Covid 19
14 Febbraio 2022
9:47

La variante Deltacron esiste davvero: monitorata in UK, ma non dobbiamo preoccuparci

L’UKHSA, un’agenzia di salute pubblica del Regno Unito, in un documento ufficiale ha confermato l’esistenza della variante Deltacron, ibrida tra Omicron e Delta.
A cura di Andrea Centini
Particelle virali del coronavirus SARS–CoV–2 su cellule umane. Credit: NIAID
Particelle virali del coronavirus SARS–CoV–2 su cellule umane. Credit: NIAID
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All'inizio di gennaio i ricercatori dell'Università di Cipro avevano annunciato di aver identificato una peculiare variante ricombinante del coronavirus SARS-CoV-2, soprannominata “Deltacron” poiché ibrida tra la variante Omicron (B.1.1.529) e la variante Delta (B.1.617.2). Sin dapprincipio si era parlato di un potenziale errore di laboratorio, una contaminazione avvenuta durante lo stesso ciclo di sequenziamento di campioni virali infettati da entrambi i ceppi. L'errore di laboratorio è stato confermato – indirettamente – un paio di settimane dopo, quando i ricercatori dell'ateneo cipriota decisero di rimuovere le sequenze della presunta “variante Deltacron” dalla banca dati genomica internazionale GISAID. La storia sembrava finita lì, ma la famigerata variante ibrida è rispuntata in un documento ufficiale della UK Health Security Agency (UKHSA), un'agenzia sanitaria del Regno Unito. Che cosa è successo esattamente?

La variante Deltacron, indicata col nome generico di Delta x Omicron Recombinant, è finita nella voce “Segnali attualmente in fase di monitoraggio e indagine” dell'ultimo rapporto “Guida alle varianti di interesse per la salute pubblica del SARS-CoV-2”, datato venerdì 11 febbraio 2022. È un'ammissione esplicita che la variante è sotto monitoraggio da parte degli enti sanitari britannici. Come indicato dal Mirror e da altri quotidiani del Regno Unito, Deltacron è stata rilevata in un paziente, che sarebbe stato contemporaneamente infettato sia dalla Delta che dalla Omicron, facendo emergere il ceppo ibrido durante la fase di replicazione virale. Ciò ha spinto l'UKHSA ad attivare tutte le procedure di monitoraggio necessarie. L'esistenza di una vera Deltacron non è tuttavia una sorpresa per gli esperti, a causa dell'estrema circolazione virale simultanea delle ultime due varianti dominanti. “Una variante ricombinante Delta/Omicron si è quasi sicuramente già formata da qualche parte, ma il fatto che si formi non basta: deve essere anche più performante di Omicron per diffondersi e questo è molto difficile. Per nulla scontato. Personalmente dubito che ne vedremo una. I casi riportati a Cipro sono quasi sicuramente un artefatto del sequenziamento (cioè un sequenziamento fatto in pazienti infetti contemporaneamente coi due virus)”, aveva dichiarato dopo l'annuncio dell'Università di Cipro il professor Giorgio Gilestro, docente di Neurobiologia presso l'Imperial College di Londra.

Il fatto che Deltacron sia esplicitamente sotto indagine nel Regno Unito comunque non deve essere motivo di preoccupazione. Il numero esatto di casi è attualmente sconosciuto ma si ritiene che sia basso; inoltre, come indicato dal Mirror, l'UKHSA ha affermato di aver fatto segnalazione nel documento semplicemente perché tiene traccia di tutto ciò che riguarda le varianti del coronavirus SARS-CoV-2, non perché ci siano particolari minacce imminenti. Non a caso nella voce “Segnali attualmente in fase di monitoraggio e indagine” la Deltacron è in compagnia della variante B.1.640 (emersa in Congo a settembre 2021) e la sottovariante della Omicron BA.3.

Come affermato al Mail Online dal professor Paul Hunter, docente di Malattie infettive presso l'Università dell'East Anglia, Deltacron “non dovrebbe rappresentare una minaccia eccessiva” per via dell'elevata diffusione dei vaccini anti Covid e del tasso di immunità sia contro Omicron che contro Delta. In pratica, si troverebbe innanzi a tantissimi semafori rossi che ne impedirebbero la circolazione. “Al momento non sono eccessivamente preoccupato. Se sia Delta che Omicron stanno calando, in teoria, questa [variante] dovrebbe avere difficoltà a decollare”, ha chiosato il professor Hunter.

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