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Francesco Barberini, una vita per gli uccelli: “Tutto è iniziato con Il popolo migratore”

Fanpage.it ha intervistato Francesco Barberini, giovanissimo divulgatore insignito del prestigioso titolo di Alfiere della Repubblica da Sergio Mattarella. I sogni e il racconto di una sconfinata passione per gli uccelli.
Intervista a Francesco Barberini
Alfiere della Repubblica, ornitologo, scrittore e divulgatore
A cura di Andrea Centini
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Nel panorama della divulgazione scientifica in Italia, il giovanissimo Francesco Barberini, classe 2007, ricopre un ruolo davvero speciale, promuovendo con competenza, garbo e smisurata passione l'affascinante mondo degli uccelli. Ha iniziato a scrivere libri su natura e ornitologia sin da bambino e, esattamente otto anni fa, il 12 marzo del 2018, è stato insignito del prestigioso titolo onorifico di Alfiere della Repubblica dal Capo dello Stato Sergio Mattarella. Proprio per i suoi meriti scientifici e divulgativi. Francesco, nonostante gli impegni scolastici, partecipa da anni a trasmissioni televisive – celebre lo scambio con Bruno Vespa sui pipistrelli – , conferenze e progetti di conservazione (anche all'estero); un percorso che lo ha trasformato in un punto di riferimento per appassionati di birdwatching, fotografia naturalistica e studiosi, che ne riconoscono la naturale capacità di raccontare gli uccelli e la loro evoluzione. E soprattutto, quella di infondere in chi lo ascolta un genuino interesse per un argomento considerato di nicchia. L'“aspirante ornitologo” è presente con successo anche sui social network, ma si distingue da molti altri profili che si occupano di animali per educazione ed eleganza: non ha bisogno di toni accesi, turpiloquio e battutacce per emergere e farsi notare. Non a caso, il suo faro è il compianto Piero Angela, il padre della divulgazione scientifica in Italia, che ha saputo rivoluzionare il modo di raccontare la Scienza e gli animali al grande pubblico. Francesco Barberini ha risposto alle domande di Fanpage.it mostrando la sua sconfinata passione per gli uccelli e una maturità fuori dal comune, all'alba della carriera universitaria che lo consacrerà definitivamente nel mondo dell'ornitologia.

La prima cosa che ti chiediamo è come e quando è sbocciata questa genuina passione per gli uccelli

La passione è nata quando ero veramente piccolo. Avevo 2-3 anni quando i miei genitori – che non hanno questa passione verso il mondo degli uccelli – mi hanno fatto vedere il film “Il popolo migratore” di Jacques Perrin, che è veramente molto, molto bello. Mi piaceva tanto e da piccolo ho continuato a vederlo un po' come fosse un cartone animato. Ho vissuto e vivo ancora a contatto con la natura, sto praticamente in campagna, ma è con questo film che è nato l'interesse per gli uccelli in particolare. Poi è arrivato il primo libro sugli uccelli. Ho cominciato a leggere presto: ero molto curioso e gradualmente questo interesse è cresciuto e l'ho coltivato. Attraverso i libri, i documentari e l'osservazione diretta degli uccelli. Ho fatto esperienze e diversi viaggi in giro per l'Italia, sempre mirati, per vedere dei luoghi specifici, particolari, interessanti. E anche per conoscere un sacco di personaggi davvero molto importanti per la divulgazione, per l'ornitologia in Italia.

E in breve tempo sei diventato un divulgatore anche tu. Com'è avvenuto questo passaggio da osservatore a divulgatore?

Ho scritto il mio primo libro che avevo 9 anni. Mi sono accorto che all'epoca (e in realtà ancora oggi) non c'erano tanti libri che potevano aiutare i più piccoli – e in realtà le persone di tutte le età – ad avvicinarsi al mondo degli uccelli, della natura. C'erano o libri troppo semplici oppure libri un po' troppo complessi per il grande pubblico. Io fin da piccolo ho avuto anche questa passione del raccontare, di parlare in pubblico, così ho cominciato a fare queste conferenze. Mi chiamavano e io raccontavo, una cosa che faccio tutt'ora. Mi concentro in particolar modo sull'evoluzione dei dinosauri perché gli uccelli sono dinosauri. Racconto questo viaggio, facendo cambiare il punto di vista. Tutto è cominciato così, dopo il primo libro è seguito il secondo e così via.

