Cos’è l’Ayahuasca, la bevanda dall’Amazzonia con effetti allucinogeni

L'Ayahuasca è una bevanda allucinogena originaria del Sud America. Come si intuisce dal nome – letteralmente significa "liana degli spiriti" o "liana dei morti" – questo decotto ha una storia molto antica che si intreccia con la religione e la spiritualità: da tempi lontanissimi viene infatti assunta nello sciamanismo amazzonico durante i riti spirituali o per le sue presunte proprietà terapeutiche.
Le piante da cui viene ottenuta, le liane di Ayahuasca e la foglia di Chakruna, contengono infatti alcune sostanze dai noti effetti allucinogeni: nelle foglie di Chakruna c'è la dimetiltriptamina (DMT), una sostanza psicotropa che procura effetti simili all’LSD, mentre gli alcaloidi armalinici presenti nelle liane di Ayahuasca danno un effetto simile a quello prodotto dall'abuso di alcol.
Tuttavia, la sua assunzione – soprattutto se combinata ad altri alimenti – può determinare reazioni avverse, a volte perfino letali.
Negli ultimi anni la sostanza è tornata al centro dell’attenzione anche per casi di cronaca e per racconti personali: ospite del programma Belve, l’attrice Giulia Michelini ha raccontato di averla provata più volte, descrivendo un’esperienza intensa, tra “visioni” e una forte componente emotiva, con episodi di pianto prolungato.
Storia e origini dell’Ayahuasca
Le origini dell'Ayahuasca sono antichissime e si perdono nel tempo: si tratta infatti di un infuso che gli sciamani di alcune tribù amazzoniche realizzano a partire da una miscela ottenuta da alcune piante dotate naturalmente di proprietà psicotrope.
Gli ingredienti di questo decotto naturale prevedono parti di liane polverizzate della pianta Ayahuasca (Banisteriopsis caapi) e foglie essiccate di Chacruna (Psychotria viridis). Il mix di queste sostanze crea effetti psichedelici molto potenti e alcuni ipotizzano che possa avere anche proprietà curative per diversi disturbi mentali.
Nonostante le sue origini lontane, questa bevanda è ormai conosciuta anche in Occidente, dove è arrivata insieme al culto del Santo Daime, religione nata in Amazzonia negli anni '30 e poi diffusasi oltre i confini del Sud America. Anche in Italia esiste un gruppo di persone che ha aderito a questo culto: a fine di novembre 2023 sono stati proprio loro a impugnare la scelta del Ministero della Salute di inserire l'Ayahuasca nell'elenco delle sostanze stupefacenti e psicotrope.
Gli effetti sulla mente della bevanda
I potenti effetti che provoca l'assunzione dell'Ayahuasca dipendono dal mix di sostanze naturali che la costituiscono: il principio contenuto nelle foglie di Chakruna, la dimetiltriptamina, anche chiamata DMT, è infatti un potente psicoattivo, ma assunto da solo non darebbe effetti in quanto il nostro fegato è in grado di metabolizzarlo. Ecco perché queste foglie vengono combinati con le liane di Banisteriopsis caapi, che contiene alcaloidi come l’armalina e l’armina, che funzionano come inibitori delle monoamino ossidasi (MAO).
Si tratta di enzimi che metabolizzano molte sostanze prodotte naturalmente dal nostro corpo, tra cui anche neurotrasmettitori come la serotonina, l'adrenalina, la melatonina e la dopamina. Bloccando la degradazione di questi neurotrasmettitori, l'armalina e l'armina determinano un loro aumento nel sistema nervoso centrale, rendendo ancora più potenti gli effetti psicotropi della DMT. È in sostanza lo stesso meccanismo utilizzato da diversi farmaci antidepressivi e ansiolitici.
Attraverso questi meccanismi, l'Ayahuasca è in grado di portare a uno stato di allucinazione ed euforia, provocando nelle persone che l'assumono una sorta di esperienza visionaria, molto profonda e introspettiva. Questa sorta di viaggio mistico – che giura di fare chi ha assunto questa sostanza – è però molto intenso, tanto che anche nelle popolazioni amazzoniche chi la assume lo fa sotto la guida esperta degli sciamani o curadores.
Cosa dice la scienza sui possibili effetti terapeutici
Il tema dei potenziali benefici dell’Ayahuasca resta complesso e ancora oggetto di studio. Negli ultimi anni, tuttavia, l’interesse della ricerca clinica è cresciuto, soprattutto nell’ambito della salute mentale.
Le evidenze più recenti si concentrano sul principale composto psicoattivo della bevanda, la dimetiltriptamina. Una ricerca pubblicata su Nature Medicine ha osservato che una singola somministrazione può ridurre rapidamente i sintomi della depressione in persone con disturbo depressivo maggiore, con effetti che, in alcuni casi, si sono mantenuti per diversi mesi.
Parallelamente, altri studi hanno esplorato possibili applicazioni nel trattamento delle dipendenze, rilevando una riduzione del consumo di alcol e tabacco dopo l’assunzione di Ayahuasca, come riportato in una ricerca pubblicata su Frontiers in Psychiatry.
Nel complesso, si tratta di risultati che stanno alimentando il rinnovato slancio della ricerca sugli psichedelici, ma che restano limitati a contesti sperimentali e a campioni ancora contenuti.
L’uso dell’Ayahuasca in Amazzonia e com’è regolata nel mondo
Oggi, l'Ayahuasca continua a essere usata da diverse popolazioni dell'Amazzonia soprattutto a scopi terapeutici e religiosi: il suo uso è piuttosto diffuso in Perù, Brasile (dove è diventata legale nel 1986), Bolivia, Venezuela e Colombia. Tuttavia, con la diffusione oltreoceano del culto del Santo Daime questa sostanza è arrivata anche in Occidente, sebbene resti la complessa e dibattuta questione della sua legalità.
In Europa, la Francia è uno dei Paesi ad averla esplicitamente vietata, estendendo il divieto anche a tutti i suoi componenti, diversamente da ciò che accade in Spagna, dove è stato dichiarato illegale solo il principio della DMT, ma non la bevanda. In Italia quella su l'Ayahuasca è una vicenda piuttosto recente: la bevanda, le piante che la compongono (ma anche l'armina e l'armilina) sono state classificate come sostanze stupefacenti (quindi illegali) nel 2022, una decisione che ha scatenato diverse critiche e opposizione da parte degli aderenti del culto del Santo Daime.