Covid 19
7 Gennaio 2022
16:52

Covid riduce le prestazioni dei calciatori di Serie A per mesi: lo dimostra uno studio

L’infezione da coronavirus SARS-CoV-2 influenza negativamente le prestazioni dei calciatori di Serie A per mesi. Statistiche inferiori nel rientro post Covid.
A cura di Andrea Centini
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Alla data odierna, venerdì 7 gennaio 2021, ci sono circa un'ottantina di calciatori di Serie A positivi al coronavirus SARS-CoV-2, con alcune squadre letteralmente falcidiate dai focolai (come Verona, Udinese e Salernitana). A causa delle continue infezioni alcune partite dell'ultimo turno di campionato sono state rinviate e la Lega ha varato un nuovo protocollo per permettere di disputare i prossimi match. Del resto in un momento di estrema circolazione virale a causa della variante Omicron (B.1.1.529) anche le squadre di calcio sono pesantemente coinvolte, con tutte le conseguenze del caso. Ma sui giocatori positivi, giovani, forti e in perfetta salute che normalmente sperimentano una COVID-19 leggera, pende una spada di Damocle da non sottovalutare: secondo uno studio, infatti, i postumi dell'infezione si fanno comunque sentire, manifestandosi con un calo di prestazioni sul campo per diversi mesi.

A dimostrare che le capacità dei calciatori risentono dell'infezione da coronavirus SARS-CoV-2 è stato un team di ricerca internazionale composto da due scienziati tedeschi del Dusseldorf Institute for Competition Economics (DICE) dell'Università Heinrich Heine e da uno studioso del Dipartimento di Economia dell'Università di Reading. I tre ricercatori, i dottori Kai Fischer, J. James Reade e W. Benedikt Schmal, tutti esperti economisti, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver scoperto l'identità di oltre il 90 percento dei giocatori risultati positivi nella scorsa stagione di Seria A italiana e Bundesliga tedesca (non sempre le società indicano i nomi dei tesserati contagiati) e aver incrociato i dati delle loro prestazioni, prima del contagio e dopo il ritorno sul campo. Gli scienziati si sono avvalsi di un approfondito database (chiamato Opta) che contiene informazioni dettagliate sui calciatori, come minuti giocati, tempo di corsa durante i 90 minuti, percentuale dei passaggi completati con successo e così via.

Ebbene, incrociando tutti i dati e utilizzando un metodo matematico chiamato “difference-in-differences” gli scienziati hanno osservato conseguenze negative sulle prestazioni a breve e a lungo termine a causa dell'infezione. Rispetto alle prestazioni antecedenti al contagio, dopo il rientro sul campo è stato rilevato un calo di alcuni punti percentuali su diverse statistiche; i minuti di gioco, ad esempio, si sono ridotti del 9 percento, mentre i passaggi completati sono calati del 6 percento. A 6 mesi dal superamento dell'infezione le prestazioni erano ancora influenzate, risultando mediamente più basse del 5 percento rispetto al periodo pre-infezione. Solo dopo molti mesi i calciatori hanno recuperato pienamente i propri punteggi. Il dato interessante è che simili risultati sono stati ottenuti attraverso un'indagine alternativa messa a punto dall'Economist, che ha analizzato un altro database sviluppato dalla società Twenty First Group. Nell'analisi dell'Economist, tuttavia, i giocatori hanno recuperato più rapidamente le proprie prestazioni originali.

Secondo i ricercatori dell'Università Heinrich Heine e dell'Università di Reading il dato più significativo di questa ricerca risiede nel fatto che il calo prestazionale osservato nei giocatori può riguardare qualunque categoria di lavoratori, ma con un impatto ancor più significativo, tenendo presente lo stato di salute di base dei giocatori e l'assistenza medica di livello mondiale sulla quale possono contare. “Riteniamo che i nostri risultati potrebbero avere importanti implicazioni per i mercati del lavoro e la salute pubblica in generale. I Paesi e le aziende con più infezioni potrebbero dover affrontare svantaggi economici che superano lo shock pandemico temporaneo a causa di riduzioni potenzialmente durature della produttività”, hanno dichiarato il dottor Fischer e i colleghi nell'abstract dello studio. I dettagli della ricerca “The long shadow of an infection: COVID-19 and performance at work” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Econstor.

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