Da aspirante ornitologo presto inizierai il viaggio per diventare ornitologo vero e proprio. Hai già in mente il percorso universitario? Sogni di andare all'estero?

Sono alla fine del quinto liceo e poi andrò all'università, alla facoltà di Scienze Naturali qua in Italia. Farò la triennale e poi sinceramente non so che cosa verrà dopo. Perché chiaramente voglio specializzarmi in ornitologia, nello studio degli uccelli, ma anche nella divulgazione, quindi tutto questo ramo qui. Questo sarà più o meno il mio percorso. Vediamo anche cosa ne conseguirà da rapporti, legami, eccetera. Non ho mai sognato di andare a studiare all'estero o provato la voglia di andarmene, non perché non lo ami, ma perché a me piace dare il mio contributo qua in Italia. Ho comunque viaggiato all'estero per vari progetti.

Raccontaci

Nei miei ultimi importanti viaggi non sono andato così da solo o per vacanza, ma sono stati dei veri progetti, che poi mi hanno portato a produrre materiale divulgativo, ad esempio in Madagascar e in Ecuador. In Madagascar sono stato insieme alla fondazione Arca – che si occupa della ricerca e della conservazione degli animali – in un'area di studio dell'Università di Torino, dove si occupano di lemuri e altro. Io sono andato lì ad osservare soprattutto gli uccelli, chiaramente, ma anche ad aiutare le popolazioni locali e a osservare cosa fanno, perché è un Paese in estrema povertà, dove la natura è molto a rischio. Forse le foreste pluviali del Madagascar sono uno degli ecosistemi più a rischio di tutto il mondo. La conservazione della natura può essere anche un modo per uscire dallo stato di povertà per quelle popolazioni, che possono essere spinte a distruggerla per riuscire a sopravvivere in un ambiente inospitale. Si possono formare guide che proteggono l'ambiente, la foresta, e sono pagate per farlo. In questo modo si possono ottenere anche dei dati scientifici che poi aiutano a capire di più gli animali che vivono in quei posti. In Ecuador sono invece andato con una fondazione che si chiama Otonga. È di un padre missionario che fa la stessa cosa, cioè fa venire dei ricercatori in quelle foreste che compra per evitare che vengano tagliate.

Viaggiare sicuramente è una cosa meravigliosa e bellissima che amo fare. Ho tenuto anche delle conferenze nelle scuole in Finlandia. Sono stato in diversi posti, però a me piace dare il mio contributo qua in Italia. Questo è anche il mio intento: cercare di cambiare un po' le cose qui da noi, per dare una mano. Fare qualcosa attraverso la divulgazione per il Paese in cui sono nato e cresciuto. Anche perché qua ci sono un sacco di cose da fare per proteggere la natura. Non ci sono solo gli orsi polari in pericolo per il ghiaccio che si scioglie e la Foresta Amazzonica, si rischia di pensare solo quello. Ci sono ancora tante cose da studiare e da capire sulla natura e sulle specie che vivono qua.

C'è qualche desiderio in particolare che vorresti esaudire da ricercatore in ornitologia? Qualcosa di specifico che ti piacerebbe studiare?

