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Gli alieni non ci fanno visita perché il Sistema solare non interessa loro, secondo uno studio

Due scienziati americani hanno formulato una nuova ipotesi sul perché gli alieni non si sono ancora fatti vedere nel Sistema solare. La “colpa” sarebbe del Sole.
A cura di Andrea Centini
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Secondo un nuovo studio gli alieni intelligenti non verrebbero a farci visita sulla Terra perché non riterrebbero il Sistema solare un posto vantaggioso da colonizzare. In parole molto semplici, il Sole, una nana gialla di dimensioni medio piccole di classe spettrale G2 V, non sarebbe attraente per una civiltà extraterrestre longeva e in rapida espansione a causa della durata limitata della sua esistenza (in termini squisitamente astronomici), a differenza di altre stelle che possono perdurare per decine di miliardi di anni. Questa teoria potrebbe spiegare anche il famoso Paradosso di Fermi, che implica l'inesistenza degli alieni poiché ancora non riusciamo a scoprirli.

A determinare che civiltà aliene avanzate non verrebbero a trovarci a causa del Sole sono stati i due scienziati Jacob Haqq-Misra e Thomas J. Fauchez, rispettivamente del Blue Marble Space Institute of Science di Seattle e della American University di Washington. I ricercatori sono giunti alle loro conclusioni dopo aver utilizzato una versione modificata della celebre equazione di Drake o formula di Green Bank, messa a punto dal compianto astronomo statunitense Frank Drake (scomparso il 2 settembre 2022) nel lontano 1961. Si tratta di una formula matematica che, sulla base di molteplici parametri, è in grado di stimare il numero di civiltà extraterrestri avanzate presenti nella Via Lattea, la nostra galassia. Un recente studio dell'Università di Nottingham pubblicato sull'autorevole rivista scientifica The Astrophysical Journal ha ad esempio stimato che ce ne sarebbero almeno 36.

Gli autori della nuova ricerca sono partiti dall'ipotesi formulata dai colleghi Hansen e Zuckerman, secondo la quale civiltà extraterrestri in rapida espansione nella nostra galassia tenderebbero a stabilirsi preferenzialmente in sistemi stellari con stelle di piccola massa, in particolar modo nane di tipo K o M, note per la loro longevità. Gli alieni eviterebbero accuratamente le stelle di massa grande, che hanno una vita molto più breve. La differenza nella durata degli astri può infatti fare una enorme differenza nel decidere di investire grandi risorse per passare da un sistema all'altro. In parole semplici, se si possiede la tecnologia per spostarsi, perché colonizzare un sistema con una stella che vive poco?

Grazie alla versione modificata dell'equazione di Drake, Haqq-Misra e J. Fauchez hanno calcolato che una civiltà aliena avanzata e in espansione impiegherebbe circa 2 miliardi di anni per occupare tutte le nane K ed M della Via Lattea, con una capacità di viaggio interstellare di 0,3 anni luce. “Un'espansione ancora più rapida potrebbe verificarsi entro 2 milioni di anni, con requisiti di viaggio di circa 10 anni luce per insediare tutti le nane M e di circa 50 anni luce per occupare tutte le nane K”, hanno scritto nello studio. L'ipotesi che gli alieni tenderebbero a occupare questo tipo di stelle potrebbe risolvere il famoso Paradosso di Fermi, originato dal fatto che le stime di numerose civiltà aliene nella Via Lattea si scontrano col fatto che non abbiamo mai trovato prove della loro esistenza. Ma il Paradosso di Fermi si basa sul presupposto che tutte le stelle possano andar bene per gli alieni, mentre qui si assume la preferenza delle stelle di piccola massa, l'obiettivo da privilegiare per cercare vita aliena, secondo gli autori dello studio.

Non possiamo sapere se un'ipotetica civiltà galattica si sposti per fabbisogno energetico, desiderio di conquista o perché magari è composta da organismi dei quali non riusciamo a comprendere la biologia, ma gli spostamenti tra un sistema e l'altro richiedono ingenti risorse e dunque non tutte le stelle sono considerate idonee a un simile investimento. I dettagli della ricerca “Galactic settlement of low-mass stars as a resolution to the Fermi paradox” sono stati pubblicati su arXiv.

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