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La mappa dell’inquinamento da ritardanti di fiamma: “Minaccia per gli animali di tutti i continenti”

Elaborata dal Green Science Policy Institute, la mappa interattiva mostra dove e quali sono le specie animali in cui sono stati riscontrati i più alti livelli di questi inquinanti.
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A cura di Valeria Aiello
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Un nuova mappa interattiva, elaborata dal Green Science Policy Institute, fa luce sul problema dell’inquinamento da ritardanti di fiamma, miscele di composti chimici artificiali che vengono aggiunte a un’ampia varietà di prodotti, come plastiche, articoli tessili e apparecchiature elettroniche, per ridurne l’infiammabilità. La maggior parte dei ritardanti di fiamma è altamente persistente nell’ambiente e può impiegare decenni per degradarsi, rappresentando una seria minacciaper la salute umana e quella della fauna selvatica: queste pericolose sostanze sono state rilevate ovunque, dai ricci di mare alle linci rosse, fino alle volpi artiche, e a livelli allarmanti anche in specie a rischio estinzione, come panda, scimpanzé e orche assassine.

Per realizzare la mappa, il Green Science Policy Institute ha esaminato circa 20 anni di letteratura scientifica sui ritardanti di fiamma, mostrando la posizione e il tipo di animale risultato contaminato. Nel complesso, il lavoro mette in risalto l’ampiezza del problema e i pericoli che comporta. “Le persone che inquinano – evidenzia l’autrice principale dell’analisi, Lydia Jahl – non sono le più colpite: lo sono invece le specie che vivono in habitat ben definiti, come le tartarughe, i delfini, le volpi e le farfalle”.

Formalmente, i ritardanti di fiamma si suddividono in diverse classi, che comprendono gli eteri di difenile polibromurati (PBDE), gli esabromociclododecani (HBCDD), i tetrabromobisfenolo A (TBBPA) e i bifenili polibromurati (PBB) e i policlorobifenili (PCB). Alcune classi, come i PBB e i PCB, sono ormai fuori uso, sostituiti da composti chimici ritenuti più sicuri, come paraffine clorurate e organofosfati, sebbene siano tutte sostanze tossiche, alla cui esposizione sono stati collegati tumori al fegato, alla tiroide e ai reni, disturbi endocrini ed effetti sullo sviluppo neurologico. Molti degli stessi problemi di salute riscontrati negli umani, colpiscono anche gli animali, ha affermato Jahl. “Questo è un effetto collaterale davvero spiacevole di qualcosa che dovrebbe proteggerci dagli incendi” ha aggiunto l’esperta.

I livelli più alti sono stati riscontrati nei grandi mammiferi marini e nei rapaci, e si sospetta che queste sostanze chimiche stiano decimando la popolazione di orche assassine, danneggiando gravemente gli esemplari più giovani e il sistema immunitario della specie. Secondo alcuni studi, queste sostanze potrebbero essere responsabili della perdita della metà della popolazione mondiale di orche assassine.

I ritardanti di fiamma sono stati trovati in livelli particolarmente alti nelle rane a macchie nere che vivono vicino a impianti di smaltimento dei rifiuti elettronici in Cina, nelle quali sembrano causare danni epatici e compromettere la vitalità delle uova. A ciò si sommano i rischi derivanti dal fatto che i ritardanti di fiamma sono anche altamente mobili e percorrono lunghe distanze attraverso l’acqua e l’aria. Nello specifico, la ricerca ha rilevato livelli elevati anche negli scimpanzé che vivono in un parco nazionale protetto dell’Uganda, in uno dei territori più interni dell’Africa, lontano da un sito di produzione di ritardanti di fiamma.

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