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ESA Space Rider, in Sardegna i test della mini-navetta europea che torna dallo spazio

Space Rider, il primo veicolo riutilizzabile dell’Agenzia spaziale europea (ESA), effettuerà i test di atterraggio nel poligono di Salto di Quirra, in Sardegna, in vista delle future missioni orbitali.
A cura di Valeria Aiello
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Space Rider, la mini–navetta europea che sarà sottoposta in Sardegna ai test di atterraggio in vista delle future missioni spaziali. Credit: rendering ESA
Space Rider, la mini–navetta europea che sarà sottoposta in Sardegna ai test di atterraggio in vista delle future missioni spaziali. Credit: rendering ESA

Space Rider è pronto per i test di atterraggio in Sardegna. Nel poligono di Salto di Quirra, nella provincia dell’Ogliastra, il primo veicolo riutilizzabile dell’Agenzia spaziale europea (ESA) sarà sottoposto alle prove necessarie per verificare la procedura che permetterà alla mini-navetta di tornare in sicurezza sulla Terra, in vista delle future missioni orbitali. Per simulare la fase finale della discesa, Space Rider verrà trasportato da un elicottero fino a circa 3 chilometri di altitudine e poi sganciato sopra l’area dei test, così da raccogliere dati sul comportamento del sistema durante l’avvicinamento al suolo e nelle ultime fasi dell’atterraggio.

L’ESA prevede di condurre diverse prove nel corso dell’anno per validare le tecnologie e le procedure sviluppate per la fase conclusiva del volo.

La campagna si concentrerà infatti solo sull’ultima parte della discesa e non riprodurrà il rientro completo dall’orbita terrestre, uno degli aspetti più complessi dell’intero progetto. In preparazione di quella fase, nelle ultime settimane l’ESA ha anche completato i test del sistema di protezione termica nella galleria del vento al plasma del Centro Italiano Ricerche Aerospaziali (CIRA) di Capua. Durante le prove, i materiali della mini-navetta sono stati esposti a temperature di circa 1.600 gradi Celsius e a flussi di gas sparati a velocità superiori a 10 volte quella del suono, per verificare la capacità del veicolo di resistere alle condizioni estreme del rientro atmosferico.

I test che preparano Space Rider alle missioni orbitali

Quelli previsti in Sardegna rappresentano solo una parte del lungo percorso di verifiche che l’ESA sta completando prima del debutto operativo di Space Rider, attualmente previsto nel primo trimestre del 2028. Negli ultimi mesi la mini-navetta europea ha infatti superato diversi test strutturali e funzionali considerati essenziali per la certificazione al volo, compresi quelli sull’avionica e sui sistemi di rientro.

Nel poligono di Salto di Quirra l’ESA ha già condotto una serie di prove dedicate alla discesa controllata del veicolo, basata su un sistema di paracadute progettato per guidare la mini-navetta fino al suolo. Durante i test, un modello sperimentale sganciato da un elicottero è riuscito a raggiungere autonomamente il punto di atterraggio affidandosi esclusivamente ai sensori e ai sistemi di controllo automatico, senza alcun supporto da terra. La campagna ha inoltre permesso di verificare la capacità del sistema di effettuare atterraggi di precisione con uno scarto di circa 150 metri dal punto previsto, un risultato considerato particolarmente ambizioso per un veicolo di questo tipo.

I prossimi test in Sardegna serviranno invece a riprodurre le ultime fasi dell’avvicinamento dalla traiettoria orbitale fino all’atterraggio, utilizzando una replica a grandezza naturale del modulo di rientro lunga circa 4,6 metri. Il controllo della fase finale del volo sarà affidato a un parapendio lungo 27 metri gestito interamente dai sistemi automatici di bordo. “I team non vedono l’ora di mettere alla prova questo modello e di vederlo volare e planareha dichiarato Aldo Scaccia, responsabile del segmento spaziale di Space Rider per l’ESA.

Una volta che Space Rider sarà pronto per la sua prima missione, verrà lanciato dal razzo europeo Vega-C e rimarrà in orbita bassa per circa due mesi, trasportando esperimenti e dimostratori tecnologici nella sua stiva di carico. Il laboratorio robotico senza equipaggio è progettato per riportare sulla Terra il materiale delle missioni e atterrare autonomamente su pista, così da poter essere recuperato, preparato per un nuovo volo e riutilizzato in missioni successive.

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