C'è un campo dell'ornitologia e delle scienze naturali in generale che mi appassiona molto: quello della tassonomia, della classificazione. Quindi specie, sottospecie, eccetera. A me appassiona tanto. E poi per gli uccelli ci sono le migrazioni e anche il canto, che sono altre due cose che mi interessano particolarmente, più rispetto ad altri argomenti. Il mondo degli uccelli è vastissimo, me ne rendo conto anche quando provo a raccontarlo oppure mi chiedono di dare un contributo. Ci sono poi un sacco di argomenti che si possono affrontare e che non sono solo strettamente scientifici, come ad esempio il rapporto tra l'essere umano e gli uccelli, tutto il simbolismo che c'è stato degli uccelli nelle varie culture. Sono tantissimi argomenti da approfondire. Spesso mi chiedono come ho fatto a conciliare la scuola con lo studio. È una cosa che alla fine è venuta naturale, senza troppi problemi, perché io ho sempre studiato molto anche a scuola. Studiare mi piace. Non c'è solo l'osservazione diretta, ma anche tanto studio di libri che sono poi le fonti principali per collegare le materie – anche scolastiche – all'ornitologia. È sempre una cosa interessante. Ad esempio, conoscere come un gruppo di animali ha permeato una cultura, capire come noi oggi dovremmo cambiare il punto di vista con cui osserviamo la natura, il modo in cui la approcciamo, il nostro stile di vita e tutto ciò che ne consegue.

A proposito di impegni e incontri ufficiali, proprio recentemente sei stato a una conferenza della Lipu a Belluno, con il presidente Alessandro Polinori

Sì, è stato molto bello. Devo ringraziarli e fare loro i complimenti. Dopo il Covid ho notato una maggiore difficoltà nell'organizzare gli eventi dal vivo, perché secondo me anche le persone non escono più di casa quanto facevano prima. Non si deve pensare solamente a quei grandissimi eventi dove vanno tante persone; è molto importante fare la divulgazione anche a livello locale, nelle piccole comunità, fare incontri che possano stimolare un dibattito sul rapporto con la natura. Ci sono sempre domande scomode, ad esempio sulla gestione della fauna, tutti argomenti che interessano.

Durante questi incontri c'è stata una domanda particolare che ti ha sorpreso e fatto riflettere a fondo? Magari anche da parte di un bambino.

Ora sono cresciuto, ma quando ero più piccolo la differenza di età con i bambini era poca, pochissima. Spesso erano sorpresi proprio dalla mia età e alcuni mi chiedevano se andassi a scuola o che “lavoro” facessi. Ecco, una delle cose che ho sempre fatto e cerco di fare non è solo quella di raccontare la natura, la conservazione, ma proprio quella di far capire l'importanza di coltivare una passione. Alcuni ragazzi non sapevano proprio cosa fosse la vera passione. Certo, avevano interessi comuni come il calcio – che non critico – ma non una passione coltivata attraverso lo studio, che richiede un impegno. Non si può fare tutto, ci sono sicuramente dei sacrifici che bisogna fare, però alla fine dopo un po' di impegno qualche risultato si porta a casa. Soprattutto la felicità di fare ciò che piace. Questo secondo me è un messaggio che bisogna lanciare. Negli ultimi anni la situazione è peggiorata perché si seguono proprio i trend, la massa sui social. Si seguono gli interessi degli altri e non i propri.

La prossima domanda era proprio relativa a questo discorso: da giovane divulgatore, naturalmente i social ricoprono un ruolo significativo. Cosa ne pensi di questi strumenti?

Quando penso alla divulgazione mi viene in mente Piero Angela, che è un mio punto di riferimento. Ci conoscevamo e ci siamo visti diverse volte. Essendo molto giovane non l'ho visto tanto in televisione, ma ho guardato cosa aveva fatto in precedenza e mi sono reso conto della sua importanza. Lui faceva divulgazione in televisione ed è stata una delle prime persone. Anche all'epoca, magari, la televisione veniva considerata come uno strumento nuovo, quindi fare divulgazione in televisione era qualcosa di particolare. Oggi è la stessa cosa con i social. È importante farci divulgazione perché ormai sono strumenti che più o meno tutti usiamo – nel bene o nel male – e sono lo specchio della società. E allora bisogna portare anche qui le conoscenze. C'è sicuramente il problema delle fonti, dell'essere precisi.

