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23 Novembre 2022
14:11

Il Fuoco di Sant’Antonio aumenta il rischio di ictus e infarto del 30%, secondo uno studio

Uno studio condotto su oltre 200mila persone ha rilevato un’associazione tra il Fuoco di Sant’Antonio e un aumento del rischio di ictus e infarto.
A cura di Andrea Centini
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Fuoco di Sant’Antonio. Credit: wikipedia
Fuoco di Sant’Antonio. Credit: wikipedia

Il Fuoco di Sant'Antonio o herpes zoster, la dolorosa eruzione cutanea scatenata dal virus della varicella, è associato a un rischio sensibilmente superiore di sviluppare un grave evento cardiovascolare – come un infarto o un ictus – nel corso della vita. Tale rischio, stimato nel 30 percento, resta elevato anche 12 anni (o più) dopo aver sviluppato la condizione cutanea virale. Fortunatamente da diverso tempo è disponibile un vaccino per prevenire il Fuoco di Sant'Antonio, inoltre è in sviluppo un'innovativa formulazione basata sull'RNA messaggero (mRNA) come i vaccini anti Covid, anche se i ricercatori devono ancora comprenderne l'impatto sul rischio di eventi cardiovascolari.

A determinare che il Fuoco di Sant'Antonio è associato a un rischio superiore di infarto e ictus è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati del Channing Division of Network Medicine del Brigham and Women's Hospital, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi della Scuola di Medicina dell'Università di Harvard e del Dipartimento di Ricerca dell'Olmsted Medical Center. I ricercatori, coordinati dalla professoressa Sharon G. Curhan, docente presso il Dipartimento di Medicina dell'ospedale universitario del Massachusetts, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto uno studio di osservazione longitudinale sui dati di oltre 200 mila uomini e donne, provenienti da tre coorti distinte: il Nurses' Health Study, il Nurses' Health Study II e l'Health Professionals Follow-Up Study. I ricercatori si sono concentrati su persone che non avevano una precedente storia di ictus o malattia coronarica e le hanno seguite per un periodo di follow up fino a 16 anni. L'incidenza delle varie condizioni è stata valutata attraverso questionari biennali e confermate attraverso la revisione delle cartelle cliniche.

Incrociando tutti i dati la professoressa Curhan e i colleghi hanno determinato che le persone che avevano sviluppato il Fuoco di Sant'Antonio presentavano un rischio a lungo termine di eventi cardiovascolari del 30 percento superiore rispetto a chi non l'aveva avuto. Tale rischio, come indicato, restava elevato anche dopo 12 anni o più. La ragione di tale rischio, secondo gli esperti, potrebbe essere legata all'infiammazione e ai danni che il virus varicella-zoster "risvegliato" può innescare nei vasi sanguigni. Ricordiamo che il Fuoco di Sant'Antonio è una recrudescenza dell'infezione causata dal patogeno della varicella, che resta quiescente nel nostro organismo per tutta la vita dopo il contagio. In alcune persone, anche a decine di anni di distanza, il virus può riattivarsi – ad esempio a seguito di un evento in grado di indebolire il sistema immunitario – e manifestarsi con le dolorose eruzioni cutanee. I meccanismi patologici legati agli eventi cardiovascolari sono al vaglio degli scienziati.

Poiché i risultati della ricerca indicano che ci sono implicazioni a lungo termine causate dall'infezione da virus varicella-zoster, gli autori dello studio raccomandano la vaccinazione contro il Fuoco di Sant'Antonio laddove possibile. Un precedente studio condotto da scienziati dell'Asan Medical Center di Seoul (Corea del Sud) aveva determinato che l'eruzione cutanea aumenta il rischio di attacco cardiaco del 59 percento e di ictus del 35 percento. I dettagli della nuova ricerca “Herpes Zoster and Long‐Term Risk of Cardiovascular Disease” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of The American Heart Association (JAHA).

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