Fino a quale età cresceva il T. rex: studio stravolge le stime (e non tutti i fossili sono di tirannosauro)

Il tirannosauro (Tyrannosaurus rex) è probabilmente il dinosauro più iconico e conosciuto; non a caso è anche uno dei protagonisti assoluti della saga Jurassic Park – World (pur avendo vissuto alla fine del Cretaceo e non nel Giurassico). Questo teropode, ovvero appartenente a uno specifico gruppo di carnivori bipedi, poteva superare i 13 metri di lunghezza per oltre 8 tonnellate di peso: un vero e proprio colosso che terrorizzava le prede della sua epoca, tra i 69 e i 66 milioni di anni fa, fino a quando l’asteroide dell’evento di Chicxulub non spazzò via la specie assieme agli altri dinosauri non aviani (oltre al 75 percento della fauna del Cretaceo).
Fino ad oggi si riteneva che i giovani tirannosauri crescessero rapidamente, raggiungendo le dimensioni massime attorno ai 25 anni di età. Tuttavia, un nuovo e affascinante studio — uno dei più approfonditi sul T. rex (non T-rex) — ha evidenziato che questi possenti rettili preistorici mostravano una crescita lenta che arrivava fino ai 40 anni. È stata fatta anche un’altra scoperta significativa. L’analisi “scheletocronologica” mostra infatti che due famosissimi esemplari coinvolti nello studio potrebbero non appartenere alla stessa specie, a causa di una curva di crescita rilevata nelle ossa diversa da tutti gli altri esemplari indagati. Non a caso, nello studio i ricercatori parlano di “complesso di specie di Tyrannosaurus rex”, alla luce del fatto che da tempo una parte degli studiosi sostiene che alcuni esemplari giovani e adulti recuperati dai siti paleontologici possano in realtà appartenere a specie diverse.

A determinare che il tirannosauro poteva continuare a crescere in dimensioni fino a 40 anni, prima di raggiungere la taglia “adulta”, è stato un team di ricerca statunitense composto dalla professoressa Holly N. Woodward dell’Università Statale dell’Oklahoma e dai colleghi Nathan P. Myhrvold e John R. Horner, rispettivamente di Intellectual Ventures e del College di Scienze e Tecnologia “Schmid” dell’Università Chapman. I ricercatori sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto un’approfondita analisi istologica su sezioni trasversali delle diafisi di femori e tibie di 17 esemplari descritti come T. rex, sia adulti che giovani. È stata impiegata anche un’innovativa tecnica basata sulla luce polarizzata incrociata per analizzare gli anelli di crescita sulle ossa fossilizzate, che — analogamente a quelli degli alberi — possono indicare l’età di un dinosauro. È interessante notare che questi anelli possono raccontare solo gli ultimi 10–20 anni di vita dell’animale; pertanto è stato necessario elaborare i dati di tutti gli esemplari con vari metodi statistici per ottenere una curva completa dalla gioventù all’età adulta.
Come indicato, i 13 metri per oltre 8 tonnellate di peso non venivano raggiunti a 25 anni, come si riteneva in precedenza, ma a 40, attraverso un processo lento e progressivo. “Una fase di crescita di quattro decenni potrebbe aver permesso ai tirannosauri più giovani di ricoprire una varietà di ruoli ecologici all’interno dei loro ambienti”, ha affermato in un comunicato stampa il coautore dello studio Jack Horner. “Questo potrebbe essere uno dei fattori che ha permesso loro di dominare la fine del Cretaceo come carnivori al vertice.”
I paleontologi hanno fatto anche un’altra scoperta significativa. Le ossa dei due noti esemplari di T. rex chiamati “Jane” e “Petey” mostrano una curva di crescita statisticamente incompatibile con le altre; pertanto i ricercatori ritengono che probabilmente ci troviamo di fronte a una specie diversa. Al momento si tratta solo di una teoria che andrà confermata da ulteriori indagini, ma che alimenta il duraturo dibattito sull’effettivo numero di specie associate a Tyrannosaurus rex, tra le quali il famoso “Nanotyrannus”.
Le tecniche impiegate in questo studio potrebbero essere applicate anche ad altri gruppi di dinosauri per ottenere nuove informazioni preziose sull’accrescimento e lo sviluppo. Un recente studio dello University College di Londra ha svelato da dove arriva il T. rex, mentre un altro ha calcolato quanti esemplari sono vissuti sulla Terra (tantissimi). Un'altra ricerca ha anche determinato perché il tirannosauro aveva le braccia corte. I dettagli della nuova ricerca “Prolonged growth and extended subadult development in the Tyrannosaurus rex species complex revealed by expanded histological sampling and statistical modeling” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PeerJ.