ufficiali elaborate dall'Accademia Svizzera delle Scienze Mediche (SAMS) ci sono alcuni requisiti indispensabili: la persona deve essere lucida e in grado di prendere una decisione consapevole, l'autodeterminazione, l'aver valutato tutte le alternative e la presenza di una "grave sofferenza intollerabile": "Ciò include sintomi gravi della malattia e/o compromissioni funzionali clinicamente definibili, e l’espressione dell’intollerabilità è comprensibile per il medico", si legge sul sito di SAMS.
Pegasos non è infatti l'unica associazione svizzera a offrire assistenza per il suicidio assistito, ma è sicuramente tra quelle con i requisiti medici meno stringenti. Nello specifico l'associazione non richiede ad esempio che ci sia una malattia incurabile o comunque una condizione cronica che causa dolori insopportabili, come invece fanno altre associazioni in Svizzera.
Cosa fa l'associazione Pegasos
Sul suo sito ufficiale si presenta così: "Pegasos, un'organizzazione no-profit con sede a Basilea, in Svizzera, ritiene che sia diritto umano di ogni adulto razionale di mente sana, indipendentemente dallo stato di salute, scegliere il modo e la tempistica della loro morte". In base a quanto riporta il portale web di SSR (Società svizzera di radiotelevisione) i requisiti per fare richiesta sono: essere maggiorenni, essere ritenuti lucidi alla valutazione psichiatrica e pagare la quota.
La vicenda è complessa perché sebbene l’articolo 115 del Codice penale svizzero autorizzi l’assistenza al suicidio a patto che non sia motivata da interessi egoistici, l'impostazione adotta da Pegasos ha attirato le critiche di molti. Non solo dei residenti di Roderis, frazione del comune di Nunningen, nel Canton Soletta, dove si trova la sede operativa, ma anche e soprattutto dai familiari di alcune degli assistiti che hanno ottenuto il suicidio assistito.
Le critiche
Da una parte c'è chi ritiene che il costo richiesto faccia cadere il requisito indispensabile affinché l'assistenza al suicidio assistito sia legale in Svizzera, ovvero che non sia finalizzato da motivi egoistici. Tuttavia, come ha chiarito a Swissinfo.ch l'avvocata Meret Rehmann, non è facile dimostrare come vengano usati i soldi chiesti agli assistiti. L'associazione si definisce no-profit, inoltre facendo una veloce verifica sul web si può vedere come anche altre associazioni svizzere per il suicidio assistito – sebbene con alcune eccezioni- chiedano costi simili, o comunque piuttosto importanti, per coprire le spese necessarie.
Oltre all'aspetto prettamente economici, ci sono altre questioni in ballo, sia operative che etiche. Diverse famiglie britanniche hanno accusato l'associazione di aver aiutato i loro cari a morire senza che ci fosse un motivo medico valido. D'altronde la stessa associazione descrive la libertà di decidere quando e come morire un diritto umano di chiunque.
Nella sezione del sito dedicato alle domande frequenti al quesito "La morte assistita è legale in Svizzera?", la risposta è la seguente: "Secondo la legge svizzera, la morte assistita è legale se la persona che vuole l'assistenza per morire possiede capacità decisionale e ha "controllo" sulla sua morte e le motivazioni di coloro che assistono non sono egoistiche". In un altro punto, rispetto alla necessità che ci sia o meno una malattia terminale per procedere alla richiesta, l'associazione spiega ce sebbene non sia necessario essere malati terminali "è sempre necessario un attento controllo per accompagnare le persone nel loro ultimo viaggio". Altre associazioni svizzere chiedono in ogni caso la presenza di una malattia che porta alla morte o di una condizione che implica dolore incontrollabile.
La rabbia dei familiari
In alcuni casi specifici, la rabbia dei parenti che hanno perso il loro cari è stata alimentata dall'essere rimasti all'oscuro di tutto. Com'è successo Judith Hamilton, che ha salutato l'ultima volta suo figlio credendo che fosse in partenza per un viaggio a Parigi. L'uomo infatti, 47 anni, aveva deciso di non dire nulla alla famiglia e di partire per la Svizzera senza comunicare la sua decisione alla famiglia.
Oggi, in merito a questo punto, Pegasos chiede ai pazienti di informare le famiglie della loro decisione. Tuttavia per molti questo non basta, soprattutto dopo il caso di un'assistita che ha falsificato l'email della figlia per tenerla all'oscuro della sua decisione. In base a quanto riporta Swissinfo.ch, dopo questo episodio l'associazione ha detto che verificherà l'identità dei familiari tramite videochiamata. Sul sito dell'associazione al momento non viene chiarito questo aspetto pratico, ma viene espressamente detto che "Pegasos richiede che tu informi la tua famiglia, anche se sai che non saranno di supporto".