Invasione di scarabei giapponesi, come riconoscerli e quali sono i rischi: la spiegazione dell’ecologo

In questi giorni è balzato nuovamente agli onori della cronaca il coleottero o scarabeo giapponese (Popillia japonica), un insetto alieno e invasivo che può arrecare gravissimi danni economici e non solo. La ragione risiede nel fatto che gli adulti divorano foglie, fiori e frutti di numerose specie di piante, sia di interesse commerciale che selvatiche (è dunque una specie polifaga), mentre le larve possono devastare manti erbosi, prati e pascoli nutrendosi delle radici.
Il coleottero giapponese sta creando problemi significativi soprattutto in Lombardia e Piemonte, dove sono stati attivati dei piani di contenimento dei rispettivi servizi fitosanitari regionali. In Piemonte, ad esempio, a partire dalla fine del mese scorso sono state collocate circa 1200 trappole a forma di ombrello con esche specifiche, progettate per attirare e uccidore gli esemplari adulti dell'insetto. Per comprendere meglio qual è l'impatto di questa specie e come riconoscerla, Fanpage.it ha contattato l'ecologo Andrea Bonifazi, fondatore e gestore della pagina “Scienze Naturali” presente sui principali social network. Ecco cosa ci ha raccontato.

Dottor Bonifazi, per prima cosa le chiediamo, da dove arriva questo insetto?
Popillia japonica è un coleottero della famiglia degli scarabei. Come suggerisce il nome, è originario del Giappone, ma anche della Russia, quindi è molto orientale rispetto a noi. La specie è stata introdotta in Nord America all'inizio del XX secolo, mentre in Europa continentale, a quanto pare, la prima segnalazione – o comunque una delle primissime segnalazioni – arriva proprio dall'Italia e risale al 2014, quando alcuni esemplari furono avvistati tra la Lombardia e il Piemonte. Ad oggi in Italia è molto diffuso nel Settentrione, principalmente nelle due sopracitate regioni, ma ci sono focolai anche in Val D'Aosta, Emilia Romagna e altrove. Non risultano invece avvistamenti nel Lazio.
Come lo riconosciamo questo scarabeo?
Questo è uno dei problemi, perché un occhio non esperto potrebbe confonderlo con altre specie di aspetto e abitudini similari. Rientra infatti nel novero di coleotteri verdi metallizzati, dei quali ne esistono diverse specie. Tendenzialmente questa specie la si riconosce perché, pur avendo il corpo verde metallizzato, le sue elitre più scure non ricoprono totalmente l'addome, inoltre, lateralmente rispetto all'addome, ha dei ciuffetti di peli bianchi che permettono di distinguerlo agevolmente.

Quanto è grande?
Mediamente è lungo poco più di 1 centimetro.
Come è arrivato in Italia?
È arrivato come gran parte degli insetti alieni che si spostano per il pianeta, quindi attraverso piante ornamentali, prodotti agricoli etc. Ma la specie è stata trovata anche su aerei e navi, quindi magari si è spostata con merci e altro materiale di trasporto. Ha utilizzato diversi vettori per diffondersi. Chiaramente questo scarabeo non vola da un continente all'altro, nonostante sia un ottimo volatore. Riesce infatti a volare fino a 8 chilometri al giorno, il che spiega come mai è una specie così invasiva.
Ogni anno aumenta di una decina di chilometri l'areale di distribuzione in Lombardia
Sì, è un dato del Servizio Fitosanitario della Lombardia.
La specie non comporta problemi per le persone, non è velenosa e non punge, ma ha un grande impatto economico ed ecologico
Esatto. Innanzitutto questo scarabeo crea danni durante tutto il suo ciclo vitale, sia da larva che da adulto. Ha un ciclo vitale che dura circa un anno e si riproduce una sola volta, per fortuna. Gli adulti sono attivi principalmente da giugno a settembre. La fase larvale rappresenta un problema perché mangia le radici, soprattutto delle graminacee. In Lombardia hanno dovuto dovuto ripiantare totalmente diversi campi erbosi che venivano utilizzati per lo sport. Gli adulti attaccano invece un gran quantitativo di piante – circa 300 specie diverse – diverse delle quali da frutto. Ha un impatto notevole perché quando si nutre delle foglie le scheletrizza, lasciando solo la venatura centrale. E poi mangia anche fiori e frutti. Oggettivamente c'è un impatto economico importante, ma anche in termini di biodiversità, dato che influenza le specie autoctone.

Va a occupare la nicchia ecologica di qualche coleottero e altri insetti affini?
Va in competizione con diverse specie di insetti, non ce n'è una in particolare ad essere colpita, proprio perché è una specie altamente adattabile. E il problema è che non ha predatori naturali. C'è qualcuno che lo mangia accidentalmente, ma non ha dei veri nemici. Lo scarabeo giapponese ricalca esattamente lo stereotipo della specie aliena invasiva. Non tutte le specie aliene lo sono, ma in questo caso l'insetto ha tutti i crismi per essere definito tale: ha una forte adattabilità, è prolifico, non ha predatori naturali etc etc. Ce li ha tutti.
Cosa possiamo fare per arginare questa specie aliena?
Soprattutto in Lombardia c'è il Servizio Fitosanitario Regionale che sta facendo monitoraggi, catture e controlli attivi anche su eventuali vettori di trasporto. Stanno cercando selettivamente di controllarla. Gli adulti risultano abbastanza facili da catturare perché sono gregari. Quando trovi un focolaio riesci comunque a prenderne parecchi. L'importante comunque è evitare il fai-da-te.
Come mai?
Se piazzi una trappola a feromoni non rischi solo di prendere lo scarabeo giapponese, ma anche tante altre specie, rischiando di andare a creare un danno ecosistemico più grande di quello che stai andando a risolvere.
Quindi affidarsi solo ai professionisti
Esatto
Alla luce degli effetti del cambiamento climatico, ritiene che questa specie possa ampliare molto il suo areale di distribuzione in Italia? Pare che ami molto il caldo e l'umidità
Mi aspetto di sì
Quindi non sarà possibile confinarla dove si trova adesso
Secondo me la si potrà controllare, ma arginarla sarà molto difficile. Bisogna sperare che, come avvenuto con altre specie aliene, dopo l'esplosione demografica iniziale il problema è poi un po' rientrato, perché si sono assestate o perché magari specie autoctone le hanno trovate come utili fonti di cibo. Può capitare, a volte la natura riesce a trovare un equilibrio.
Questi coleotteri però sono presenti in Italia relativamente da poco tempo, potrebbe volerci molto prima di arrivare a una potenziale situazione di equilibrio
Esatto. È una delle possibilità che ogni tanto può verificarsi, ma non sempre. Specie che hanno creato un problema gigantesco all'inizio ma che poi si è ridimensionato. Non annullato, ma ridimensionato sì.