Io ho cominciato quando ero più piccolo con dei video su YouTube, però non è la stessa cosa. Dal punto di vista dei ritmi ci sono ragazzi e ragazze che fanno divulgazione anche meglio di me; con il tempo che ho a disposizione cerco di fare il possibile. A me i social piacciono fino a un certo punto. Mi interessano e cerco di fare divulgazione nelle mie corde, cioè raccontare qualcosa di non troppo lungo ma dando informazioni precise, non semplificate, perché bisogna anche stimolare la curiosità. Se si semplifica troppo non si impara nulla di vero. Non si può pretendere di imparare qualche cosa solo da un video di un minuto e mezzo. Io comunque ho riscontrato tanti punti positivi, ho incontrato dei ragazzi che avevano visto i miei contenuti, si sono interessati all'ornitologia e hanno iniziato a studiarla da soli.

Sterpazzolina, una specie che sta molto a cuore a Francesco Barberini. Credit: Andrea Centini
Sterpazzolina, una specie che sta molto a cuore a Francesco Barberini. Credit: Andrea Centini

Tornando agli uccelli, c'è una specie che ti sta particolarmente a cuore? Quella che speravi tanto di vedere e quella che speri di incontrare al più presto.

Giusto ieri ho visto una specie che volevo vedere da tanto tempo: il cuculo dal ciuffo. È un animale difficile da vedere, tremendo, e poi è grande, non un piccolo passeriforme. Una specie che mi sta particolarmente a cuore in realtà è la sterpazzolina, perché torna tutti gli anni nello stesso cespuglio che ho davanti casa. È una cosa rituale. Ora però ancora non è arrivata. In realtà quando ero piccolo tutta la parte dei passeriformi in fondo ai libri non mi piaceva molto, perché erano molto complicati, “tutti uguali” e difficili da riconoscere. Però poi ho cambiato completamente idea e mi sono molto interessato ai passeriformi – come le silvie -, uccelli che la maggior parte delle persone non conosce e a volte addirittura disprezza. Spesso sono anche poco colorati, ma hanno dei canti meravigliosi. Magari stai tante ore a osservare e poi salta fuori un forapaglie, una cannaiola, che non sono semplici da osservare, ma la meraviglia e la sorpresa stanno anche in questo, no? E poi una specie che ancora non ho osservato e che mi piacerebbe tanto osservare è lo zigolo capinero, che invece è bello e coloratissimo. Quest'anno conto di vederlo nel Lazio.

Cuculo dal ciuffo. Francesco Barberini
Cuculo dal ciuffo. Francesco Barberini

Quante specie di uccelli hai avvistato in Italia?

Ne ho viste un po' più di 300 di specie. Ne ho osservate molte. Sono stato diverso tempo all'isola di Ventotene – ad esempio durante le vacanze di Pasqua e una settimana in ottobre – dove ho fatto proprio inanellamento. Lì ho imparato un sacco di cose ed è stato un po' anche una scuola all'inizio. Ero molto piccolo e non avevo molta esperienza con gli uccelli. Su quelle piccole isole si trova sempre qualcosa di raro. Il mese preferito è aprile. C'è sempre un po' di anticipo di migrazione, ma aprile è aprile.

Recentemente hai pubblicato un video molto interessante su una quaglia appena arrivata dalla migrazione – dunque esausta – che sfugge all'inseguimento di due gabbiani reali.

Sì, l'ho fatto quella mattina in modo un po' rudimentale, è stata tutta una sorpresa. Una di quelle osservazioni che ti capitano stando in natura. Mi ha sorpreso anche perché ha colpito tanto sui social. Non mi aspettavo che un video fatto così al volo, con la telecamera in mano senza stabilizzarla, potesse interessare così tanto.

Ti è mai capitato di vedere qualcosa anche di più "intenso" di questa scena?

