Gli incubi ricorrenti sono associati a morte precoce e invecchiamento accelerato, secondo uno studio

Immagine
Ricercatori britannici hanno trovato un’associazione statistica rilevante tra l’avere i brutti sogni ogni settimana, l’invecchiamento biologico accelerato e soprattutto il rischio più elevato (circa il triplo) di morte prematura. Per le conferme andranno condotte ricerche più approfondite.

Fare spesso brutti sogni è associato a un invecchiamento biologico più rapido e persino a un rischio sensibilmente superiore di morte prematura. È quanto emerso da un nuovo studio appena presentato in una conferenza dell'European Academy of Neurology (EAN) Congress 2025, attualmente in corso di svolgimento a Helsinki, in Finlandia. Si tratta di un'associazione significativa che andrà indagata con studi più approfonditi, poiché il legame tra gli incubi e la morte precoce – indicata nello studio come precedente ai 75 anni di vita – è risultato persino più forte di quello con fattori predittivi ampiamente riconosciuti, come obesità, fumo e sedentarietà.

Numerose ricerche hanno già evidenziato che gli incubi non rappresentano solo un problema di benessere mentale, ma anche fisico. Essi, infatti, disturbano il sonno interrompendo il naturale processo di recupero e ripristino delle energie donato dal riposo. In più fanno accumulare concentrazioni significative di cortisolo, il famigerato ormone dello stress, che a sua volta può avere un impatto rilevante sulla salute, esacerbando problemi cardiovascolari, sopprimendo il sistema immunitario e favorendo l'aumento del peso, fra le altre cose. Un recente studio condotto da scienziati britannici dell'Università di Birmingham, inoltre, ha rilevato che i brutti sogni erano correlati "in modo lineare e statisticamente significativo" con un rischio più alto di declino cognitivo e demenza, nello specifico in persone di mezza età. Il nuovo studio ha fatto uno step successivo, andando a caccia della correlazione tra i segnali generali di invecchiamento biologico, la mortalità precoce e gli incubi.

A condurre l'indagine il professor Abidemi I. Otaiku del Dementia Research Institute del Regno Unito, che ha collaborato a stretto contatto con colleghi dell'Imperial College di Londra. Gli scienziati sono giunti alle loro conclusioni dopo aver messo a confronto il tasso di incubi con indicatori dell'invecchiamento biologico (lunghezza dei telomeri e orologi epigenetici) e morte prematura. Nello studio sono stati analizzati i dati di circa 4.200 adulti con un'età compresa tra i 26 e i 74 anni e di 2.500 bambini tra gli 8 e i 10 anni. Il professor Otaiku e colleghi hanno tenuto traccia della frequenza degli incubi nell'arco di 18 anni e delle morti precoci, cioè avvenute prima dei 75 anni. Durante il periodo di follow-up si sono verificati circa 230 decessi prematuri.

Incrociando tutti i dati è emersa un'associazione forte e indipendente tra i brutti sogni ricorrenti e l'invecchiamento biologico accelerato, così come con la mortalità precoce. Nello specifico, è stato osservato che le persone che avevano incubi settimanali non solo presentavano i telomeri più corti e valori “sballati” dei tre orologi epigenetici per determinare l'età biologica (DunedinPACE, GrimAge, PhenoAge), ma anche il triplo del rischio di morire prima dei 75 anni, rispetto a chi non aveva brutti sogni ricorrenti. “L'analisi di mediazione ha rivelato che l'invecchiamento biologico accelerato spiega circa il 39 percento della relazione tra incubi e mortalità prematura, il che suggerisce che lo stress e l'interruzione del sonno causati dagli incubi potrebbero avere un impatto diretto sui processi di invecchiamento cellulare”, hanno spiegato il professor Otaiku e colleghi nell'abstract dello studio.

È doveroso sottolineare che si è trattato di uno studio di associazione, pertanto non sono emersi rapporti di causa-effetto tra il fare brutti sogni, la morte prematura e l'invecchiamento biologico accelerato. Ciò nonostante, l'associazione statistica è risultata significativa e andrà dunque indagata con studi più approfonditi. Se gli incubi possono avere un impatto così rilevante sulla salute – sono già stati associati alle malattie neurodegenerative -, attenuarli potrebbe avere conseguenze molto positive. Ci sono vari metodi per contrastarli, dal seguire specifiche terapie con uno specialista al ridurre o eliminare le fonti in grado di innescarli, come ad esempio i film dell'orrore o alimentazione scorretta. I dettagli della ricerca “Nightmares accelerate biological aging and predict premature mortality in humans” sono stati presentati durante il concorso dell'EAN.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views