Posso dire che la migrazione è forse una di quelle cose che più ti rimangono impresse. L'anno scorso esattamente un anno fa ero a Linosa, un'altra isola dove passa una migrazione molto intensa. Sono rimasto molto sorpreso nel vedere questi grandi gruppi di uccelli arrivare dal mare. Fissi il mare e a un certo punto arriva un gruppo di venti sgarze ciuffetto, tutte insieme, che arrivano e si posano sugli scogli. Sono scene davvero emozionanti. Poi vedi gli uccelli che si fermano sull'isola, mangiano i fichi d'India, il nettare dai fiori e poi partono per la migrazione. Una volta mi è successo di osservare un gruccione egiziano, un'altra specie che l'anno scorso è piaciuta molto sui social, perché è molto, molto rara in Italia. Era da solo, è rimasto un paio di giorni sull'isola e poi si è unito a un gruppo di gruccioni e se n'è andato. Una sensazione sublime, di forte emozione.

Sgarza ciuffetto. Credit: Andrea Centini
Sgarza ciuffetto. Credit: Andrea Centini

A proposito di emozioni, sei stato insignito del titolo di Alfiere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella. Come hai vissuto l'esperienza e come hai appreso la notizia?

È stato sicuramente un bell'evento, anche molto anche divertente perché c'erano due comici che intrattenevano. È stata una grande sorpresa e quell'evento mi ha cambiato letteralmente la vita. Fino a quel momento io avevo questa passione – avevo già scritto un libro – ma da quel momento in poi ho capito che non era solo un interesse o un gioco, ma una missione. Ho sentito una responsabilità, legata al fatto che ero diventato Alfiere della Repubblica. Un giorno mio papà ha ricevuto una chiamata da un numero sconosciuto ed era la Segreteria della Presidenza della Repubblica; lui all'inizio ha creduto a uno scherzo, ma ci hanno invitato, siamo andati lì e c'è stata la cerimonia con l'onorificenza. Ho dato il mio primo libro al presidente e poi è cominciato un rituale: ogni volta che scrivo un libro o pubblico qualcosa col mio nome, lo mando al Presidente della Repubblica. Mi ha anche risposto con delle lettere, scritte a mano da lui. Diciamo che ci conosciamo e questa è una cosa bellissima.

Ti è mai capitato di riparlare con Bruno Vespa dopo la “disavventura” con la domanda sui pipistrelli?

Non ci siamo più parlati da quella volta, non c'è stata occasione. Io ho semplicemente fatto notare questa cosa (che i pipistrelli non sono uccelli NDR) ma non mi sono proprio soffermato, sono uscito dalla sala televisiva e non ci ho proprio più pensato. Non ne ho parlato nemmeno con i miei genitori che non avevano visto la diretta. Il giorno dopo siamo stati bombardati da notizie, da meme. Che poi è successo nel 2019 ma è stato riproposto anche su TikTok recentemente.

Un'ultima domanda. In Italia ci sono diverse specie cacciabili che purtroppo non si trovano in un buono stato di conservazione, come l'allodola e le altre dell'elenco della Lipu. Cosa può fare la divulgazione scientifica per arginare problemi come questo, in un'epoca in cui c'è così tanta diffidenza verso la Scienza?

La divulgazione, secondo me, deve appunto riavvicinare la Scienza alle persone. Quello che hai detto è vero, c'è proprio questa svalutazione della Scienza. Non si considera più l'importanza degli studi scientifici. A rovinare la situazione anche i dibattiti in cui le due parti sono, diciamo, uno a uno. Ma la Scienza non funziona così. Ci sono degli studi e dei modi per interpretare gli studi. Ma i dati che si ottengono sono quelli, e non c'è da discutere. Poi su come interpretarli, sulle decisioni da prendere, va bene. Oggi noi siamo andati oltre la fase delle fake news. C'è totale diffidenza verso il mondo scientifico e secondo me la divulgazione deve far capire che la Scienza è fatta da persone che studiano per proteggere la natura, per capire come funziona. È un lavoro molto delicato che purtroppo non siamo in tantissimi a fare. Io cerco di dare una mano. L'obiettivo è quello di stimolare un po' di consapevolezza nelle persone, che le proprie azioni fanno la differenza e che in certe situazioni bisogna cambiare.

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